sabato 25 agosto 2012

[Recensione]- Sotto questo sole tremendo di Carlos Busqued

Non poté trattenere un brivido quando lesse, dipinto sul cuore di latta: "Daniel Molina 2.12.1972/10.4.1973". Guardò sua madre. Lei fissava la terra sprofondata.
-Poverino. Tutti questi anni sotto un sole tremendo.- [cit. pag 54]

In copertina c'è un mostro. Il mostro è un polipo gigante e nell'iride fissa della bestia sembra di scorgere un'istintiva ferocia, mentre dipana una moltitudine di tentacoli verso il lettore. 
Di mostri ce ne sono parecchi in questo romanzo, "Sotto un sole tremendo" (Bajo este sol tremendo), opera d'esordio dell'argentino Carlos Busqued e recentemente proposto nella traduzione italiana dalla casa editrice Atmosphere libri.
Cetarti, il protagonista del romanzo, è un misantropo, che ama trascorrere le proprie giornate a guardare documentari e a fumare erba. Questa statica esistenza viene scossa da una notizia tremenda. La madre di Cetarti è stata assassinata dal suo secondo marito, e insieme a lei è morto anche il fratello del protagonista. Una volta compiuta la strage, l'assassino si è a sua volta tolto la vita. A comunicare la notizia all'apatico Cetarti è Duarte, ex commilitone del patrigno omicida. 
Duarte vuole coinvolgere Cetarti in una truffa per ricavare un po' di grana da questo massacro. Gli altri due personaggi che completano il quadro sono la prima moglie del patrigno di Cetarti e il figlio di lei, Danielito. Una adolescente abulico e (anche lui) incline alla marijuana. 
Per concludere le pratiche dell'affare-truffa, Cetarti si trasferisce a Lapachito e va ad abitare nella casa del fratello scomparso. Il protagonista esce pochissimo, sembra quasi inserrato nel suo bunker, mentre fuori imperversa un sole tremendo che brucia tutto. Il paesaggio stesso è marcio e pestilenziale, popolato da creature estreme. Lo stesso Duarte, che è un po' il deus ex machina di questa vicenda, è una figura che oscilla tra il grottesco e l'osceno, con la sua insana passione per una certa pornografia perché vuole conoscere fino a quali limiti (in termini anche di elasticità) può spingersi il corpo umano.
Questo romanzo potrebbe essere a ragione categorizzato come libro noir, o per dirla con i sudamericani, come "novela negra".
Eppure, al di là della trama che pure scorre con un buon ritmo, quello che colpisce di più è proprio lo sfondo, immoto eppure così potente, di un'Argentina dai bordi erosi dalla calura e devastati dalla povertà. In questi margini si muovono figure mostruose, come il polipo gigante della copertina, che appaiono cristalizzate in una immobilità malsana e irreversibile.
Come la salamandra nella teca di vetro, l'unica amica di Cetarti, che riappare nel finale del romanzo, mentre inconsapevole, inerte, perde il suo inconsistente peso per scivolare nel nulla.

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