venerdì 23 marzo 2012

LA RAGAZZA DEL LAGO - ovvero Sangue e Silenzio tra le Montagne del Nordest


Marta ha otto anni e sta tornando a casa dopo aver dormito da una zia. Sparisce, all'improvviso, come fosse inghiottita dalla montagne. La scomparsa sconvolge il piccolo paese in cui Marta e sua madre vivono, tra le montagne e i laghi del Nordest. A indagare sulla sparizione viene chiamato il commissario Sanzio, partenopeo trapiantato a Udine. Affiancato dal fedele Alfredo, Sanzio viene presto a capo del mistero: Marta viene trovata a riva del lago del Serpente, in perfetta salute. Quello che però nessuno si aspettava è che Marta avesse incontrato, nel suo girovagare tra i boschi, una splendida fanciulla completamente nuda, abbandonata come se dormisse sulla sabbia.
Non dorme, però, quella ragazza. Anna è stata ammazzata da qualcuno, qualcuno che ne conosceva i segreti e che, pur travolto dalla rabbia omicida, ha avuto poi il gesto pietoso di ricomporne il cadavere. Qualcuno che la amava.
La finta scomparsa di Marta diviene dunque il "gancio" per un'indagine ben più complessa, che porta il commissario Sanzio a confronto con una comunità chiusa, in cui gli affetti sono nodi spesso inestricabili che sembrano trascinare ineluttabilmente i protagonisti verso il loro destino. Ambientato tra le montagne del Friuli, e arricchito da una splendida fotografia, "La ragazza del lago" (regia di Andrea Molaioli) rappresenta una bella trasposizione cinematografia del romanzo Don't Look Back (Lo sguardo di uno sconosciuto, 2003) della scrittrice norvegese Karin Fossum. Al posto dei fiordi norvegesi, è stata con acutezza scelta un'ambientazione montana altrettanto suggestiva. Quella de "La ragazza del lago" è una storia fatta di silenzi e segreti, dolori inespressi, che incombono sulla piccola comunità come una nube livida che rende tutto ovattato.
In questo mare nero affonda lo sguardo dello "sconosciuto", il commissario Sanzio, che si porta dietro il suo dolore privato, una moglie malata di mente e una figlia adolescente e difficile, e al contempo riesce a guardare gli eventi con sufficiente distacco. Intrepretato da uno strepitoso Toni Servillo, Sanzio si sente ripetere da tutti "ma che c'è venuto a fare qui?" e non sa darsi una risposta, se non che forse egli stesso è in fuga, in esilio da un mondo che rifiuta ogni imperfezione. La malattia della mente è una macchia nera da nascondere. Il cast è azzeccato e diretto con misura dal regista.
"La ragazza del lago" è un esempio raro e pregevole, un film che con poetica leggerezza riesce a ricordarci che il male più profondo e demolitivo è quello radicato nella nostra stessa anima.

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