lunedì 14 ottobre 2013

[Recensione]- La sentinella del papa di Patrizia Debicke, ovvero il Rinascimento nel segno dell'Ankh

Quando uno nasce sotto una cattiva stella, poi è difficile togliersela di torno. Forse è il caso di Giovanni Burcardo, vescovo e primo cerimoniere pontificio, prima al servizio di papa Borgia e poi al seguito di Giulio II
Anche a causa del suo “Diario”, dove il prelato critica aspramente i costumi disinvolti della casata Borgia, la figura del cerimoniere è rimasta avvolta da un'aura sinistra.
Burcardo. o meglio il suo cadavere, si ritrova nell'incipit del romanzo “La sentinella del papa” (Todaro editore), ultima fatica della scrittrice italo-lussemburghese Patrizia Debicke, romanziera eclettica che vanta una vasta e poliedrica produzione letteraria (tra tutti citiamo L’oro Medici e L’uomo dagli occhi glauchi).
Burcardo, in questo romanzo, è una vittima. Una mattina dell’anno del Signore 1506, sotto il pontificato di Giulio II, il vescovo viene trovato morto ammazzato nel suo palazzetto a piazza Argentina. Accanto a lui, una cortigiana, anche lei barbaramente uccisa. Sul torace del morto è stato inciso un simbolo, che una mano esperta ha disegnato sulla carta velina della pelle dell’anziano cerimoniere. Il simbolo dell’Ankh. Un segno antico, che rimanda a culti pagani. 
il simbolo dell'Ankh, inciso sul cadavere
del vescovo Burcardo
A indagare sull’omicidio viene chiamato Julius von Hertenstein, valoroso soldato ma anche fascinoso uomo di lettere. Nel corso della sua indagine, von Hertenstein riesce a smascherare una congrega di fanatici, dediti a sanguinose messe nere durante le quali vengono sacrificate vergini innocenti. Mentre è sulle tracce degli assassini, la sentinella del papa scopre che un misterioso individuo sta organizzando un attentato ai danni della figlia del pontefice, madonna Felice della Rovere, le cui nozze sono imminenti.
Abituale frequentatrice delle corti rinascimentali, la Debicke ci conduce in una Roma ricostruita con perizia e amore per la Storia. Un affresco straordinariamente vivido, in cui il lettore incontra una carrellata di personaggi di prim’ordine: la scaltra Vannozza Cattanei, la madre del Valentino, la divina Imperia, la più celebre cortigiana del Cinquecento, e anche Michele Corella, il boia di Cesare Borgia, passato poi alla Repubblica di Firenze.
Una lettura impedibile per gli appassionati del genere. 

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