lunedì 30 settembre 2013

[Recensione] - I peccati del papa di Fabio Delizzos, ovvero c'era una volta (e c'è ancora) il romanzo d'appendice


Dopo il successo dei suoi romanzi (La setta degli alchimisti, La cattedrale dell'Anticristo, La loggia nera dei veggenti), tutti pubblicati da NewtonCompton e tutti premiati dal pubblico e dalla critica, Fabio Delizzos ci regala una nuova prova letteraria.
"I peccati del papa" è un romanzo suddiviso in puntate, scaricabile online in tutti i principali siti di vendita.
Si tratta di un vero e proprio feuilleton, confezionato a regola d'arte da Delizzos, con tutti gli ingredienti necessari per incatenare il lettore alla pagina.
Il racconto prende le mosse a Venezia, nel XVIII secolo, e si entra subito "in medias res". Il barone Bellerofonte Castaldi, notaio criminale, è impegnato a dare la caccia a un pericoloso malvivente. Un assassino, un necrofilo che si accanisce sul corpo di giovani donne.
Bellerofonte riesce ad assicurare l'omicida alla giustizia, anche grazie a un bagaglio non comune di conoscenze. Pur essendo un uomo di legge, il barone Castaldi ha ereditato dal padre l'interesse per le scienze naturali. Ha una vasta cultura, che comprende anche l'anatomia e l'alchimia.
Ma nel cuore di Castaldi è nascosto un segreto: il dolore per la perdita della moglie, che si è tolta la vita. La lunga ombra della colpa segue Bellerofonte, a ogni passo.
Per le sue eccezionali doti investigative, Castaldi viene chiamato a Roma, per indagare su una serie di orribili delitti. Un bambino castrato viene trovato morto, dissanguato da un violentissimo salasso. 
Il piccolo cadavere è stato ritrovato da una giovane ed eccentrica aristocratica, che gira per la strade di Roma, all'alba, vestita da uomo, per portare a spasso il suo cane Anubi.
L'indagine porterà Bellerofonte a contatto con il mondo dei cantori castrati. Un universo in cui la perfezione della voce si intreccia con disperazione e sordidi segreti.
Un thriller di prim'ordine, in cui alla tensione del ritmo narrativo si aggiunge il valore della prosa di Delizzos, sempre efficace e curata, senza la minima sbavatura.
E per sapere il resto, come si dice, bisogna attendere la puntata successiva...

Il mio segnalibro:
"Aveva le labbra cariche di rossetto e sorrideva al pubblico, trionfante sotto una cascata di petali.
Un evirato cantore.
Un castrato di Dio."


lunedì 23 settembre 2013

[Intervista]- Corrado Spelli e i misteri del dipinto maledetto

Corrado Spelli è un nome d’arte dietro al quale si cela l’ultima rivelazione editoriale della casa Newton Compton. Il suo romanzo d’esordio “La stanza del dipinto maledetto” è un thriller che si dipana su due piani narrativi: la Perugia del XVI secolo e quella del XXI. Un romanzo che tiene il lettore inchiodato alla pagina fino all’intrigante epilogo.
Di Corrado Spelli sappiamo che è nato a Medicina, vicino a Bologna, nel 1974 e che è socio di un’agenzia di comunicazione.
Per saperne di più sul conto dell’Autore, ho contattato Corrado proponendogli alcune domande per il lettori del blog.

Iniziamo da te: Corrado Spelli, come si legge sul tuo sito, è un nome d'arte. Ci puoi raccontare qualcosa di te e spiegarci il motivo per cui hai scelto un "nom de plume"?
Abito a Medicina, in provincia di Bologna, paese noto (?) come sede di uno più grandi radiotelescopi al mondo, la Croce del Nord, dove si lavora al progetto Seti per la ricerca di intelligenze extraterrestri. Città, oltretutto, citata nella Divina Commedia (Pier da Medicina).
Con questo voglio dire che paranormale e letteratura, qui da noi, si collegano bene. A parte gli scherzi faccio il giornalista e lavoro in un'agenzia di comunicazione. Adottare il nome d'arte è stato un consiglio della casa editrice e posso dire che ci si abitua facilmente.   

Il tuo romanzo "La stanza del dipinto maledetto" pubblicato con la NewtonCompton è un thriller con una forte matrice esoterica: passato e presente si intrecciano per portare il lettore alla soluzione dell'enigma. Come è nata l'idea alla base di questo libro?

Non mi ero fatto una scaletta, l'idea iniziale era quella di un romanzo di genere paranormal ambientato in Italia, senza alcuni personaggi ormai abbondantemente usati in questi ultimi anni: vampiri, fantasmi, zombie... Una volta individuata la figura dell'uomo che ha venduto l'anima al diavolo, ho cominciato a costruirci attorno una storia. Tutti i capitoli storici, ad esempio, nella prima stesura non c'erano, le vicende storiche venivano narrate dai protagonisti al giorno d'oggi. Solo in seguito ho deciso di creare l'alternanza narrativa tra le due epoche, questo per dare un respiro più ampio al romanzo. Alcuni hanno apprezzato, altri meno, dipende dai gusti.  

Come si è svolto il lavoro di documentazione e quanto ti ha impegnato?

E' stato abbastanza impegnativo, nonostante il mio non sia propriamente un romanzo storico volevo evitare errori grossolani, per cui mi sono documentato per bene. Per fortuna, data la passione di mio padre per l'arte e l'antiquariato, non mi mancano le fonti bibliografiche. Per il resto, mentre lo scrivevo, sono stato a Perugia per qualche giorno, era doveroso un passaggio nelle strade che avrebbero ospitato i miei protagonisti.

Cosa significa per te scrivere? Esistono dei momenti particolari o alcuni stati d'animo più propizi al processo creativo?

Il pensiero di potermi svegliare ogni mattina e mettermi seduto davanti al computer a scrivere romanzi è ancora un sogno, però ho la testa molto dura e qualche risultato sta arrivando. Il mio processo creativo ha bisogno di caffé e silenzio, al limite musica strumentale, molto tranquilla. Per il resto meglio il pomeriggio del mattino, ottima la notte, se gli occhi reggono. Per la verità, fin quando non si riesce a fare di quest'arte un mestiere, bisogna adeguarsi a tutto, questo romanzo è nato di notte, di sabato, di domenica, in vacanza. Ora, per fortuna, mi sto ritagliando un po' di tempo anche durante il giorno per poter scrivere con maggior continuità e in orari "umani".

Work in progress: ci puoi raccontare che cosa bolle in pentola?

Il primo pensiero va al desiderio di chiudere questo romanzo, chi l'ha letto avrà capito che non può finire così. La seconda parte è quasi pronta, sarà la casa editrice a decidere se continuare, ovviamente è un discorso di vendite. A parte questo sono a buon punto nella stesura di un nuovo libro, una storia che mi sta molto a cuore, ambientata dalle mie parti, che si dipana in quattro diverse estati, 1944, 1985, 2006, 2013. 

Grazie a Corrado, per la disponibilità. Potete visitare il suo sito cliccando qui.

Vi lascio il booktrailer de “La stanza del dipinto maledetto”.

sabato 21 settembre 2013

[Recensione]- Agatha Raisin e il veterinario crudele di MC Beaton

Seconda avventura della terribile Agatha Raisin, cinquantenne che, dopo una carriera di successo come pierre, decide di mollare tutto per ritirarsi in un delizioso cottage in campagna.
Dopo il primo episodio della serie, in cui la nostra eroina era alle prese con una torta avvelenata, qui Agatha è indecisa se rimanere a oziare a Carsely oppure rituffarsi nella bolgia della metropoli, riprendendo l'attività. Viene contattata da un suo ex collega, anche lui pensionato pentito, che la vorrebbe come socia.
Per fortuna, a vegliare su Agatha c'è il buon Bill Wong (poliziotto di quartiere), che le mette la pulce nell'orecchio e la esorta a essere prudente. 
Mentre la protagonista tenta di districarsi dai tentacoli di una proposta truffaldina, deve vedersela anche con James Lacey, il vicino di casa da lei spasimato, e con il nuovo fascinosissimo veterinario. Quest'ultimo, uomo dallo sguardo ammaliante, diventa molto popolare tra le signore di Carsely. Anche Agatha ne rimane stregata e decide di portare il suo gatto (sanissimo) in visita.
All'esame clinico del felino segue un invito a cena da parte del veterinario, con relativo dopocena quasi a luci rosse. Il "quasi" è d'obbligo, visto che Agatha, che non frequenta uomo da molto tempo, se la dà a gambe levate.
Agatha è cresciuta nei sobborghi di Birmingham
Fatto sta che, poco dopo il mancato congresso carnale, il bel veterinario viene trovato morto nella stalla di un Lord. Sembra un incidente, ma Agatha Raisin non ne è persuasa e comincia a indagare.
Un po' per vincere la noia, un po' perché trascinato dal carisma di Agatha, anche il recalcitrante vicino, James, decide di associarsi nelle indagini.
Un romanzo leggero, ben scritto, con un ritmo davvero sostenuto, che dimostra tutta la sagacia dell'autrice MC Beaton. Attenzione, però: in questo libro non troverete delitti efferati e complesse indagini alla CSI. Piuttosto, Agatha vi intratterrà con esilaranti gags, nelle quali mostra tutta la goffagine di una cinquantenne che si improvvisa detective.
E lei, che ha nel sangue la scaltrezza di chi ha vissuto nei sobborghi di Birmingham, riesce a dipanare un'intricata matassa di pruriginose bugie fino all'esilirante rivelazione della verità.

martedì 17 settembre 2013

[Intervista]- Christina Anagnos, una scrittrice noir per raccontare l'anima delle donne

È una donna e scrive per le donne. Christina Anagnos, autrice dall’impronta internazionale, ha vissuto in diversi paesi europei, mettendo radici in Italia. Ma è greca e di questa sua origine ellenica va molto fiera.
Ha scritto un romanzo “Prima o poi ti ammazzo”, pubblicato su Amazon, che è diventato un vero e proprio successo del passaparola. Poi è stata scelta tra i partecipanti al concorso Youcrime con la novella “Odore di buio” e si è trovata fianco a fianco con il grande maestro del noir Enrico Pandiani.
Christina ha riposto alle domande di quest’intervista per i lettori de “La vibrazione nera”.

Christina Anagnos, scrittrice noir o scrittrice "tout court"? Puoi spiegarci cosa significa per te scrivere e come ti sei avvicinata a questa attività?

Per scrivere mi ispiro sempre alla cronaca. Immagino che questo significhi che sono più vicina al noir considerando le notizie che leggiamo tutti i giorni… Scrivo da quando ero adolescente. Inizialmente scrivevo per me, per vedere i miei pensieri sulla carta e per esercitare la mia immaginazione. Adesso scrivo per  essere letta. Essere letta per far pensare, portare temi scomodi in evidenza, aprire gli occhi delle persone e tenere mio cervello in forma. Il commento più bello che ho mai ricevuto da un lettore era "tuo libro è stato una bella sberla".

Il tuo romanzo (disponibile su amazon) "Prima o poi ti ammazzo" è incentrato sul tema del femminicidio. Come mai hai deciso di cimentarti con questo difficile argomento?

Ho avuto un padre esemplare, ho un fratello meraviglioso ed un compagno fantastico. Per me la violenza domestica è come una guerra, come il cancro. Finché non ti succede o non la vedi in torno pensi che non esista. Invece esiste ed è democratica, può capitare a chiunque. Ho avuto due amiche vittime, in fasi diverse della mia vita, ragazze come me, che “non gli mancava niente”, con compagni “perfetti”. La sudditanza psicologica è una malattia e va curata, però rimane sempre un tabù. Nel mio piccolo, quello che posso fare è parlarne, scrivere, portarlo in evidenza. Umilmente. Tutto qui.
“Prima o poi ti ammazzo” è partito come uno scherzo, e ha venduto più di mille copie da Aprile. Ogni recensione, positiva o critica, è un regalo enorme per me.

In questi mesi è stato pubblicato da Einaudi il ciclo noir, a firma di Massimo Carlotto e Marco Vitetta, dal titolo "Le vendicatrici". Donne che se la sbrigano da sole, vendicandosi dei soprusi subiti. Che cosa pensi di questo esperimento letterario?

L'ho letto durante le vacanze estive, mi è piaciuto molto. So che suona male, ma credo che farsi giustizia da soli, a volte, potrebbe risultare più efficiente come risposta ad un crimine. La parola vendetta è collegata con la criminalità, ma va analizzato bene quando, a volte, potrebbe essere vicina alla auto difesa. Anche come terapia per quello che l'ha subita.

Il tuo racconto "Odore di buio" è stato inserito in coda alla novella "Karima" del noto giallista Enrico Pandiani in uno dei volumi della collana Youcrime. Come è nata questa collaborazione e cosa ha significato per te?

Sono stata contattata da Rizzoli perché mio self publishing ha avuto successo e perché mi ero occupata personalmente della promozione del mio primo romanzo "Prima o poi ti ammazzo". È bello vedere che gli editori seri fanno scouting tra quelli che si auto pubblicano. Alla fine, il web non mente sulle valutazioni ed il mondo editoriale, che sarà saturo ed in crisi, inizia a guardare a canali innovativi. Io penso che se uno scrive veramente bene, alla fine ce la fa. Sono una giallista romantica forse ;)
You Crime è un concorso letterario tra esordienti (ogni lettore può votare il suo racconto condividendo il profilo dell’autore nei social network), una esperienza per me bellissima. Karima per il momento è l’ebook più venduto tra i quattro libri in concorso, ed io sono la seconda tra i dodici partecipanti! Fingers Cross!

Nel tuo profilo twitter scrivi di te: "parlo in spagnolo, penso in inglese, scrivo in italiano, ma sono greca...". Quanto conta questo cosmopolitismo culturale nella tua scrittura e qual è l'elemento dominante quando crei un personaggio o una trama?

Ho vissuto in Spagna, Inghilterra, Irlanda e Italia ma sono nata e cresciuta in Grecia. Sono quello che dicono un mix di culture, scrivo e parlo in quattro lingue, ma nessuna in modo perfetto. Sono una generalista, credo che la ricerca della perfezione a volte uccide la creatività.
Ho sempre viaggiato tantissimo in tutti i continenti, scrivo più sugli aerei che sulla terra. Una zingara moderna insomma, con vari fogli di carta stropicciati in borsa ed un ipad quasi scarico sempre in mano, per prendere appunti mentre sono in giro. Curiosa e positiva, adoro i cambiamenti. Se potessi, cambierei carta di identità tutti i giorni. Di conseguenza non potrei mai scrivere un sequel, crearmi un personaggio e portarlo avanti per tanti libri… I miei personaggi non saranno mai di origine omogenei tra loro anche se, ci sarà sempre un greco in mezzo!

Ci racconti i tuoi progetti per il futuro?
Adesso collaboro con l'agenzia Letteraria di Ombretta Borgia, e nei prossimi mesi ci concentreremo  alla promozione di "Prima o poi ti ammazzo" all'estero. Ho iniziato mio prossimo libro, un noir sul mercato della prostituzione giovanile, una call girl "imprenditrice" di se stessa che fa “carriera” usando suo cervello...femminile. Il mio progetto più importante cmq è Dafne, la mia prima figlia, che dovrebbe uscire dalla mia pancia entro fine Ottobre!

Grazie a Christina, per la disponibilità.


venerdì 13 settembre 2013

[Recensione in anteprima] - IL MESSAGGIO NELLA BOTTIGLIA di Jussi Adler-Olsen, una storia gotica nella terra della sirenetta

Dal 18 settembre sbarca in libreria "Il messaggio nella bottiglia", nuovo thriller dello scrittore danese Jussi Adler-Olsen.
Dopo La donna in gabbia e Battuta di caccia, torna l'irriverente investigatore Carl Mork, affiancato dal suo assistente siriano Assad e dalla stravagante Rose. I tre sono i paladini della sezione Q, confinata in una zona non proprio salubre del commissariato di Copenaghen, visto che una delle pareti è di amianto.
Carl Mork è alle prese con alcuni furtarelli e beghe amministrative quando, tra capo e collo, gli capita tra le mani una strana bottiglia.
Non è tanto importante la bottiglia in sé, ovviamente, quanto il contenuto. Si tratta di un foglio su cui è scritto un messaggio, ormai mezzo cancellato dagli anni e dall'umidità. Si tratta di un grido di aiuto, vergato con il sangue. 
Nonostante l'iniziale scetticismo di Mork, il messaggio sembra contenere informazioni importanti, anzi vitali, per svelare un occulto e tremendo mercificio umano. Inizia, dunque, una vera e propria caccia all'uomo nel tentativo degli investigatori di anticipare le mosse dell'assassino e impedire che colpisca ancora.
Il romanzo è costruito con consumata perizia, giocando su due piani narrativi paralleli. Da una parte, infatti, il lettore partecipa alle indagini della sezione Q e al faticoso tentativo di comporre il complesso mosaico di indizi e prove. Dall'altra, invece, seguiamo le vicende dell'assassino, osserviamo il suo paziente e meticoloso piano, ci specchiamo nella sua mente devastata dall'odio e che pure conserva una spaventosa lucidità. La tela del ragno si fa sempre più fitta e le sue vittime sembrano non aver scampo. 
La trama thriller è arricchita dalle incursioni nel mondo delle sette, con i loro rituali e le loro restrizioni. 
Il climax tensivo è stemperato dai divertenti alterchi tra l'investigatore Mork e il suo assistente e intorno alla traccia principale si annodano numerose sottotrame, riguardanti soprattutto Assad e la complessa personalità di Rose. Questi ultimi sono personaggi a volte un po' troppo sopra le righe ma che contribuiscono a mantenere alta l'attenzione del lettore.
Il rirmo serrato, i frequenti colpi di scena e la prosa asciutta fanno di questo thriller un vero e proprio page-turner, dal quale sarà impossibile staccarsi fino al sorprendente epilogo finale. 









lunedì 9 settembre 2013

[Intervista] - Carlo A. Martigli e l'eresia della libertà

Non ha bisogno di presentazioni, Carlo Adolfo  Martigli. Con il suo romanzo “999 L’ultimo custode” ha ottenuto un clamoroso successo di critica e di vendite, anche a livello internazionale. Un risultato poi confermato da “L’eretico”, che narra le vicende di Savonarola e di una verità sconcertante, nascosta per troppo tempo. Martigli è un autore eclettico e prolifico: la sua produzione spazia dal romanzo fantasy per ragazzi alla saggistica.
Carlo Martigli ha accettato di rispondere ad alcune domande per i lettori de “La vibrazione nera”.

Il tuo romanzo "999 L'ultimo custode", tradotto in 16 lingue, è stato un vero e proprio caso editoriale. Ti aspettavi un simile risultato e quali sono state, secondo te, le ragioni di un tale successo?
Non mi aspettavo un simile successo, nonostante sapessi che si trattava di un bellissimo romanzo, perché le regole editoriali sono o imprevedibili o programmate dalla pubblicità per vendere quel prodotto, bello o brutto che sia. Un libro, purtroppo, è più o meno come un dentifricio, la qualità conta, ma di più il marketing. Nel mio caso credo sia stato il passa parola a determinare il boom di vendite, e anche una serie di blogger che hanno letto e spinto in rete il romanzo, più ancora delle stupende critiche delle più autorevoli firme italiane sui quotidiani.  

I tuoi romanzi storici "999 L'ultimo custode" e "L'eretico" hanno un'ineccepibile ricostruzione storica alla base. Come si è svolto il lavoro di documentazione e quanto ti ha impegnato?

Imparare a leggere e a scrivere, non a scrivere e a leggere. Da quando ho l'età della lettura (quella della ragione deve ancora arrivare...) ho divorato migliaia di libri, romanzi e saggi e tra questi, storia e religione mi hanno sempre appassionato. Quindi dietro i miei libri c'è un reale background di conoscenze. Che poi vado ad approfondire con testi originali, ricerche in biblioteche e via dicendo sui temi, l'epoca e i personaggi dei quali scrivo. Su dieci ore di lavoro, almeno otto sono dedicate all'approfondimento e a una certosina ricerca del particolare. Solo in questo modo si riesce a rendere l'atmosfera storica. Per me il romanzo storico deve essere letto come andare a vedere un film: l'emozione è data non solo dalla trama  ma anche dalla ricostruzione dell'atmosfera dell'epoca.

Pico della Mirandola è morto a 31 anni nel 1494, dopo" tredici giorni di febbri misteriose e dolorose", forse portandosi nell'oltretomba le tesi che avrebbero tentato di unificare le religioni monoteiste. Questo tema, iniziato nel "999 L'ultimo custode", è stato in parte ripreso ne "L'eretico", in cui viene suggerito un legame profondo tra Gesù di Nazareth e le regioni orientali. Come è nata l'idea alla base di questi romanzi?

Puoi essere ateo, ma la religione fa parte del mondo e della vita. La loro universalità è dimostrata anche dal fatto che tutti i principi religiosi sono uguali in tutto il mondo. Le diverse religioni nascono da differenze culturali, geografiche e storiche, prodotto dell'uomo. E le lotte di religione sono sempre stata una scusa, ieri come oggi, per mascherare interessi di natura economica e di potere, che sono la stessa cosa. Pensandola in questo modo, in 999 L'Ultimo Custode e ne L'Eretico, ho voluto gettare un sasso nello stagno, anche se entrambi i romanzi per la psicologia dei personaggi, per l'intreccio e le storie d'amore si possono leggere sotto l'ombrellone o la sera prima di addormentarsi. Sono semplici, e hanno un pregio fondamentale, come mi scrivono tanti lettori: emozionano. E' il complimento cui tengo di più.

Ritratto di Giovanni Pico, dei conti della Mirandola
Nel 2007 è stata aperta la tomba di Pico della Mirandola, il protagonista del tuo primo romanzo, e i resti del celebre umanista sono stati sottoposti a numerosi esami scientifici che hanno confermato la morte per avvelenamento. Non tutti hanno condiviso questa "profanazione" e qualcuno ha detto "Lasciamo in pace i morti e torniamo a misure di umanità e intelligenza più serie."
Pensi che le indagini paleopatologiche possano rappresentare un valido ausilio agli studiosi di storia?

Quella è stata una buffonata. Ho recentemente scritto un articolo sulla rivista storica Mondo Nuovo e ho intervistato separatamente i protagonisti di quella vicenda. Mi hanno dato versioni differenti e questo non può non destare qualche sospetto sul fatto che cercassero qualche cosa. Come d'altra parte era strana la presenza del comandante in capo dei RIS, il generale Garofalo. Comunque sia, rispondo alla tua domanda: ed è sì, le indagini paleopatologiche possono essere di aiuto agli storici se effettuate con cura, attenzione e sincerità di intenti. Se invece nascondono altro o servono solo a farsi pubblicità, allora lasciamo stare i morti dove sono.

Nel mese di settembre è prevista la messa in onda della seconda stagione de "I Borgia", il serial di Tom Fontana. Che cosa ne pensi della Storia proposta nelle fiction televisive? Hai mai pensato a una trasposizione cinematografica/televisiva  dei tuoi romanzi?

Hai messo il dito sulla piaga: quella serie è piena di errori, e manca di un esperto storico. Nella precedente Cesare Borgia è bellissimo mentre aveva la faccia butterata e le mani rovinate dalla sifilide. Suo padre Alessandro era molto in carne e lo hanno rappresentato alto e magro, e quando due prelati brindavano hanno detto "cin cin" termine di origine cinese, importato in europa tra il XVIII e il XIX secolo nel periodo dei grandi commerci navali tra oriente e occidente. In quella serie si salvano solo i costumi. Purtroppo solo raramente ho visto ricostruzioni corrette: una di queste era in Il Mestiere delle Armi, un film di Ermanno Olmi del 2001, che racconta gli ultimi giorni di vita di Giovanni de Medici, più conosciuto come dalle Bande Nere. Un film da vedere e rivedere, perfetto sotto l'aspetto storico ma che emoziona. Per quanto riguarda i miei romanzi ho rifiutato una proposta italiana, mentre c'è un certo interesse a Los Angeles. Ma tra questo e una realizzazione c'è di mezzo il mare, anzi l'Oceano.

Si comincia a leggere da piccoli e, infatti, tu scrivi anche per i più giovani. Hai pubblicato con Mondadori i romanzi fantasy "Lucius e il diamante perduto" e "Thule, l'impero dei ghiacci". In cosa si differenzia questo tipo di scrittura da quella che usi per i libri più "impegnati"?

Sì, ho cominciato con questi due romanzi: il primo ha vinto diversi premi e ha venduto pochissimo, il secondo nessun premio e ha venduto tanto. Mah. Le differenze di scrittura non sono molte. I periodi brevi, la correttezza sintattica, i dialoghi in equilibrio con la narrazione, la fluidità della scrittura, il mostrare e non descrivere, sono regole comuni, solo che per i ragazzi devono solo essere un po' più accentuate. E questo al solo scopo di facilitare e di invogliare la lettura. Questo è anche il criterio del successo dei Super Brividi Mondadori: da quattro anni ormai li scrivo tutti io, o meglio il mio alias Johnny Rosso, che
ha superato già i venti romanzi pubblicati.

Ci puoi raccontare che cosa bolle in pentola?

Un brasato cotto in un barolo d'annata. Un profumo unico, almeno per un toscano come me. In primavera uscirà un nuovo romanzo, importante, dolcissimo ed epico. Poi ho terminato una follia pura, un omaggio a Saramago, che mi ha intrigato, molto divertente. E infine sto scrivendo un altro romanzo, tratto da una storia vera, pur sembrando incredibile, di poco più di un secolo fa. E vado avanti, ovviamente, con Johnny Rosso, che sta anche lui preparando delle novità molto interessanti per la fascia 9-13 anni. Ma qualunque cosa bolla in pentola, non solo nella mia, prego tutti di leggere sempre e comunque, perché come dico sempre, parafrasando il terribile "arbeit macht frei" dei campi nazisti, che "leggere rende liberi"   

Con quest’ultima frase, ovviamente, non possiamo che essere d’accordo.

Grazie a Carlo per la sua disponibilità. Qui sotto trovate il booktrailer de “L’eretico”.


mercoledì 4 settembre 2013

[Recensione] - L'enigma Botticelli di Cinzia Giorgio, una crime story nel mondo dei mercanti d'Arte

L'Arte non è solo contemplazione della bellezza, sublimazione dell'anima, avvicinamento al divino. L'Arte, più prosaicamente, è anche denaro. 
Un sacco di denaro che ruota intorno a opere di valore incalcolabile. Lo sa molto bene la criminilità organizzata: i dipinti diventano un mezzo d'investimento alternativo. Pensate che cosa succederebbe se all'improvviso, sul mercato nero, comparisse un capolavoro scomparso, un quadro leggendario, attribuito a Sandro Botticelli. 
Da queste premesse Cinzia Giorgio, eclettica autrice già intervistata su questo sito, parte per costruire la trama di un thriller dal rirmo serrato, finalista al premio Tedeschi: L'enigma Botticelli (Melino Nerella editore).
Erminia Schiavone gestisce un pensionato di studenti in via di Ripetta ed è ossessionata da un'idea: teme che uno dei suoi ospiti voglia ucciderla. L'ossessione ha qualche fondamento, visto che la sventurata viene trovata cadavere, strangolata con un laccio da scarpe. A diverse centinaia di chilometri, la storica dell'arte di origine greca Sofia Anastopoulos viene invitata a cena da alcuni facoltosi amici. Nella splendida cornice di Venezia, a Sofia viene chiesta una consulenza informale su un dipinto: un quadro di Bruegel il Vecchio. Sofia non è convinta dell'autenticità del dipinto. Inoltre c'è un particolare che si insinua nella mente della brillante storica dell'Arte: sulla cornice dell'opera c'è una scritta con un motto di Orazio. Est modus in rebus.
Insomma, quasi senza volerlo, Sofia rimane invischiata in un affare molto grosso, un traffico illecito di opere d'arte. Coadiuvata dalla intrepida e svagata sorella Elena, dall'ex findanzato carabiniere Claudio, Sofia si imbatte in individui pericolosi, disposti a tutto pur di mettere le mani su un estimabile capolavoro: lo stendardo dipinto da Sandro Botticelli per la giostra di Giuliano de'Medici. Nell'opera, che tutti ritengono irrimediabilmente perduta, Simonetta Vespucci, la donna più bella del Rinascimento (la "senza pari"), viene raffigurata nei panni di Pallade Atena.
Non tutto il male viene per nuocere: nelle sue rocambolesche avventure, la bella Sofia si imbatterà nell'affascinante Adrian Seward, curator del Metropolitan Museum, e tra i due nascerà un tenero sentimento.
Un romanzo che merita di essere letto per molti motivi. Per la trama thriller: il plot narrativo è magistralmente costruito, un congegno che porta a un crescendo di suspence e avventura, in cui non mancano i colpi di scena. Per il doppio piano narrativo: parallelamente alle avventure di Sofia Anastopoulos, l'autrice ci porta per mano nella Firenze del Cinquecento tra tornei, commissioni di opere d'arte e passioni languide e immateriali. Infine, perché si tratta di un romanzo italiano che parla di Storia dell'Arte.
Uno stimolo e una riflessione sul nostro patrimonio artistico e sulle potenzialità di questo Paese.
Qualcuno ha scritto che la bellezza salverà il mondo. Di questi tempi, è proprio il caso di crederci. 

lunedì 2 settembre 2013

[Segnalazione]- La sentinella del Papa, il nuovo avvincente thiller di Patrizia Debicke


Lei, a dispetto del nome, è italianissima. Patrizia Debicke Van der Noot, un piede in Italia e l'altro in Lussemburgo, è una maestra del thriller d'ambientazione storica: i suoi romanzi "L'oro dei Medici" e "La gemma del cardinale" (entrambi editi da Corbaccio) hanno avuto un grande riscontro di pubblico e di critica. Nel 2010 ha pubblicato "L'uomo dagli occhi glauchi", un mistery dal respiro internazionale ambientato nel XVI secolo.

La Debicke ritorna in libreria tra pochi giorni con il nuovo thriller storico "La sentinella del Papa", edito dalla Todaro.
Ecco la trama:


Nel primo pomeriggio del 22 gennaio del 1506 il primo contingente di 150 guardie svizzere, mercenari arruolati come guardia personale di Giulio II, arrivarono a Roma dopo aver superato il passo del Gottardo a piedi, in pieno inverno. La sera stessa giurarono fedeltà al Papa. La sentinella del Papa è il primo romanzo che vede come protagonista il leutnant svizzero Julius von Hertenstein al tempo stesso manovratore accorto, valoroso soldato, abile poliziotto, ma anche uomo che ama le lettere, un poliglotta colto e quasi geniale. La morte del vescovo Giovanni Burcardo, primo cerimoniere e diaritsta pontificio, scoperchierà un calderone infernale che farà scoprire un complotto ordito da una setta che pratica sacrifici umani, si rifà al culto pagano di Ankt e mira a colpire il cuore del pontefice, attaccandolo nel suo affettopiù vero e privato, Felice sua unica figlia, a indebolire la forza del papato e a scardinare la potenza di Roma. Hertenstein, che Giulio II chiamerà "la mia sentinella", dovrà affrontare duelli, districarsi tra misteriosi vendicatori, intrighi, tranelli, doppi giochi e avventure sul filo del rasoio. Ma alla fine riuscirà a intervenire in tempo e a sconfiggere i suoi nemici. Una storia che vede passare sulla scena personaggi celebri dell'epoca quali i cardinali Medici e Farnese, gli Orsini, i della Rovere, il banchiere Agostino Chigi, il grande Niccolò Machiavelli, senza dimenticare l'astuzia e la doppiezza di Vannozza Cattanei, la madre del Valentino e l'indimenticabile grazie e bellezza della celebre cortigiana Imperia, detta la Musa, la Divina.

Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per un thriller appassionante, pieno di misteri e intrighi. 
Non resta che leggerlo!