martedì 7 agosto 2012

[Recensione + Intervista]- Baraonda! di Vincenzo di Pietro, cortoromanzo pulp... Molto pulp!


Ormai è diventato un appuntamento fisso. Ogni martedì, in allegato al quotidiano Libero, c'è un piccolo romanzo. Un'opera minore di un Autore famoso (come Boito, Pirandello, Kafka, Verga) o  un racconto  di scrittore a cui la Leone editore, coraggiosamente, ha voluto dare voce.
Mi ha folgorato il cortoromanzo Baraonda! del pescarese Vincenzo di Pietro. Prima di tutto, perché è un cortoromanzo "pulp". Ma questa volta non si tratta di una storia di gangster americani o un sanguinoso racconto di vendetta alla "Kill Bill". Il romanzo è ambientato in Italia, a Pescara. Città di mare, ma anche luogo mistico in cui si incrociano i destini di cinque individui. Cinque vite apparentemente slegate, parallelle, ma che inaspettatamente trovano un punto di ancoraggio, l'una all'altra. E allora si annodano, si intrecciano, si avviticchiano in un caos crescente, inarrestabile e direi irreversibile. 
Il racconto prende le mosse dalla fuga disperata, a perdifiato, di Giallucchetto, che si è a caro prezzo liberato dal peso di un'ingombrante e tardiva verginità, e che viene tallontato da una Mercedes nera.
Gialluccheto sul suo motorino si trascina appresso una variegata umanità. Come il bestiale Mariano, appena uscito dal carcere e padre gelosissimo della lardosa Romina; ci sono poi il viveur Franco, indebitato fino al collo, l'agguerrito pensionato Mimmo e l'operaio sull'orlo del licenziamento, Pasquale. 
Tutti questi personaggi, a loro modo estremi, vengono risucchiati in una vicenda descritta dalla penna felice e straordinariamente lieve di Vincenzo. Un vortice che s'ingigantisce, pagina dopo pagina, fotogramma dopo fotogramma, fino alla pirotecnica nemesi finale.
Vincenzo, compagno di cordata alla "Leone editore", ha accettato di rispondere a qualche domanda. 

1. Come nasce l'idea di Baraonda e come hai proceduto alla stesura: sei andato a braccio o hai usato la famosa "scaletta"?

Baraonda! nasce con l’idea di tentare l’impossibile: trasformare Pescara, la mia città, in un teatro alla Quentin Tarantino, meno macabro e assolutamente ironico. E’ un minestrone di personaggi caratterizzati all’estremo, che pescano i difetti e i pregi del “pescarese” tipo e che scorazzano nelle vie a me familiari. Per questa storia, come per le altre, non ho usato nessuna scaletta: sono un impulsivo pazzo e aspetto che il racconto sfondi la porta a spallate, sperando di non ferirmi con le schegge…  

2. Nel tuo cortoromanzo "pulp" Baraonda ci sono le storie di alcuni personaggi, tutti a loro modo estremi, che alla fine si intrecciano e direi quasi si annodano fino alla esplosiva nemesi finale. Come sono venuti fuori il bestiale Mariano, il viveur Franco, la gigantesca Romina e insomma tutta la fauna che popola il romanzo? Quanta fantasia e quanto osservazione della realtà?

Tutti i personaggi sono estremizzati al massimo. Ciascuno di loro, tuttavia, ha un fondo di caratteristiche verosimili: c’è il cosiddetto “pigro”, ossia il pregiudicato stanco, ozioso, che pensa di risolvere tutto menando le mani… c’è il “rivierasco” piacione che dedica tutte le sue energie allo spasso; poi il ragazzo deluso della periferia che si rifugia nelle pasticche e nell’alcool e così via. Insomma, sono figure che ho “metabolizzato” essendone circondato fin da piccolino.

3. Il cortoromanzo sembra costruito con rapide scene in sequenza, con un'impostazione molto cinematografica. Ci sapresti suggerire una colonna sonora da abbinare alla lettura di Baraonda?

Sembra una coincidenza ma, proprio in questi giorni, pensavo a una serie di reading che avessero un sottofondo musicale adeguato… Non so, penso a qualcosa degli Afterhouse o dei Baustelle. Ma non ho ancora le idee chiare. Suggerimenti?

4. Anche se in chiave umoristica, il tuo racconto sfiora temi di grande attualità: il bullismo che porta Giallucchetto, un po' sfigato, a finire nei guai nel tentativo di uniformarsi al gruppo, Romina trascinata alla festa perché la sua bruttezza fa comodo alle amiche, lo strozzino che tallona l'indebitato playboy. E il tuo ultimo libro pubblicato con la "Leone editore", "Senza te", parla di un amore diverso e difficile, tra due donne. Credi in una funzione sociale della letteratura?

Ah, si e no. Nel senso che, leggendo alcuni autori emeriti, si scopre quella capacità di insegnare a vivere che non è poi cosa comune. Mi riferisco a scrittori del calibro di Josè Saramago o agli italiani di inizio e metà novecento. Per me, al di là di paragoni insostenibili, direi che la letteratura rappresenta un modo per “piegare” la realtà ai propri desideri e alle proprie idealità. Poi, metti in conto che difficilmente scrivo storie dello stesso genere: “Senza te”, che tu hai citato, è un cioccolatino al rum venuto fuori per l’esigenza di mostrare il lato notturno e intensamente romantico di una ragazza che deve sostenere il peso del mondo.

5. Che cosa bolle nel tuo calderone? Quali sono i tuoi progetti?

Come tu sai, i progetti personali e le aspettative sono sempre inscindibilmente legati al percorso del “nostro” editore. Quello che è certo è che a settembre, dopo il debutto sul quotidiano “Libero”, ci sarà la versione di Baraonda! per le librerie e, nel duemilatredici (non è ancora stato fissato il periodo esatto), uscirà qualcosa di molto simile alle tue storie. Si tratterà di un corposo romanzo gotico, noir che, mettendo insieme numerosi eventi realmente accaduti, cercherà di spaventare i lettori, convincendoli che l’impossibile, in realtà, è vicino di casa del probabile.

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