lunedì 9 settembre 2013

[Intervista] - Carlo A. Martigli e l'eresia della libertà

Non ha bisogno di presentazioni, Carlo Adolfo  Martigli. Con il suo romanzo “999 L’ultimo custode” ha ottenuto un clamoroso successo di critica e di vendite, anche a livello internazionale. Un risultato poi confermato da “L’eretico”, che narra le vicende di Savonarola e di una verità sconcertante, nascosta per troppo tempo. Martigli è un autore eclettico e prolifico: la sua produzione spazia dal romanzo fantasy per ragazzi alla saggistica.
Carlo Martigli ha accettato di rispondere ad alcune domande per i lettori de “La vibrazione nera”.

Il tuo romanzo "999 L'ultimo custode", tradotto in 16 lingue, è stato un vero e proprio caso editoriale. Ti aspettavi un simile risultato e quali sono state, secondo te, le ragioni di un tale successo?
Non mi aspettavo un simile successo, nonostante sapessi che si trattava di un bellissimo romanzo, perché le regole editoriali sono o imprevedibili o programmate dalla pubblicità per vendere quel prodotto, bello o brutto che sia. Un libro, purtroppo, è più o meno come un dentifricio, la qualità conta, ma di più il marketing. Nel mio caso credo sia stato il passa parola a determinare il boom di vendite, e anche una serie di blogger che hanno letto e spinto in rete il romanzo, più ancora delle stupende critiche delle più autorevoli firme italiane sui quotidiani.  

I tuoi romanzi storici "999 L'ultimo custode" e "L'eretico" hanno un'ineccepibile ricostruzione storica alla base. Come si è svolto il lavoro di documentazione e quanto ti ha impegnato?

Imparare a leggere e a scrivere, non a scrivere e a leggere. Da quando ho l'età della lettura (quella della ragione deve ancora arrivare...) ho divorato migliaia di libri, romanzi e saggi e tra questi, storia e religione mi hanno sempre appassionato. Quindi dietro i miei libri c'è un reale background di conoscenze. Che poi vado ad approfondire con testi originali, ricerche in biblioteche e via dicendo sui temi, l'epoca e i personaggi dei quali scrivo. Su dieci ore di lavoro, almeno otto sono dedicate all'approfondimento e a una certosina ricerca del particolare. Solo in questo modo si riesce a rendere l'atmosfera storica. Per me il romanzo storico deve essere letto come andare a vedere un film: l'emozione è data non solo dalla trama  ma anche dalla ricostruzione dell'atmosfera dell'epoca.

Pico della Mirandola è morto a 31 anni nel 1494, dopo" tredici giorni di febbri misteriose e dolorose", forse portandosi nell'oltretomba le tesi che avrebbero tentato di unificare le religioni monoteiste. Questo tema, iniziato nel "999 L'ultimo custode", è stato in parte ripreso ne "L'eretico", in cui viene suggerito un legame profondo tra Gesù di Nazareth e le regioni orientali. Come è nata l'idea alla base di questi romanzi?

Puoi essere ateo, ma la religione fa parte del mondo e della vita. La loro universalità è dimostrata anche dal fatto che tutti i principi religiosi sono uguali in tutto il mondo. Le diverse religioni nascono da differenze culturali, geografiche e storiche, prodotto dell'uomo. E le lotte di religione sono sempre stata una scusa, ieri come oggi, per mascherare interessi di natura economica e di potere, che sono la stessa cosa. Pensandola in questo modo, in 999 L'Ultimo Custode e ne L'Eretico, ho voluto gettare un sasso nello stagno, anche se entrambi i romanzi per la psicologia dei personaggi, per l'intreccio e le storie d'amore si possono leggere sotto l'ombrellone o la sera prima di addormentarsi. Sono semplici, e hanno un pregio fondamentale, come mi scrivono tanti lettori: emozionano. E' il complimento cui tengo di più.

Ritratto di Giovanni Pico, dei conti della Mirandola
Nel 2007 è stata aperta la tomba di Pico della Mirandola, il protagonista del tuo primo romanzo, e i resti del celebre umanista sono stati sottoposti a numerosi esami scientifici che hanno confermato la morte per avvelenamento. Non tutti hanno condiviso questa "profanazione" e qualcuno ha detto "Lasciamo in pace i morti e torniamo a misure di umanità e intelligenza più serie."
Pensi che le indagini paleopatologiche possano rappresentare un valido ausilio agli studiosi di storia?

Quella è stata una buffonata. Ho recentemente scritto un articolo sulla rivista storica Mondo Nuovo e ho intervistato separatamente i protagonisti di quella vicenda. Mi hanno dato versioni differenti e questo non può non destare qualche sospetto sul fatto che cercassero qualche cosa. Come d'altra parte era strana la presenza del comandante in capo dei RIS, il generale Garofalo. Comunque sia, rispondo alla tua domanda: ed è sì, le indagini paleopatologiche possono essere di aiuto agli storici se effettuate con cura, attenzione e sincerità di intenti. Se invece nascondono altro o servono solo a farsi pubblicità, allora lasciamo stare i morti dove sono.

Nel mese di settembre è prevista la messa in onda della seconda stagione de "I Borgia", il serial di Tom Fontana. Che cosa ne pensi della Storia proposta nelle fiction televisive? Hai mai pensato a una trasposizione cinematografica/televisiva  dei tuoi romanzi?

Hai messo il dito sulla piaga: quella serie è piena di errori, e manca di un esperto storico. Nella precedente Cesare Borgia è bellissimo mentre aveva la faccia butterata e le mani rovinate dalla sifilide. Suo padre Alessandro era molto in carne e lo hanno rappresentato alto e magro, e quando due prelati brindavano hanno detto "cin cin" termine di origine cinese, importato in europa tra il XVIII e il XIX secolo nel periodo dei grandi commerci navali tra oriente e occidente. In quella serie si salvano solo i costumi. Purtroppo solo raramente ho visto ricostruzioni corrette: una di queste era in Il Mestiere delle Armi, un film di Ermanno Olmi del 2001, che racconta gli ultimi giorni di vita di Giovanni de Medici, più conosciuto come dalle Bande Nere. Un film da vedere e rivedere, perfetto sotto l'aspetto storico ma che emoziona. Per quanto riguarda i miei romanzi ho rifiutato una proposta italiana, mentre c'è un certo interesse a Los Angeles. Ma tra questo e una realizzazione c'è di mezzo il mare, anzi l'Oceano.

Si comincia a leggere da piccoli e, infatti, tu scrivi anche per i più giovani. Hai pubblicato con Mondadori i romanzi fantasy "Lucius e il diamante perduto" e "Thule, l'impero dei ghiacci". In cosa si differenzia questo tipo di scrittura da quella che usi per i libri più "impegnati"?

Sì, ho cominciato con questi due romanzi: il primo ha vinto diversi premi e ha venduto pochissimo, il secondo nessun premio e ha venduto tanto. Mah. Le differenze di scrittura non sono molte. I periodi brevi, la correttezza sintattica, i dialoghi in equilibrio con la narrazione, la fluidità della scrittura, il mostrare e non descrivere, sono regole comuni, solo che per i ragazzi devono solo essere un po' più accentuate. E questo al solo scopo di facilitare e di invogliare la lettura. Questo è anche il criterio del successo dei Super Brividi Mondadori: da quattro anni ormai li scrivo tutti io, o meglio il mio alias Johnny Rosso, che
ha superato già i venti romanzi pubblicati.

Ci puoi raccontare che cosa bolle in pentola?

Un brasato cotto in un barolo d'annata. Un profumo unico, almeno per un toscano come me. In primavera uscirà un nuovo romanzo, importante, dolcissimo ed epico. Poi ho terminato una follia pura, un omaggio a Saramago, che mi ha intrigato, molto divertente. E infine sto scrivendo un altro romanzo, tratto da una storia vera, pur sembrando incredibile, di poco più di un secolo fa. E vado avanti, ovviamente, con Johnny Rosso, che sta anche lui preparando delle novità molto interessanti per la fascia 9-13 anni. Ma qualunque cosa bolla in pentola, non solo nella mia, prego tutti di leggere sempre e comunque, perché come dico sempre, parafrasando il terribile "arbeit macht frei" dei campi nazisti, che "leggere rende liberi"   

Con quest’ultima frase, ovviamente, non possiamo che essere d’accordo.

Grazie a Carlo per la sua disponibilità. Qui sotto trovate il booktrailer de “L’eretico”.


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