lunedì 29 luglio 2013

[Intervista]- Claudia Molteni Ryan: la Monaca di Monza, come nessuno ve l'ha mai raccontata.

Per presentare Claudia Molteni Ryan, autrice e compagna di cordata alla Leone editore, prendo in prestito le parole dal suo sito personale. Scrittrice, giornalista, insegnante di storia dell'arte. Claudia Molteni Ryan ha frequentato il liceo artistico a Como e la facoltà di Architettura al Politecnico di Milano. Insegna storia dell'arte in un liceo linguistico e collabora come giornalista con riviste specialistiche di design. E' iscritta all'Ordine dei giornalisti dal 1997. Ha curato una monografia su Alessandro Mazzucotelli per la rivista "Il ferro battuto" edita da Di Baio e ha pubblicato il libro "L'atto del vedere" con Zanichelli. Nel novembre 2010 ha pubblicato "Giro di boa" con Edizioni Si. Nel luglio 2012 è uscito il suo romanzo storico “Virginia”, Leone Editore.

"Virginia" è il tuo romanzo d'esordio con la Leone Editore. Una biografia, documentatissima, della famosa Monaca di Monza. Un argomento non facile da maneggiare, visto che è stato trattato dal Manzoni. Per quale motivo hai deciso di occuparti di questo personaggio?


Ricordo un giorno, mentre stavo scrivendo il romanzo, che parlando con un'insegnante di italiano delle scuole superiori le dissi che mi stavo occupando della Monaca di Monza. Lei rimase perplessa e mi disse che era un argomento molto difficile e, sinceramente, mi era sembrata un po' dubbiosa, come se dopo il Manzoni nessuno potesse osare...
Per scrivere di Marianna de Leyva, suor Virginia, ho dovuto ovviamente non considerare il Manzoni. Bisogna però specificare alcuni punti: il Manzoni usò la storia della "Signora" all'interno di un'altra storia, quella di Lorenzo e Lucia, e per far questo cambiò anche il periodo storico, perciò non tra la fine del '500 e l'inizio del '600 ma nel '600 inoltrato, oltre che cambiare anche i nomi dei protagonisti; inoltre non entrò nei dettagli della storia della vita di Virginia e alcune parti le cambiò a suo piacere.
Io ho preferito partire dai dati effettivi della sua vita e ho poi lavorato su emozioni e sentimenti. Osare scrivere di un argomento trattato dal Manzoni ha comunque dato dei frutti, perché il romanzo ha vinto tre premi letterari, e ne sono davvero felice.
Perché ho deciso di occuparmi di questo personaggio? Perché è un personaggio femminile incredibilmente affascinante: passione amorosa, senso del dovere, tenacia, orgoglio, paura, speranze, sogni, delusioni... la sua è una storia ricchissima, coinvolgente, che tocca l'anima. Dopo aver visto una rappresentazione teatrale intitolata "La Monaca di Monza", non potevo più togliermela dalla mente, così ho iniziato a documentarmi e poi scrivere è stata una conseguenza naturale, imperativa.

Come si è svolto il lavoro di documentazione e quanto ti ha impegnato?

Documentarmi su di lei non è stato difficile. Ho trovato un libro con gli atti processuali (prestato da una collega, tra l'altro) e poi ho letto dei saggi sulla sua vita. Una volta preso atto dello svolgimento dei fatti, il lavoro importante è stato l'immedesimazione con Virginia. È stato potente e molto interessante, coinvolgente. Mi sono molto "divertita".

Francesco Hayez - La Monaca di Monza
In un periodo storico in cui si parla tanto di femminicidio e di diritti delle donne, pensi che la vicenda di Marianna de Leyva abbia ancora qualcosa da insegnare alle nuove generazioni?

La sua storia è molto più contemporanea di quanto potrebbe sembrare a prima vista. In pratica parla di una ragazza a cui è stata imposta la volontà della famiglia e non ha potuto scegliere quale vita condurre. Questo accade ancora oggi in molte parti del mondo. Poi parla di una donna a cui è negata la libertà, non solo quella fisica di movimento, ma anche quella di amare qualcuno. Pensiamo alle tre giovani donne liberate il maggio scorso a Cleveland negli USA, rapite e segregate per dieci anni in una casa (purtroppo non sono un caso isolato), oppure alle povere prostitute-schiave che, anche qui in Italia, spesso vengono scoperte dalla polizia; oppure, più semplicemente, a certi paesi mussulmani integralisti dove le donne non sono libere di uscire di casa da sole, incontrare amici, e magari neppure sposare chi vogliono.
Virginia è stata una donna forte, che ha saputo osare e ne ha pagato le conseguenze con orgoglio e tenacia, infatti dopo quattordici anni di isolamento non è impazzita. Alle nuove generazioni può insegnare che non bisogna rassegnarsi.

Come mai hai deciso di scrivere di Storia e quanto ti è stata d'aiuto la tua professione di insegnante di Storia dell'Arte nella preparazione del manoscritto?

Ho una naturale inclinazione che mi fa amare tutto ciò che viene dal passato. Ovviamente insegnando Storia dell'Arte parlo anche di Storia, sono strettamente interconnesse, questo forse mi permette di sentirmi a mio agio nel passato, qualsiasi periodo sia.
Una mia amica mi prende in giro perché dice che quando nel romanzo incomincio a descrivere delle parti architettoniche, si capisce che insegno Arte!

Quali sono i tuoi progetti futuri: che cosa bolle in pentola?

Attualmente sto scrivendo un romanzo ambientato nel X secolo, parla di un personaggio anch'esso molto interessante, Gerbert d'Aurillac, un genio del suo tempo. Una storia difficile, che presuppone molte ricerche storiche: la vita nell'alto medioevo, la vita di Gerbert e dei personaggi che ha frequentato, la Storia di quel periodo, i luoghi...
Per scriverla mi sono anche recata a Cordova, dove si svolge una parte del romanzo, oppure a Bobbio, dove lui ha vissuto alcuni anni.
Per me è un libro più difficile di Virginia, anche perché parlo di un uomo.
Lo consegnerò all'inizio di settembre, poi sarà compito dei lettori dirmi se ho fatto un buon lavoro!

Grazie a Claudia, per la disponibilità. Qui sotto trovate una videointervista dell'Autrice.

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