mercoledì 26 giugno 2013

[Recensione]- Ombre sul lago di Cocco&Magella

Il lago, come un occhio, che affiora in superficie per osservare il mondo circostante. 
La profondità e il buio, sotto la superficie argentea e riflettente. Queste sono le prime suggestioni che si colgono, immergendosi nella vicenda di “Ombre sul lago” (Guanda editore), romanzo di esordio del duo Cocco&Magella. Il lago in questione, questo è bene chiarirlo subito, è quello di Como, con le sue bellezze e le sue tradizioni enogastronomiche.
Il romanzo prende le mosse dal ritrovamento, durante i lavori per la costruzione di una strada, di alcuni resti umani. Si tratta di poche ossa e di qualche oggetto, tra cui un medaglione ovale e un portasigarette d’argento con le iniziali K.D. Un vero rompicapo per il commissario Stefania Valenti, determinata quarantacinquenne con un divorzio alle spalle e una figlia ancora da crescere. Il commissario è deciso a rendere giustizia a quei poveri resti. La perizia medico-legale riesce a fornire alcuni importanti elementi: lo scheletro apparteneva a un giovane uomo, un soldato tedesco, con una ferita alla gamba che gli rendeva difficile camminare.

La Valenti rimane invischiata in una storia che affonda le proprie radici in un passato ancora non troppo remoto, durante la seconda guerra mondiale, quando attraverso il confine italo-svizzero transitava di tutto: gioielli, opere d’arte, denaro, e anche uomini, donne e bambini. Ebrei, disposti a tutto pur di fuggire dalla furia nazi-fascista. E queste disgraziate vicende hanno molto a che fare con la sorte del misterioso K.D., morto ammazzato con un colpo di pistola alla nuca. L’indagine sul soldato tedesco si intreccia, in modo sempre più fitto, con la storia della famiglia Cappelletti-Durand, proprietaria della cascina in cui sono stati rinvenuti i resti. Le domande della Valenti cominciano a turbare i precari equilibri del microcosmo lacustre attirandole l’ostilità da parte dei suoi superiori, preoccupati di infastidire il potente senatore Cappelletti. Alla fine, l’inchiesta viene ufficialmente archiviata, ma il commissario continua a indagare, per conto proprio, per trovare il bandolo della matassa. 
Una carrellata di personaggi intensi, come la memorabile Madame Cappelletti, ci conduce alla scoperta di un periodo profondamente drammatico della storia della nostra Nazione. Non tutto è nero, tuttavia, in questo romanzo, equilibrato, ben scritto e costruito. Non mancano i momenti in cui il clima tensivo si stempera piacevolmente con la descrizione di panorami e scorci naturali, o con il resoconto delle vicende sentimentali di Stefania, corteggiata da un collega maturo e da un giovane ambientalista. Il commissario Valenti sfugge agli stereotipi e trae la sua forza proprio dalla normalità, dalla sua permeabilità emotiva e dal suo essere, nonostante le umane esitazioni, determinata a scoprire la verità. 
Una verità molto umana e toccante, che lascia il segno nel cuore del lettore. 

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