giovedì 28 aprile 2011

MICROPULP




Con piacere segnalo la nascita di una nuova fanzine, edita in duplice formato cartaceo e digitale, Micropulp. La rivista è dedicata alla narrativa di genere (noir, horror, weird, sf) e accoglierà i contributi di chi voglia cimentarsi con racconti brevi, previa selezione da parte della redazione.


Per chiunque sia interessato, il numero zero è scaricabile cliccando qui.



Dall’editoriale del numero zero: Micropulp non è una testata giornalistica. Micropulp non è un prodotto editoriale professionale. Micropulp non è a pagamento. Se qualcuno vi proponesse di pagare per acquistarlo, ditegli di usarlo per pulirsi ciò che avete già intuito. Micropulp è destinata a tutti coloro che amano scrivere, ma è innanzitutto destinata a tutti coloro che amano leggere. Micropulp non è politically correct. Micropulp non è politicamente schierato. Non è censurato, né censurabile. Micropulp non si occupa di saggistica. Non ti insegnerà nulla e non impegnerà la tua mente. Il suo scopo, al contrario, è di aiutarti a distenderla. Micropulp non è ingombrante. È pensato perché tu possa portarla comodamente con te. Micropulp si legge in poco tempo. È pensato perché tu possa leggerlo la sera mentre prendi un treno di ritorno dal lavoro. È pensato per farti sentire meno solo lungo il viaggio verso casa. Micropulp non si occupa di cronaca. Micropulp non contiene approfondimenti di tipo culturale. Micropulp racconta storie. Micropulp è tutte le storie che racconta. È tutte le persone che scrivono quelle storie. È tutte le persone che leggono le suddette storie. E infine, è tutte le persone che stanno aspettando di scrivere o leggere la storia che hanno vissuto o hanno in mente. Micropulp sono io, siete voi, siamo noi. Benvenuti a bordo.

lunedì 25 aprile 2011

I Borgia, meglio dei Soprano


Mentre sono alle prese con la revisione del prossimo manoscritto, che si può considerare come il sequel de "L'arcano della Papessa", sempre ambientato nella Roma del XV secolo, ecco che i Borgia tornano alla ribalta con un serial tv, che si promette molto intrigante.
Con un titolo che recita "the original crime family" (qualcosa come "la prima famiglia mafiosa") sbarca sul piccolo schermo statunitense (o meglio e' sbarcato gia' dal 03 aprile) la megaproduzione The Borgias, frutto di una collaborazione tra USA, Ungheria e Irlanda. Non c'e' che dire: tra intrighi di corte, congiure, omicidi e storie d'alcova, la dinastia orginaria di Xativa e salita al potere nel XV secolo, prima con papa Callisto III e poi con il piu' noto Alessandro VI, fornisce materiale in abbondanza per uno sceneggiato.
In una Roma rinascimentale interamente ricostruita negli studi di Praga, si aggira un neoeletto Rodrigo Borgia, intento a consolidare il potere temporale di una schiatta appena impiantata nella Citta' eterna. Si tratta di un'operazione non facile, il pontefice deve districarsi tra le ostiilita' degli Aragonesi, che vedono minacciato il trono di Napoli, e le mire espansionistia della Francia. Nei panni del pontefice di Valenza troviamo il celeberrimo Jeremy Irons, che mi pare tuttavia molto lontano da come ho sempre immaginato il papa di Valenza, certamente meno rinsecchito (almeno a giudicare dai ritratti) e molto piu' "macho" (i contemporanei lo descivevano come "lo piu' carnale homo"). Avrei anche da ridire sulla scelta dell'attrice che intepreta Giulia Farnese, la scandalosa amante/bambina di Alessandro VI, di cui non ci e' pervenuto alcun ritratto di certa attribuzione, purtroppo, ma che viene descritta come bruna (anche se usava tingere i capelli di biondo!) e in carne. Insomma, tra realta' storica e reinterpretazione della fiction, The Borgias si annuncia come un polpettone che avra' il merito, comunque, di puntare i riflettori su uno dei periodi piu' intensi e interessanti del Rinascimento italiano..

In attesa che il serial sbarchi in Italia, vi lascio al trailer:

lunedì 11 aprile 2011

Il Serial Killer al TG delle venti, ovvero Scacco alla Regina di Mario Mazzanti


Il titolo rimanda a un non troppo noto film degli anni ’70, in cui una celebre attrice faceva scontare i suoi capricci a una fin troppo accomodante dama di compagnia. Ma il romanzo di Mario Mazzanti, Scacco alla Regina, edito dai tipi della Leone editore racconta una storia di tutt’altro genere. La Regina della storia è Greta Alfieri, giornalista rampante, donna avvezza al compromesso pur di promuovere la propria carriera e ottenere un’esclusiva. Si muove con scaltra disinvoltura in ogni tipo d’ambiente e sa come scucire le giuste informazioni. Quando comincia ad interessarsi dell’omicidio di Adriana Maggesi non immagina che quel delitto non sarà soltanto una notizia da pubblicare ma il primo tassello di una catena che finirà per travolgerla. Insieme alla bella giornalista, si troverà coinvolto anche lo psichiatra forense Claps (non chiedetevi se è un nome o un cognome, lui è il dottor Claps e basta), il consulente che affianca la polizia nelle indagini. Quello della Maggesi appare inizialmente un delitto di tipo passionale e viene subito sospettato il fidanzato della vittima, Claudio Moranti. Ma questa pista viene presto abbandonata a favore di un’altra più inquietante prospettiva: per la città si aggira un serial killer appassionato di scacchi, che invischia Greta in un morboso rapporto epitolare/telematico. Morphy, così si firma il serial killer, annuncia di voler compiere un’Opera che dovrà svelare a tutti la sua grandezza. Claps e Greta, con l’aiuto di uno squinternato hacker, iniziano una vera e propria caccia all’uomo. Una caccia che si dipana attraverso un serrato susseguirsi di colpi di scena fino a una sorprendente e del tutto imprevedibile conclusione. Un romanzo avvincente e dall’accurato intreccio, sorprendentemente maturo per un libro d’esordio. Seppure l’Autore strizza l’occhio ad alcuni archetipi narrativi del genere (la donna in carriera, lo psichiatria tormentato e solo) riesce a sviluppare il plot e i personaggi con indubbia originalità. Ma quello che più sorprende, in Scacco alla Regina, è la capacità di svincolarsi dalla tipologia del “nero all’italiana”, che pure tanta fortuna ha conosciuto nel cinema e nella letteratura di genere. Il setting, infatti, è internazionale, quello di una grande città, potrebbe essere Roma, New York o Parigi.

Si percepiscono gli influssi di un’autentica passione per il cinema e la letteratura (penso ad esempio al tema del doppio e dell’identità in Brian De Palma, o alla produzione letteraria della Cornwell o di Deaver) che l’Autore ha saputo convogliare in una storia ad alta tensione, che riesce a incollare il lettore fino all’ultima delle oltre cinquecento pagine. Un plauso, infine, al team della Leone per l’accurata veste editoriale e l’accattivante copertina.