mercoledì 30 gennaio 2013

[Recensione]- Gli occhi di Venezia di Alessandro Barbero, e l'assioma manzioniano


Una storia d’amore che si rispetti prevede sempre la separazione degli innamorati, come ci ha dimostrato Manzoni nei Promessi Sposi. Questo è l’assioma da cui è partito Alessandro Barbero,  autore del premiato romanzo “Gli occhi di Venezia”.
La vicenda è ambientata nel XVI secolo. Siamo a Venezia: Michele e Bianca sono giovanissimi, sposati da poco, inesperti. La loro vita, benché umile, scorre serena fino a quando sul padre del ragazzo, il mastro muratore Matteo, non cade un’accusa gravissima. Tutta la famiglia viene trascinata nella rovina e Michele, per evitare di finire in prigione, è costretto a imbarcarsi su una galera in partenza per Creta, senza nemmeno il tempo di salutare la moglie e la madre.
Michele deve fare i conti con la dura vita del galeotto e, suo malgrado, diventa il testimone scomodo di un ingente furto ai danni della Serenissima. Il ragazzo deve fuggire di nuovo, imbarcandosi su una galera genovese. Inizia così un’epopea che porterà il protagonista molto lontano, fino a Costantinopoli.
Anche per Bianca le cose si mettono male. Ben presto lei e la suocera Zanetta non hanno i soldi per pagare l’affitto. La vecchia va in un ospizio, mentre la ragazza - per campare - dovrà fare da serva presso la collerica donna Faustina, poi si metterà a mendicare, per finire come domestica nel palazzo della nobile famiglia Bernardo.
La padrona di Ca' Bernardo, donna Clarice, è un carattere volitivo,  intelligente e fiero, e prende sotto la sua protezione la giovane Bianca. La ragazza, pur essendo sposata, accetta la corte dello speziale Giacomo, diventandone l’amante per un breve periodo.
Poi Bianca si ravvede, poco prima del rocambolesco ritorno del consorte, appena in tempo per evitare di essere travolta dallo scandalo.
Una vicenda ispirata al Manzoni, dunque, ma con toni molto più concreti, completamente calati nella realtà dell’epoca. La prosa vivida di Barbero ci trasporta nel secolo Decimo Sesto, tra le calli e i campi di Venezia, ma anche per mare fino a farci sfiorare i segreti della Sublime Porta. La grande abilità dell’Autore sta nel trattare un argomento affascinante e ostico, come i rapporti tra la Serenissima e l’Oriente, utilizzando il pretesto narrativo di una storia d’amore.
Uno splendido romanzo storico, da non perdere per gli amanti del genere.

Un piccolo aggiornamento in tema di divulgazione storica. Dal mese di febbraio 2013 ho iniziato a collaborare con la rivista “Storia in Rete”. Il mio pezzo “Il prezzo della Bellezza” parla del rapporto, spesso molto stretto, tra cosmesi e veleni nel Rinascimento. Qui potete trovare un’anteprima dell’articolo.
Sullo stesso numero della rivista, troverete anche una recensione del mio romanzo “Sangue giudeo” ad opera delle sorelle Elena e Michela Martignoni, dal titolo “I veleni di Roma”. 

sabato 26 gennaio 2013

[Segnalazione]- Luca Crovi, NOIR - ISTRUZIONI PER L'USO

Ricevo e pubblico molto volentieri la segnalazione di un'uscita che coinvolge tutti gli appassionati: Noir, istruzioni per l'uso (Garzanti). A guidarci nei meandri di questo complesso genere, che si articola a sua volta in una serie di sottogeneri, è il celeberrimo Luca Crovi, giornalista e scrittore, nonché curatore della rubrica "tutti i colori del giallo".


Perché la morte di Edgar Allan Poe è ancor oggi un mistero? Perché Agatha Christie si autodefiniva una «fabbrica di salsicce»? Quali erano i difetti che Arthur Conan Doyle imputava al suo Sherlock Holmes? Cosa ne pensava dell’ispirazione Giorgio Scerbanenco? Perché Derek Raymond aspirava a una metafisica del noir e Raymond Chandler sosteneva che il noir perfetto non poteva esistere?  Che rapporto ebbe Alfred Hitchcock con la lettura? Cosa leggono e come scrivono i maestri del noir internazionale? Luca Crovi ci accompagna fra i segreti di alcuni degli scrittori di suspense più letti di tutti i tempi, mostrando il lato curioso della genesi di molti loro bestseller e proponendo interviste esclusive a oltre ottanta autori: da Michael Connelly a Ken Follett, Jeffery Deaver, William Gibson, Dennis Lehane, Patricia Cornwell, Kathy Reichs, Anne Rice, P.D. James, Michael Crichton, Jean-Christophe Grangè, Wilbur Smith, William Peter Blatty, R. L. Stine, James Ellroy, Don Winslow, Elmore Leonard, Joe R. Lansdale, Jo Nesbø, Nick Hornby…
Regala così agli aspiranti autori un insuperabile manuale di scrittura e a tutti noi lettori curiosi un’antologia di ricordi illuminanti, confessioni a cuore aperto, inedite rivelazioni: imprevedibile come un thriller, appassionante come un noir.


L'autore: 
Critico rock e speaker radiofonico, Luca Crovi è stato per nove anni conduttore della popolare trasmissione Tutti i colori del giallo in onda su Radiodue. Dal 1993 lavora come redattore per la Sergio Bonelli Editore. Ha pubblicato i saggi: Delitti di carta nostra: una storia del giallo italiano (Puntozero), Tutti i colori del giallo (Marsilio). Con Stefano Priarone ha firmato le monografie Mister Fantasy. Il mondo segreto di Tolkien (Passigli) e Stephen King. L’uomo vestito di incubi (Aliberti). Ha scritto con Seba Pezzani il «rock thriller» Tuttifrutti (Passigli). Suoi racconti sono usciti nelle raccolte Misteri (Camunia) e Anime nere (Mondadori). Ha curato con Franz Campi l’antologia musicale gialla L’assassino è il chitarrista (Puntozero) e con Claudio Gallo quella salgariana Cuore di tigre (Piemme). Come sceneggiatore ha adattato a fumetti storie di Andrea G. Pinketts, Joe R. Lansdale e Massimo Carlotto.




giovedì 3 gennaio 2013

[Intervista]- Alfredo Colitto e la sfida della Storia

Alfredo Colitto è nato a Campobasso e vive a Bologna. All’attività di scrittore affianca quella di traduttore per alcune tra le maggiori case editrici italiane e insegna scrittura creativa presso la scuola Zanna Bianca di Bologna. È noto al grande pubblico soprattutto per i thriller storici pubblicati con Piemme, che hanno come protagonista il medico Mondino de’ Liuzzi: Cuore di ferro (finalista al Premio Salgari), I discepoli del fuoco (finalista al Premio Azzeccagarbugli e vincitore del Premio Mediterraneo del Giallo e del Noir) e Il libro dell’angelo. I diritti dei suoi libri sono stati venduti in Spagna, Germania, Inghilterra, Canada e Brasile. Ha pubblicato inoltre Il candidato, Aritmia Letale, Duri di Cuore, Café Nopal, Bodhi Tree. Ha partecipato a numerose antologie di racconti, tra cui: Il ritorno del Duca (Garzanti), History&Mystery e Seven (Piemme), Anime Nere Reloaded (Mondadori).
Di recente è uscito il suo ebook "La sfida", in cui compare per la prima volta il personaggio di Leone Baiamonte che ritroveremo anche nel suo nuovo romanzo "La Porta del Paradiso", di prossima pubblicazione per i tipi della Piemme (data prevista di uscita: 15.01.2013).
Alfredo ha accettato di rispondere ad una breve intervista per "La vibrazione nera".

Il romanzo storico: quando e perché hai scelto di cimentarti con questo genere letterario?

È successo alcuni anni fa, quasi per caso. Il primo approccio fu un romanzo su commissione da parte di un editore che voleva inaugurare una collana di thriller medievali. Io scrissi una sinossi, cominciai a fare le ricerche, ma poi il contratto non andò in porto. Ormai però mi ero già appassionato alla storia, il cui protagonista era un medico del XIV secolo realmente vissuto, Mondino de’ Liuzzi. Così decisi di scriverla ugualmente e proporla a un altro editore. Uscì nel 2009 per Piemme, con il titolo di “Cuore di Ferro” ed ebbe un discreto successo, tanto da diventare una trilogia, poi venduta anche in molti paesi esteri.

La trilogia che ha per protagonista Mondino de’Liuzzi (Cuore di ferro, I discepoli della fuoco, Il libro dell’angelo) ha riscosso un grande successo di critica e di pubblico in Italia e all’estero. Quanto di questo successo, secondo te, può essere imputato al personaggio di Mondino (realmente esistito) e quanto al genere letterario del thirller storico?

Penso che la chiave sia stata la combinazione di un personaggio collerico e geniale come Mondino, un’accurata ricostruzione storica e un intreccio thriller dal ritmo serrato. Ma è solo un’ipotesi. Ormai, dopo tanti anni che seguo le classifiche editoriali, mi sono convinto che il successo o l’insuccesso dei romanzi dipenda in gran parte da quel concatenarsi di circostanze positive che chiamiamo fortuna.

E’ appena uscito il tuo ebook “La sfida”, scaricabile gratuitamente, che rappresenta il preludio al tuo prossimo romanzo “La porta del Paradiso”. Abbandonata la Bologna medioevale di Mondino, ora ci porti in un viaggio Oltreoceano: nel Messico del XVII secolo. Quanto è stato difficile il lavoro di documentazione e come mai ha scelto questa ambientazione?

È stato un lavoro piuttosto lungo, perché il romanzo è ambientato in parte a Napoli, in parte in Messico, nella zona delle grandi miniere d’argento, e in parte nel galeone spagnolo che porta il protagonista da un lato all’altro dell’oceano. Per ciascun ambiente ho dovuto fare una ricerca a parte. Sono andato diverse volte a Napoli, e volevo fare anche dei sopralluoghi in Messico, ma non è stato possibile, così ho attinto ai ricordi, dato che ho vissuto un paio d’anni proprio nella zona in cui ho ambientato il romanzo. Ho dovuto riportare tutto al XVII secolo, naturalmente, ma almeno le montagne e il deserto sono luoghi che conosco bene.


Leone Baiamonte è il protagonista de “La porta del Paradiso”. Ha ventitré anni e viene da una nobile famiglia di Napoli. Abituato a vivere senza lavorare, Leone sembra ancora “immaturo”  e – per certi versi – quasi si pone in antitesi a Mondino, uomo maturo e celebre medico dello Studium di Bologna. Come è nato questo personaggio? Nel plasmarlo ti sei riferito a qualche figura storicamente esistita?


È vero, Leone è in un certo senso l’antitesi di Mondino. Per crearlo non mi sono ispirato a nessun personaggio realmente esistito. Stavolta volevo un eroe giovane, bello e ricco, che all’improvviso si trova a dover affrontare la rovina della sua famiglia e può solo scegliere se lasciarsi schiacciare o reagire. Leone sceglie di reagire, ma il percorso che lo porterà alla fine del viaggio è lungo e accidentato, e lo metterà alla prova fino al limite delle sue capacità.

In questo nuovo libro abbandoni il thriller medioevale a favore del romanzo d’avventura, che forse offre maggiore respiro a un affresco così potente. Come è avvenuto questo passaggio e a quali modelli ti sei ispirato?

Dopo tre thriller avevo voglia di cambiare, di scrivere un romanzo di largo respiro, seguendo le vicende di una famiglia per un lungo periodo, tra amori, vendette, ambizioni, promesse. I modelli a cui mi sono ispirato sono tanti, da Dumas a Ken Follett passando per Victor Hugo, naturalmente filtrati attraverso le mie esperienze e il mio stile.

Le donne nei romanzi di Colitto. Mondino de’Liuzzi ci è parso indeciso tra l’intrigante ed esotica Adia e la concreta e moderna Mina. Leone Baiamonte è costretto a fuggire abbandonando la promessa sposa Lisa. Nel Nuovo Mondo incontrerà una donna misteriosa, “un’indigena dagli occhi profondi”. Quale ruolo hanno i personaggi femminili nel determinare il carattere e le scelte del protagonista?

Nei miei romanzi ritraggo le donne che mi piacciono nella vita, magari dolci e appassionate, ma niente affatto docili o sottomesse. Sono donne che non lasciano mai che qualcuno prenda decisioni al loro posto. Hanno un ruolo a parte, non si limitano a fare da spalla al protagonista. Poiché anche i miei personaggi maschili in genere hanno un carattere forte, spesso c’è uno scontro di volontà, che a volte produce rispetto e stima, altre volte inimicizia e odio.

Dalla tua produzione letteraria emerge una grande passione per i viaggi e per l’avventura. Se dovessi scegliere: qual è stato il viaggio che più ha segnato la tua anima da scrittore?

Tra i posti in cui ho vissuto, quelli che amo di più sono il Nepal e il Messico. Ma più che un viaggio in particolare, è il viaggiare in sé che mi ha lasciato un segno indelebile: un modo più aperto e leggero di considerare la vita e le esperienze. E credo che questo si rifletta nella mia scrittura. 

Grazie ad Alfredo, per la disponibilità. Ed ecco di seguito la sinossi de "La Porta del Paradiso".

Mentre in Europa infuria la guerra dei Trent'anni, a Napoli il giovane nobile Leone Baiamonte scopre che la sua famiglia è stata rovinata da un perfido usuraio. Si assume il compito di risollevarne le sorti, ma macchiatosi di una grave colpa è costretto a lasciare la futura sposa Lisa e imbarcarsi su un galeone spagnolo diretto in Messico. Qui uno zio missionario ha scoperto una preziosa miniera d'argento e, pur inesperto, Leone ha accettato il suo invito a farsene carico, confidando così di poter dare sostegno alla sua famiglia e serbando in cuore la segreta speranza di riabbracciare Lisa. Ma nel Nuovo Mondo l'odio della bella e potente Socorro, l'amore per un'indigena dagli occhi profondi e gli intrighi della Chiesa interferiranno con i suoi progetti, rendendo l'impresa molto ardua.