domenica 22 luglio 2012

[Recensione]- "La regina del catrame": un commissario che scrive racconti e uno scrittore che ama gli haiku.

Lo ammetto. Questo commissario Berté (che poi è in realtà un vice questore aggiunto) mi sta simpatico.
Protagonista del romanzo "La regina del catrame" (Corbaccio,pagine 120, euro 8,9), Luigi Berté mi piace perché sfugge agli stereotipi, che lo vorrebbero in giacca e cravatta oppure, per converso, con la barba ispida e un’insana passione per l’alcol. Invece Luigi, che si fa chiamare Gigi, è un capellone, con tanto di coda di cavallo, forse un nostalgico degli anni Novanta. 
Un uomo introverso ma non scontroso. Mezzo milanese e mezzo calabrese, non riesce a scollarsi di dosso la fama del terrone che si trascina dietro e alla quale, in fondo in fondo, è anche affezionato.
Mi è simpatico perché guarda le donne, ma non con sfacciataggine, anzi sembra avere una sorta di ritrosia, di timidezza, anche nei confronti della locandiera Marzia, vedova bianca con marito in mare e tanta voglia di compagnia. 
Ma soprattutto Berté mi piace perché scrive. Avevamo già conosciuto commissari fascinosi e amanti della buona tavola, ispettori maldestri e sboccati, ma un vicequestore aggiunto con la passione per i racconti noir e che legge Conrad, non s’era mai visto.
Per scacciare la malinconia e scaricare la tensione delle indagini, il nostro Gigi sta scrivendo un racconto sul personaggio del Comandante Vasco Barbagelata. Il quale, mentre cerca di salvare l’imbarcazione in preda ai marosi, si trova a fronteggiare un assassino, uno tra i suoi uomini, che comincia a fare a pezzi l’equipaggio. Così la vicenda di Barbagelata scorre parallela a quella di Berté, il quale ha ricevuto il trasferimento da Milano al paese di Lungariva, dopo aver combinato “un casino” nel capoluogo lombardo. Teme di morire di noia, tra villeggianti e piccoli reati, e invece una donna viene trovata morta ammazzata sugli scogli dei Bagni Medusa. 
Lidia Angelici, questo è il nome della vittima, è una di quelle donne sole di mezza età, che se ne vanno in villeggiatura per sfoggiare la bigiotteria e rimorchiare qualcuno con cui passare la serata. Viene soprannominata “la regina”, per il comportamento altero e noncurante dei pettegolezzi. Di uomini, la Lidia, ne ha collezionati parecchi. Spesso maschi ammogliati, un po’ animaleschi, annoiati dalla routine matrimoniale. Che sia finita vittima di qualche moglie gelosa? 
Il commissario Berté si mette sulle tracce dell’assassino. Non è facile, ma alla fine il nostro segugio dai modi ruvidi ma efficaci riesce a venire a capo dell'intricata faccenda.
Anche Vasco Barbagelata trova il suo assassino, in mezzo ai flutti, ed è peggio di quanto possa immaginare. Perché la realtà, come si dice, supera sempre la fantasia.

Lettura piacevole, prosa diretta e asciutta, trama avvincente, un protagonista simpatico e credibile. Cosa si può chiedere di più al giallo dell'estate?

L'Autore: Emilio Martini. Un giallo parallello riguarda l'identità dello scrittore. Sappiamo che quello sulla copertina del romanzo "La regina del catrame" è un nom de plume. Ci viene detto che il nome (Emilio) è un omaggio a Salgari, mentre il cognome (Martini) è un tributo al famoso spumante italiano senza il quale non c'è "party". Pare che anche alla Corbaccio si stiano lambiccando il cervello per risalire all'identità del creatore del personaggio del commissario Berté. C'è chi comincia a fare qualche nome, ma il mistero rimane fitto.
Una cosa è certa: a ottobre, il fantomatico giallista tornerà in edicola con una nuova avventura di Berté: La farfalla nera.
Io posso darvi solo un indizio. Per vie traverse, ho avuto il privilegio di ricevere una copia con un biglietto autografato dall'Autore (di cui continuo ad ignorare l'identità). Ad accompagnamento un haiku del poeta Yosa Buson:
"Pioggia di primavera - colui che non può scrivere - come diventa triste!"
Anche su questo, caro Martini (chiunque tu sia), ci troviamo d'accordo.

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