sabato 30 marzo 2013

[Recensione] - Il medico di corte di Per Olov Enquist ovvero la perdita dell'Innocenza

Ci sono libri che lasciano una traccia. Per me, è stato il caso de "Il medico di corte" dello scrittore scandinavo Per Olov Enquist.
Il romanzo, questo è bene dirlo subito, racconta una storia vera. Anche se si tratta di una vicenda poco conosciuta. 
Siamo in Danimarca, nel Settecento, e sul trono siede un ragazzino gracile e demente: Cristiano VII. Forse il sovrano soffriva di schizofrenia, di sicuro era incapace di governare, vittima di continui deliri e terrorizzato anche dalla sua stessa ombra.
Ma Cristiano è re per grazia di Dio e deve anche prendere moglie. Non è facile trovare una consorte per questo blasonato ragazzino, di cui tutte le corti di Europa conoscono le turbe mentali. Alla fine, una moglie per il re di Danimarca la si trova: nella famiglia reale inglese. 
Lei, Caroline Mathilde, è la nona figlia di Giorgio II, nata postuma a quattro mesi dalla morte del padre, ed è la sorella di un altro re pazzo: Giorgio III, le cui crisi di follia sembra fossero dovute a una forma ereditaria di porfiria.
Caroline viene data in moglie a Cristiano e parte per la Danimarca. All'inizio è convinta di essere una nuova Ofelia e scrive sul suo diario il motto: "O, keep me innocent, make others great". Dio conservami innocente, rendi grandi gli altri
Nostro Signore ha altri progetti per la piccola principessa inglese, divenuta sovrana di Danimarca. I rapporti con la corte sono tesi, e forse ancora più penosi sono gli incontri con il consorte. Consumano il loro matrimonio una volta sola, sufficiente perché la regina dia alla luce Federico, l'erede al trono. 
Forse Caroline Mathilde e Cristiano VII avrebbero cotinuato a vivere infelici e scontenti, se all'improvviso non fosse comparso il dottor Struensee, medico di origine tedesca, nominato archiatra di corte. 
Johann Friedrich Struensee è brillante, intelligente e audace. Soprattutto, è un illuminista.
In poco tempo, Struensee riesce a conquistarsi la fiducia del re, a riempire il vuoto di potere che la malattia del sovrano ha creato nel governo danese. Con grande intrapredenza Struensee dà l'avvio a una serie di riforme che avrebbero reso la Danimarca il paese più progredito di Europa. 
Struensee, i più acuti l'avranno già intuito, diventa anche l'amante della regina. La loro  non è una relazione torbida e meschina. Un grande amore, piuttosto, anzi un amore grandioso e sensuale, un amore che è quasi un elisir di onnipotenza.
La favola dura poco.
Anche in questo caso, a recidere il filo della felicità c'è una matrigna: Giuliana Maria di Brunswick-Lüneburg, regina madre di Danimarca.
La regina madre, che è mossa dal segreto intento di destituire Cristiano e mettere sul trono il proprio figlio, ha le idee molto chiare. La relazione tra Struensee e Caroline è divenuta di dominio pubblico, anzi ne è nata anche una figlia, bastarda benché riconosciuta legittima da quel demente del re: l'adulterio della piccola inglese è un simbolo di come non solo il re, ma tutta la Danimarca sia stata raggirata e tradita dal medico di corte.
I lupi danesi ordiscono una congiura; Cristiano è troppo debole per opporsi, prigioniero della sua mente circolare e tenebrosa. Struensee viene arrestato, costretto a firmare una confessione, squartato ed esposto a pubblico ludibrio.
Caroline viene imprigionata nel castello di Kronborg, proprio il maniero di Amleto. Le vengono tolti i figli e poi viene esiliata nel principato di Hannover.
I due amanti sono finiti, ma non la rivoluzione da loro intrapresa. Il seme è stato gettato nel vento, l'onda del progresso si è alzata ed è diventata inarrestabile.
Una storia superba, raccontata con la prosa altrettanto superba di Enquist. Una scrittura forse inizialmente ostica, ma che lentamente ti cattura, trascinandoti con la sua ritmica ripetitività.
Come un canto, come la risacca della marea. Dicono che Enquist sia in odore di Nobel.
Speriamo che gli venga assegnato, sarebbe davvero meritato.
Ne approfitto per augurare a tutti buona Pasqua e vi lascio con le parole di Caroline, prigioniera nel castello di Amleto, che osserva gli uccelli che planano sul mare ghiacciato dello stretto di Øresund:


Immaginarche gli uccelli sognassero era diventato molto importante. avevano segreti e sognavano e potevano amare... poi all'improvviso si alzavano in volo e frustavano con la punta delle ali la superficie grigia di mercurio, e scomparivano verso qualcosa.
Qualcosa, un'altra vita. Era bello poter pensare così. 


2 commenti:

  1. Ciao Luca, sto cercando di ricordarmi dove e quando ho letto qualche cosa di questo libro ma in questo memento proprio non mi torna alla mente, certo è che tu ne hai fatto una descrizione tale che a questo punto non posso non leggerlo.
    Bella la citazione che hai scelto.

    Tanti auguri di buona Pasqua anche se sono quasi fuori tempo, un caro saluto.
    Antonella

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  2. @Antonella: davvero un bel libro... sono contento che la citazione finale ti sia piaciuta. Penso che il personaggio di Caroline rimanga nel cuore. Ancora tanti auguri e a presto!

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