lunedì 25 novembre 2013

L'OCCHIO DELLA SCIAMANA, I VEGGENTI DEL RINASCIMENTO E IL IL LABIRINTO OCCULTO

Tutto comincia con l'occhio.
Inutile negarlo: l'occhio svolge un ruolo critico nella comunicazione non verbale. 
Iridi che mandano lampi, che sono torbide come la notte, che fanno innamorare o incutono soggezione.

Il concetto era chiaro anche cinquemila anni fa, come testimonia il ritrovamento della prima protesi oculare mai confezionata, passata alla cronaca come "l'occhio della sciamana". Ritrovato in uno scavo in Iran, l'oggetto apparteneva probabilmente a una sacerdotessa, che indossava l'occhio finto utilizzando una benda, come fosse una specie di piratessa. Lo scheletro della sciamana ha mostrato caratteristiche eccezionali: la donna doveva essere alta oltre un metro ottanta, con il mento sporgente e la pelle bruna. Insomma, all'aspetto androgino, si aggiungeva la protesi inserita nell'orbita oculare vuota (come la sciamana fosse rimasta orba, questo non ci è dato sapere).
Una ricostruzione del
presunto volto della sciamana
La protesi era costituita da una pasta leggera, tipo bitume, rivestita da una sottile lamina d'oro.
Immaginiamoci, dunque, questa sacerdotessa, alta una spanna più delle donne e degli uomini della sua epoca, che incede altera, con l'occhio d'oro che rimanda bagliori. Al suo passaggio doveva calare un silenzio assoluto, colmo di attesa.

Il ritrovamento della sciamana, come sapranno i culturi di scienze e antropologia, non è cosa recente. Risale al 2007, più o meno.
Quando ho cominciato a scrivere IL LABIRINTO OCCULTO, ho pensato di introdurre un elemento sovrannaturale all'interno del plot narrativo. 
Nei miei precedenti romanzi non ho mai voluto inserire alcun dato che non fosse scientificamente o storicamente spiegabile.
Ma i secoli XV e XVI, come è noto, pullulavano di veggenti. Per Carlo VII, il re Vittorioso, fu Giovanna d'Arco, la pastorella che lo spronò a ingaggiare la guerra contro gli inglesi per difendere le coste normmanne. 
Per la regina  Caterina de'Medici, l'italiana finita sul trono di Francia, il veggente di riferimento fu Nostradamus, il quale predisse la morte del re Enrico II in un torneo cavalleresco e il successivo declino della dinastia Valois (per approfondire, potete cliccare qui).
Ne IL LABIRINTO OCCULTO avevo, tra i personaggi di spicco, una regina: Anna di Bretagna. E anche un castello, quello di Blois, dove fu consacrata proprio Giovanna d'Arco. Come resistere alla tentazione di creare una veggente, una creatura capace di leggere tra le pieghe del destino?
Impossibile resistere. Ed ecco che, al momento di delineare il personaggio di Marie (la veggente, appunto), è emersa dal sedimento delle mie letture proprio la sciamana dall'occhio d'oro.
La sciamana si è, dunque, mescolata all'impasto che ha prodotto la figura di Marie.
Ne è scaturito un personaggio androgino, carico di un'ambiguità sofferta, quasi incapace di gestire il peso del proprio dono.
E gli occhi di Marie, a loro modo, mandano bagliori simili alla protesi oculare della antica sacerdotessa.  

Ecco un brano dal romanzo:

Lei si sollevò, rimanendo in silenzio per qualche istante.
La luce del crepuscolo era penetrata nella tenda e l’ombra di Marie si allungava alle loro spalle.
«Io vigilerò affinché si compia il tuo destino, mio signore» ora la voce della donna era diventata sottile, quasi infantile. «In cambio voglio solo una cosa… Tienimi con te. Al tuo servizio. Per sempre.»

lunedì 18 novembre 2013

[Intervista] - Il fascino delle civiltà precolombiane nel romanzo "Oro, sole e sangue" di Matteo Bruno

Matteo Bruno, compagno di cordata alla Leone editore, è un giovane e promettente scrittore con una grande passione per la Storia. Vive a Perugia, città d'arte tra le più belle della nostra penisola.
Il suo ultimo romanzo "Oro, sole e sangue" racconta l'epica conquista del Nuovo Mondo da parte degli spagnoli: una colonizzazioione che ha comportato un immenso spargimento di sangue e il tramonto delle splendide civiltà precolombiane.
Matteo ha accettato di rispondere ad alcune domande per i lettori del blog.

Matteo Bruno, scrittore con la passione della storia. Ti va di presentarti brevemente agli amici de "La vibrazione nera"?

Sono nato a Perugia sotto il segno del Leone 33 anni fa, città nella quale vivo tuttora. Dopo la laurea in Scienze Politiche ho collaborato per alcuni anni con l’Università e attualmente insegno in corsi specialistici dedicati alla conoscenza dell’Unione Europea. Oltre all’attività di scrittura – la mia vera passione – faccio però anche parecchie altre cose, tra le quali ne citerò una soltanto: al momento partecipo alla produzione di un documentario sulle ferrovie umbre, in particolare sulla dismessa e spettacolare Spoleto – Norcia. Quanto al mio amore per la storia, non posso negarlo; è una “malattia” che affligge tutta la famiglia.

Il tuo romanzo d'esordio "Le ali del falco" racconta le vicende del cavaliere Manuel D'Antognolla. La vicenda, ambientata nel medioevo, si snoda in parte nel territorio umbro e in parte in terre straniere. Come è nata l'idea di scrivere questa storia e come sei arrivato alla pubblicazione?

“Le ali del Falco” è nato essenzialmente dal desiderio di scrivere una storia tutta mia dopo aver letto svariati romanzi di autori famosi. Ricordo che lo scrissi di getto, in poco più di due mesi (parliamo di un tomo piuttosto poderoso), proprio perché avevo una gran fretta di arrivare in fondo ed iniziare a farlo leggere ad amici fidati. Si tratta del classico romanzo storico, che intreccia un protagonista di fantasia ad altri reali, con molta azione e ben due grandi battaglie. L’idea di legare la storia locale a quella internazionale, ossia la Guerra dei Cent’Anni tra Francia e Inghilterra, è stata ben ponderata, tanto che ho scelto il periodo nel quale ambientarlo proprio a causa dei molti spunti disponibili sui due fronti; in pratica, ho voluto scrivere una storia che potesse essere spendibile sia sul territorio che al di fuori, e devo dire che il mio primo scritto mi ha dato molta soddisfazione. Come sono arrivato alla pubblicazione? Piuttosto semplicemente, direi. Come fanno gran parte degli esordienti, ho mandato il manoscritto ad alcune case editrici (non molte, per la verità), e ho accettato la prima proposta che mi è stata fatta. 

Il romanzo "Oro, sole e sangue", fresco di stampa per i tipi della Leone, è incentrato sulla figura di Giovanni Giustiniani, figlio illegittimo e omicida, che fugge nel Nuovo Mondo per scampare alla legge. Un racconto epico che annovera tra i suoi protagonisti anche Hernan Cortés e nel quale si racconta di come, con efferatezza e grande spandimento di sangue, venne conquistata la civiltà azteca. Come si è svolto il lavoro di documentazione e quanto tempo ti ha impegnato?

Per rispondere a questa domanda devo fare una premessa: pur non essendo un esperto dell’America Latina, sono sempre stato affascinato dalla spedizione di Cortés e da come pochi uomini siano riusciti a far collassare un impero. Furono favoriti in realtà di una serie di circostanze incredibili tanto che, dopo aver scritto “Le ali del Falco” ed essermi messo alla ricerca di un evento storico di prima grandezza che potesse far da cornice ad un’altra avventura, il pensiero mi è andato subito alla spedizione di Cortés. Come detto però non ero affatto un esperto della materia, né della cultura dei popoli precolombiani, tanto che inizialmente mi sono trovato di fronte a grosse difficoltà, tali quasi da farmi rinunciare al progetto. A poco a poco però mi sono documentato, acquistando libri dedicati all’argomento e facendo ricerche in rete. Insomma, dar luce ad “Oro, Sole e Sangue” ha richiesto un lavoro di documentazione molto più accurato rispetto al mio precedente romanzo (non perché il primo non fosse accurato, ma semplicemente perché padroneggiavo meglio la materia!), e anche una quantità di mesi molto maggiore. Certo ho dovuto fare piccoli aggiustamenti in grado di rendere il racconto più fluido, sfoltendo, ad esempio, le scene troppo ripetitive e semplificando alcuni aspetti. Se alla fine il tutto è riuscito, lo giudicheranno i lettori. 

Quali sono  i tuoi riferimenti letterari e quanto hanno pesato nel plasmare il tuo stile?

ritratto di Cortés, uno dei personaggi
del romanzo "Oro, Sole e Sangue"
Direi che hanno pesato parecchio. I miei riferimenti letterari sono molteplici, ma mi limiterò a citare i due più importanti, un italiano e uno straniero: Valerio Massimo Manfredi tra i primi e Bernard Cornwell tra i secondi. In particolare quest’ultimo, con le sue saghe medioevali di Excalibur e del Santo Graal, mi ha ispirato nella scrittura del mio primo romanzo. Beninteso, mi piacciono molto anche altri scrittori di genere, ma non posso citarli tutti!

Finora la tua produzione letteraria si è rivolta principalmente al romanzo storico. Hai mai pensato di cimentarti con un altro genere letterario?

A dire il vero, no. I miei sono romanzi storici d’avventura e forse un giorno scriverò un romanzo d’avventura ambientato ai nostri giorni anziché nel passato, ma per il momento non è in calendario. Quanto a cambiare completamente genere, per ora non ci penso, un giorno, chissà…

Raccontaci il tuo laboratorio creativo. Cosa bolle in pentola?

Diciamo che sto vivendo la fase di standby tra un’opera e l’altra. Infatti ho recentemente terminato  un nuovo manoscritto e sono in attesa di valutazione da parte della Casa Editrice; per scaramanzia non dirò di cosa parla, ma accennerò solo al fatto che è ambientato nell’Italia centrale di molti, molti, secoli fa… Spero di poter presto aggiornare i lettori de “La vibrazione nera” anche a questo proposito. Ovviamente sto già raccogliendo le idee per il successivo, ma su questo vige il riserbo più assoluto!

Grazie a Matteo e, per chi voglia sapere di più sul suo romanzo, questo è il link della pagina facebook dedicata al libro. 

mercoledì 13 novembre 2013

[Recensione]- Agatha Raisin e la giardiniera invasata

Terzo episodio per la saga della ultracinquantenne Agatha Raisin, ex incallita PR ormai in pensione in una quieta e sonnolenta (in apparenza) cittadina dei Costwolds.
La protagonista, frutto della fervida fantasia della scrittrice inglese MC Beaton, nel romanzo "Agatha Raisin e la giardiniera invasata" si trova alle prese con una grossa grana. 
Appena tornata da una vacanza, la ruvida Agatha scopre che nel paesino è giunta una nuova inquilina: Mery Fortune. Omen Nomen, come dicevano gli antichi: Mery sembra possedere tutte le fortune. Ricca, intelligente, sexy e con la battuta pronta, Mery non ci mette molto ad accattivarsi le simpatie dei maschi del quartierino, compreso James Lacey, il colonnello in pesione da sempre spasimato da Agatha. 
La nostra eroina, manco a dirlo, si mette subito in competizione con la seduttiva straniera. Ma la guerriglia tra le due si svolge secondo le "non regole" di Agatha: visto che James pare sensibile alle abilità di giardiniera manifestate da Mery, la Raisin si organizza per mettere su un giardino rigoglioso, ma senza sporcarsi neanche un po' le unghie di terra. Complotta con un suo ex dipendente, Roy Silver, affinché le procuri le più belle piante in circolazione per spacciarle come sue creature.
Lady Head Vases dal blog "First Come Flowers"
Lo stratagemma di Agatha servirà a poco. La sua rivale, Mery Fortune, viene trovata morta ammazzata, con le gambe sospese in aria e la testa conficcata in un vaso.
Insomma, la giardiniera invasata a cui si fa riferimento nel titolo.
L'attitudine investigativa di Agatha si scatena. Trascinandosi dietro James Lacey, Agatha comincia a ficcare il naso dappertutto pur di stanare il perfido assassino.
Ovviamente emergeranno scomode verità sepolte e ovviamente Agatha rischierà di rimetterci la pellaccia. 
Trama gialla pressoché inconsistente, ma libro reso irresistibile dalla verve umoristica di Agatha e dal susseguirsi di spassosissime gag. 

sabato 9 novembre 2013

[Segnalazione]- Halloween all'italiana, finalmente l'ebook



E' terminato Halloween, ma la festa continua. E' da poco uscito, per gli appassionati del genere horror e fantastico, l'ebook "Halloween all'italiana". Il volume raccoglie i racconti selezionati nell'omonimo concorso, lanciato qualche settimana fa dal sito Letteratura Horror.

Copio e incollo dal web:

Acquista a 3,99€ l'ebook “Halloween all'Italiana” edito da CIESSE Edizioni e fai beneficenza alla Biblioteca Nazionale Ciechi ”Regina Margherita Onlus”. All'interno dell'ebook i migliori racconti del contest di Letteratura Horror (clicca e leggi la lista) e racconti-guest di Alda Teodorani, Nicola Lombardi, Ivo Gazzarrini, Stefano Fantelli, Luca Filippi, Mauro Saracino e Diego Di Dio

E' in vendita l'ebook Halloween all'Italiana, una raccolta dei migliori racconti presentati per l'omonimo concorso di Letteratura Horror, edito dalla CIESSE Edizioni e acquistabile al prezzo di 3,99€ a questo link.
Tutti i ricavati provenienti dalla vendita, come da regolamento, saranno devoluti in beneficenza alla Biblioteca Nazionale per i Ciechi ”Regina Margherita Onlus” di Monza.
All'interno dell'ebook troverete, quindi, le migliori 51 storie di terrore su Halloween all'Italiana giunte in redazione e presentate per il concorso e, ennesima super-sorpresa per tutti voi, sette racconti scritti da altrettanti scrittori affermati del calibro della regina dell'horror italiano, Alda Teodorani (con il racconto Halloween di follia); del novellizator di Dario Argento, Nicola Lombardi (Una volta all'anno); dello sceneggiatore Ivo Gazzarrini(Halloween rosso sangue); e degli scrittori Stefano Fantelli (Appuntamento alla quercia centenaria), Luca Filippi (La notte delle assenze), Mauro Saracino (Festa rituale) e Diego Di Dio (Streghe che sognano scatole cinesi).


Come vedete ci sono anch'io, con un racconto ambientato nel castello di Gorizia, nella notte di Ognissanti. Una strega, un'antica vendetta e, come di regola, anche un fantasma che sbuca dal passato.

Curiosi?

Buona lettura!

lunedì 4 novembre 2013

IL LABIRINTO OCCULTO, ATLANTIDE E I SEGRETI DEL MANOSCRITTO VOYNICH

Wilfred Voynich
Il manoscritto Voynich (attualmente conservato all'Università di Yale) è un rompicapo su cui si stanno concentrando le attenzioni di tanti studiosi sin dal ritrovamento del libro, ad opera dell'antiquario americano Wilfrid Voynich nel 1912.
Il volume faceva parte della biblioteca del collegio gesuita di Villa Mondragone a Frascati. Che il libro fosse particolarmente strano e prezioso, Voynich lo comprese subito: tra le pagine ingiallite, infatti, rinvenne una lettera di Johannes Marcus Marci, medico reale dell'imperatore Rodolfo di Boemia
L'imperatore Rodolfo, amante delle scienze e dell'esoterismo, aveva acquistato la reliquia per un prezzo esorbitante, ritenendo che fosse un'opera di Ruggero Bacone

Il manoscritto è di dimensioni piuttosto ridotte: 16 cm di larghezza, 22 di altezza e 4 di spessore. Consta di 102 fogli, per un totale di 204 pagine. La rilegatura porta tuttavia a ritenere che originariamente comprendesse 116 fogli e che 14 si siano smarriti. Si articola in diverse sezioni (botanica, astronomica, biologica e farmacologica). 
E' scritto in una lingua tuttora non decifrata, nonostante i numerosi tentativi, e, cosa unica per un manoscritto, non presenta alcuna cancellatura o correzione.
Tra le illustazioni, ci sono le immagini di donne immerse in vasche d'acqua tanto da far immaginare che il testo potesse essere attribuito agli eretici Catari e che vi fosse rappresentato il rituale dell'enduro.

Oggi è pressoché accertato che il volume sia un falso, costruito appositamente per incuriosire l'imperatore Rodolfo ed estorcergli un'ingente somma di denaro. Per quanto riguarda la datazione, il riscontro di un'immagine del tutto simile al girasole fa supporre che la data di composizione debba essere successiva al 1492.

Un volume tanto misterioso (è stato definito il manoscritto più misterioso del mondo) ha acceso la fantasia di molti narratori. 

Il grande Valerio Evangelisti nella Trilogia Nostradamus usa il manoscritto Voynich come riferimento per l'Arbor Mirabilis, un testo esoterico al centro di una complessa trama. 
Il Vonich è anche al centro del romanzo Il manoscritto di Dio e, in questo caso, il misterioso testo risulterà il viatico per raggiungere il Giardino dell'Eden.

Più recentemente i segreti del Voynich sono stati ripresi anche nel libro "I custodi della pergamena proibita" (Aldo Gritti). Secondo lo stesso Evangelisti, che parla del romanzo sulle pagine del webpress Carmilla, quella di Gritti sarebbe l'interpretazione più convincente e persuasiva (sebbene proposta in chiave romanzata) dell'impenetrabile manoscritto: un testo contenente informazioni in codice miste a numerosi brani "non senso".

Non essendo immune al fascino dell'esoterico, ho voluto anch'io incentrare il mio ultimo romanzo "Il labirinto occulto" sui misteri del Voynich. L'idea che il manoscritto potesse avere un qualche legame con la perduta civiltà di Atlantide mi venne suggerita da una distratta lettura dell'articolo web "A volcano in Voynich?". Il pezzo, depositatosi nel mio subconscio, si è progressivamente mescolato con altre informazioni fino a che ne è scaturita una trama nel quale trovassero spazio non solo il misterioso manoscritto, ma anche le 14 pagine mancanti e la perduta civiltà di Atlantide.

Sono certo che, al di là delle evidenze scientifiche che dimostrano che il Voynich è un falso, gli autori continueranno ad appassionarsi e a creare storie su questo affascinante codice segreto.