sabato 2 giugno 2012

[Recensione + Intervista] - "Nebbie" di Silvio Donà

La nebbia è nemica. Una cortina vischiosa in cui si perdono le cose, le sagome, i colori. Tutto sfuma e si confonde. Anche i ricordi. Può avvolgere e lenire i dolori. E allora la nebbia diventa amica, o quantomeno complice. Come nel romanzo di Silvio Donà "Nebbie", finalista al premio letteraio "Io scrittore" e pubblicato in formato digitale dal gruppo editoriale Mauri Spagnol. Il romanzo prende le mosse dal ritorno a casa della protagonista, Elena. Lei che è nata in un paesino del Nordest, definito da certi slogan "il motore del Paese", ha scelto di emigrare contro corrente, come i salmoni, verso il sud. Un sud di precarietà e disoccupazione, ma anche luogo con il sole e senza foschia. Elena insegna lettere, ed è dunque una sorta di precaria stagionale. Ma non ha pentimenti e sta tornando a casa non per nostalgia, ma per un lutto che la riguarda molto da vicino. Il funerale del nonno. Il nonno è stato il fulcro della famiglia, il collante che ha tenuto insieme caratteri e temperamenti diversi. La disgrazia diventa un'occasione per ritrovare i parenti e soprattutto la cugina adorata, Francesca "la matta". Ma ritornare vuol dire anche scoperchiare il vaso di Pandora, riaprire una vecchia e terribile ferita, disseppellire segreti che sono annidati in seno alla piccola comunità. Inizia un lungo e dolorosissimo viaggio a ritroso per Elena, che recupera i frammenti di una memoria interrotta e distorta. Elena che deve fare i conti con la sua identità, con il suo passato.
Silvio Donà, già recensito in questo blog per il bel romanzo di fantascienza distopica, Pinocchio 2112 (Leone editore), si cimenta con la cifra del romanzo minimalista. Ne scaturisce una storia intensa e vibrante, percorsa da una sotterranea vena di malinconia. Le due protagoniste, Francesca ed Elena, sono quasi un doppio, l'una lo specchio dell'altra. E infatti è solo attraverso questo rincorrersi e sfuggirsi, che la protagonista trova il coraggio di scavare in se stessa, in uno sforzo di introflessione che da una parte la sfinisce, dall'altra la porta a contatto con una realtà che, per quanto dolorosa, è sempre l'unico punto di partenza possibile.
Abbiamo posto qualche domanda all'Autore.  


1. "Nebbie" è un romanzo sulla memoria e sulla famiglia, sulle origini. Quanto c'è di autobiografico in questo racconto?


Di autobiografico ci sono sicuramente i luoghi e l’aria (o forse dovrei dire la nebbia) che si respira nel romanzo. Vivo in Puglia da quando ero adolescente, ma col passare del tempo mi rendo conto di quanto siano forti le mie radici venete. Me lo conferma anche la costatazione di come mi sia venuto naturale ambientare diversi miei scritti, non solo questo romanzo, in quel posto “tra Venezia, Padova e l’Immenso Nulla”, come sono solito definirlo, in cui sono nato. Alcuni dei personaggi di contorno del romanzo somigliano forse a persone che hanno attraversato la mia vita. Il nonno di Elena e Francesca, in particolare, somiglia pericolosamente ai ricordi che conservo del nonno materno. Per il resto, fortunatamente, si tratta di invenzione. E dico fortunatamente perché il romanzo racconta di una storia di violenze e di rapporti insani in ambito familiare, che il destino ha avuto il buon gusto di risparmiarmi. Resto convinto, comunque, che in ogni romanzo, anche quello apparentemente più lontano dalla vita dell’autore, vi siano elementi autobiografici; nel senso che chi scrive tratteggia personaggi e situazioni secondo la propria sensibilità, mettendo inevitabilmente qualcosa di sé nel corpo del racconto.


2. L'"io" narrante della storia è sempre femminile, con alternanza tra Francesca ed Elena. Quanto è stato difficile il processo di immedesimazione e quanto sei andato in conflitto con la tua parte maschile?


A questo riguardo c’è una curiosità: nel primo tentativo di stesura (avevo scritto 40 o 50 pagine), che risale al 1997, il protagonista era un uomo. Siccome non ero convinto di come procedeva il lavoro, ho archiviato tutto nella memoria del PC e mi sono dedicato a altro. Ho riaperto il file a distanza di un anno, ho riletto quello che avevo scritto e, d’impulso, ho trasformato il protagonista in una protagonista. Marco è diventato Elena. E immediatamente la storia ha decollato. Prendendo tra l’altro strade diverse da quelle inizialmente ipotizzate. Nel senso che originariamente pensavo di farne un romanzo sulla riscoperta delle proprie radici mentre è diventato un romanzo sulla riscoperta delle proprie memorie nascoste. Scrivendo non mi sono quasi mai chiesto “cosa penserebbe una donna in questa circostanza”, “come reagirebbe una donna”, “cosa direbbe una donna”. Se avessi ragionato in questo modo penso sarei rimasto troppo terzo, troppo estraneo. Ho provato invece a scrivere “sentendomi” di volta in volta Elena o Francesca o Anna (che io considero la terza protagonista e non un personaggio di contorno). Alla fine è stato tutto molto spontaneo, naturale. Credo che da questo punto di vista mi abbia aiutato, mio malgrado, il fatto di avere perso mio padre all’età di 6 anni e di essere cresciuto circondato soprattutto da figure femminili. Penso che il mio cervello, il mio modo di pensare, per certi versi anche il mio modo di sentire le cose, abbia una forte componente femminile. Le mie figure di riferimento sono state quasi tutte delle donne. Di questa cosa io sono contento, non penso assolutamente che sia stata “compressa” la mia parte maschile. Lo trovo, anzi, un elemento arricchente. Comunque è molto gratificante dal punto di vista professionale leggere nei commenti e nelle recensioni su “Nebbie” che uno dei punti di forza del romanzo è la capacità di un autore uomo di tratteggiare in modo credibile emozioni e percorsi mentali di personaggi (quelli importanti) tutti femminili.


3. La tua produzione letteraria denota una certa versatilità creativa, spaziando dal romanzo distopico (Pinocchio 2112), al romanzo umoristico (Luisa ha le tette grosse), fino all'ultimo lavoro "Nebbie". Come nasce la tua scintilla creativa? Segui uno schema, una "scaletta", o assecondi l'immaginazione?


Amo sperimentare, mettermi alla prova, fare lo slalom tra i generi letterari, anche se poi tendo a interpretarli, non ne seguo i canoni tradizionali; lo stesso “Pinocchio 2112” ha un’ambientazione fantascientifica, ma poi il romanzo prova a parlare di amore per i libri, di scoperta del senso di paternità e della necessità di trovare “senso” nella vita. Per fare un esempio, pur non essendo un giallista nel 2011 ho vinto con un racconto noir la XIV edizione del Premio Orme Gialle di Pontedera, poi pubblicato da Del Bucchia Editore. Una delle cose che mi sta facendo molto piacere, pur essendo io un autore tutt’altro che famoso, è che molti dei lettori che acquistano e leggono uno dei miei romanzi poi decidono di leggere anche gli altri, pur sapendo che sono del tutto differenti. Mi sembra una bella attestazione di stima per l’autore e per la sua capacità di scrivere. A meno che si tratti di una forma perniciosa di masochismo : - ) L’idea per un nuovo romanzo può nascere dagli stimoli più diversi: dalla visione di un film, dall’ascolto di una canzone o da un semplice commento tra amici. Poiché come la maggior parte degli scrittori non vivo di libri, ma lavoro nell’ufficio legale di una banca e ho moglie e due figli, il tempo da dedicare materialmente alla scrittura è sempre risicato. Perciò ho l’abitudine di “scrivere” molto nella testa, nel senso che porto le mie storie con me, le rumino a lungo e quando finalmente mi metto al PC per dargli forma scritta ho già alle spalle un lungo lavoro preparatorio a livello mentale. Ci sono romanzi che hanno girato nella mia mente per anni prima di essere scritti. Per quanto riguarda il metodo di lavoro, se la trama è un po’ complessa butto giù qualche appunto con la successione degli eventi, ma in modo molto schematico: poco più che un promemoria. Non ho invece l’abitudine di preparare schede dei personaggi sui quali lavoro molto, ma più nel senso di immaginare il loro modo di pensare, l’ambiente in cui vivono, piuttosto che mettendone per iscritto la descrizione.


4. Che cosa bolle in pentola?


C’è un romanzo in valutazione presso Leone Editore e un secondo che sta partecipando alla nuova edizione del Torneo Letterario “Io Scrittore” (ha superato la fase eliminatoria approdando tra i semifinalisti). Nel frattempo sto scrivendo dei brevi pezzi comici sulle esperienze, le nevrosi, i sogni e gli errori degli aspiranti scrittori o degli scrittori esordienti. Ho cominciato per gioco, inserendo alcuni post su Anobii.it o sul mio piccolo blog. Visto che i lettori occasionali li hanno trovati divertenti, sto valutando la possibilità di farne una raccolta. Dopo un romanzo drammatico come “Nebbie” non sarebbe male “spezzare” con qualcosa di molto leggero. Vedremo.


Grazie, Silvio!


Il romanzo "Nebbie" può essere acquistato sotto forma di ebook al prezzo di 4.99 euro, cliccando qui.

2 commenti:

  1. @Lellea: lo consiglio caldamente... Un romanzo molto delicato su un tema difficile da trattare...

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