domenica 13 novembre 2011

Sono andato a FUN COOL e ho (quasi) vinto


FUN COOL, che si scrive così e si legge come una di quelle parolacce che ai miei figli dico che non si può dire, è come tutti sanno un concorso letterario indetto dal blogger Gelostellato (nome d'arte di Raffaele Serafini). Si tratta di un certamen di microletteratura in cui i partecipanti devono proporre un racconto racchiuso in una frase. Nobile proposito, se pensiamo che l'immenso Ernest Hemingway diceva (non senza ironia) che il suo lavoro migliore era un romanzo di sei parole "For sale: baby shoes, never worn." (Trad: Vendesi scarpe da bambino, mai usate). Un mondo dietro questa frase: l'attesa e la gioia di avere un bimbo, il dramma senza confini della perdita e della morte, ma anche la necessità di sopravvivere e di andare avanti. Insomma, una bella iniziativa, quella di Gelo, perché ci invita a riflettere sull'importanza delle parole.
In ogni caso, il mio racconto è arrivato 3° e di questa medaglia di bronzo vado molto orgoglioso.
Ecco il racconto:


Segreto Professionale
Nell'ombra schiuse le labbra di corallo e sussurrò all'amante di come aveva eseguito il piano e fatto fuori il marito sospettoso; poi, con l'anima ormai monda, fece il segno della croce e si sollevò dal confessionale.

Per leggere gli altri racconti in gara, potere cliccare qui

martedì 1 novembre 2011

Neraintervista- Il filosofo detective di Fabio Delizzos




Fabio Delizzos, classe 1969, è nato a Torino e vive a Roma. Laureato in Filosofia, musicista, è strategic writer per network tv internazionali. Con la Newton and Compton ha pubblicato La Setta degli Alchimisti, i cui diritti sono stati venduti in Russia e Spagna.



La cattedrale dell'Anticristo è il suo secondo romanzo. Fabio ha accettato di rispondere per noi alle domande della neraintervista.



1. Iniziamo da uno dei protagonisti del romanzo "La cattedrale dell'Anticristo": Friedrich Nietzsche. Come è nata l'idea di rispolverare questo grande filosofo e di restituirlo ai tuoi lettori nell'insolita veste di investigatore?

Tutto è nato dal desiderio di scrivere un thriller ambientato in una cupa Torino ottocentesca. Cupa, ma bella, perché volevo che fosse un piccolo omaggio alla città in cui sono nato. Gli altri argomenti che mi interessavano in quel momento, e sui quali volevo costruire la storia, erano lo gnosticismo cristiano, l’antisemitismo, le radici esoteriche del nazismo, l’occultismo di fine Ottocento e, possibilmente, le idee di Nietzsche. Non è stato difficile invitarlo a partecipare, dato che ha vissuto a Torino e dato che adorava la città quanto me. Non ultimo, attorno alla sua figura potevo facilmente fare ruotare tutti i temi che avevo in mente.

2. Nel romanzo hai descritto con grande verosimiglianza la Torino di fine Ottocento. Come si è svolto il lavoro di documentazione storica?

Mi sono avvalso di libri, anche di testi dell’epoca, di foto e di mappe della città. Inoltre, documentandomi sulla permanenza di Nietzsche a Torino, trovavo via via informazioni interessanti. Nietzsche stesso parla molto di Torino. Come ho detto, l’amava tantissimo, tanto da ritenerla l’unico luogo in cui lui era possibile. Mi sono stati utili anche alcuni sopralluoghi durante la stesura del romanzo. Però, ancor più che concentrarmi sulla ricostruzione fedele della città, ho cercato di ricrearne l’atmosfera e il carattere, anche introducendo nella storia persone realmente esistite, come, ad esempio, il direttore del Museo Egizio.

3. Dalla tua biografia si legge che sei nato a Torino ma vivi a Roma. Quanto pesa, nella tua scrittura, questo dualismo tra la Città eterna e la Città sabauda, da sempre considerata uno dei centri nevralgici dell'occultismo?

Pesa. Vivo il contrasto. C’è una tensione permanente tra questi due luoghi. Giovanni Paolo II, quando nel settembre 1988 si è recato in visita a Torino, ha detto: «La città di Torino era per me un enigma, ma dalla storia della Salvezza sappiamo che là dove ci sono i santi entra anche un altro che non si presenta con il suo nome. Si chiama il Principe di questo mondo, il demonio». Se si pensa al peso che ha la Chiesa a Roma, questo rende l’idea del contrasto, ancora vivo, tra le due città.

4. Nel tuo romanzo emerge un certo parallelismo tra la celebre e discussa "Golden Dawn" londinese, da alcuni considerata la vera responsabile dei delitti attribuiti a Jack lo Squaratore, e l'aristocrazia torinese dedita a un fanatismo pangermanico. Come è nata quest'idea?
È una di quelle connessioni spontanee di cui ho parlato prima: gli omicidi dello Squartatore, a Londra, avvenivano proprio nello stesso periodo in cui è ambientato il romanzo; le indagini del colonnello Pural riguardano omicidi di tipo rituale, nei confronti dei quali i carabinieri di Torino erano impreparati quanto la Scotland Yard di allora; e poi, la Golden Dawn ha molto a che fare con lo gnosticismo, e la sua storia interseca quella delle origini occulte del nazismo. All’epoca, come forse anche oggi, i membri dell’élite, specialmente gli uomini di potere, amavano dedicarsi all’occultismo. Nel mio romanzo, l’aristocrazia torinese pratica un cristianesimo gnostico estremo, per il quale il Dio della Bibbia (ebraica) è il Male, da qui nasce il legame con gli antisemiti tedeschi, ovviamente interessati a un simile cristianesimo. Come lo furono in effetti. Una volta l’anno gli aerei nazisti sorvolavano l’ultima roccaforte catara tracciando una svastica nel cielo, per commemorare il giorno del loro annientamento da parte della Chiesa di Roma. Sono sicuro, però, che i catari non avrebbero simpatizzato per i nazisti.

5. Filosofia e thriller. Esiste secondo te una connessione tra il processo investigativo e la filosofia e quanto la tua formazione ha influito sulla costruzione del plot narrativo?
La filosofia è indagine, una forma estrema di investigazione, quindi, sì, esiste una connessione. Il filosofo è un pensatore che cerca di capire come stanno le cose e sa porsi delle buone domande, proprio come un bravo detective. La mia formazione ha influito nella misura in cui mi ha fatto sentire abbastanza a mio agio nel trattare argomenti come questi. E diciamo che mi ha messo a disposizione alcuni rocchetti di filo omaggio per tessere la trama.



Grazie a Fabio per la chiacchiarata. Per chi volesse incontrare l'Autore e si trovasse in quel di Catania, potrà partecipare alla presentazione presso la libreria Mondadori alle ore 19.00.


Chi invece vuole seguire "La cattedrale dell'Anticristo" mediante facebook, può cliccare qui.


Vi lascio il booktrailer del primo romanzo dell'Autore, La Setta degli Alchimisti (Newton and Compton):

venerdì 28 ottobre 2011

Neraintervista- Nel LIMBO della regia con DAVIDE PELLEGRINO




Davide Pellegrino, dopo essersi laureato al L.A.M.S. con una tesi sul cinema dei fratelli Coen, nel 2009 si trasferisce a Brighton per studiare più da vicino il cinema e realizzare i suoi primi cortometraggi.
Nel 2010 il suo corto dal titolo "Red Hat" vince il festival della Kodak per i film girati in Super8. Lo stesso anno viene mostrato al Cannes film Festival.
Il suo ultimo lavoro si chiama "Limbo", girato in pellicola 35mm ed ha guadagnato un premio al Palestrina Film Festival.

1. Come nasce l'idea di un cortometraggio e, in particolare, come è nato "Limbo", il corto che hai presentato al Movie Club Festival di Palestrina?

L'idea di un corto nasce anzitutto da un esigenza: quella di voler comunicare o dire qualcosa. Personalmente, i corti mi hanno insegnato che se abbiamo un'idea, dobbiamo più preoccuparci a realizzarla anzichè chiederci se funzionerà o meno. Limbo nasce dal miscuglio di varie idee, spunti fummettistici, film...

2. Quanto si perde o si guadagna rispetto alle iniziali intenzioni nel processo di trasferimento della storia dal soggetto alle immagini del cortometraggio?

Si perde tutto e si guadagna di più... Quando si gira qualcosa, per quanto si provi a tenere tutto sotto controllo, è normale dover fare i conti con la barriera tra immaginazione e reale: idea e mezzi che si ha a disposizione. A volte quindi si è costretti a dover cercare delle soluzioni alternative per raggirare il problema. L'importante è saper fare una scelta consona al nostro punto di vista. Una volta unite le singole parti avremo un insieme che coinciderà con ciò che ci eravamo prefissati.

3. Nel tuo curriculum vanti un'esperienza in Inghilterra alla Brighton Film School: quanto ha pesato nella realizzazione di "Limbo"?

Se non avessi fatto la Brighton Film School non penso sarebbe nato Limbo. L'equipaggiamento era un pò vintage...ci volevano 4 persone per sollevare la m.d.p.: fare delle riprese all'esterno sarebbe stata una follia. L'altra mdp più maneggevole era silenziosa quanto una motosega. Ho dovuto pensare ad una storia che si sarebbe potuta girare in interni ed ecco che mi è venuta l'idea di Limbo.

4. Esiste, secondo te, un valore aggiunto della Letteratura e della Cinematografia di genere noir, qualcosa che le caratterizza rispetto ad altri generi?

Sicuramente il cinema e la letteratura noir hanno qualcosa che li caratterizza rispetto ad altri stili. Per uno spettatore o un lettore, il noir puro scava dentro di lui. L'appassionato del genere vuole capire, arriva persino ad immergersi nelle sofferenze dell'animo di un personaggio pur di riuscire a cogliere ciò che l'autore gli sta raccontando...ed è probablimente questo che più mi affascina nel genere: immedesimarsi nell'orrore.

5. Raccontaci cosa "bolle in pentola"...
Il prossimo proggetto è un cortometraggio che gireremo a Roma, dal titolo "Terroristi". A differenza di Limbo, Terroristi affronterà tematiche sociali comuni, ovvero il rifiuto di alcuni neo laureati ad accettare la realtà che si sta schiudendo di fronte ai loro occhi. Il tono sarà quello della parodia ironica, in un contesto dove però c'è ben poco da scherzare...




Grazie a Davide per la chiacchierata. E qui di seguito trovate il suo corto vincitore del festival della Kodak.

mercoledì 26 ottobre 2011

SANGUE GIUDEO - anteprima del nuovo romanzo

Con grande piacere e con trepidazione, vi segnalo l'anteprima del mio nuovo romanzo Sangue Giudeo, sempre i per tipi della Leone editore, che con ogni probabilità vedrà la luce per marzo 2012. Il libro è il frutto di una lunga revisione in collaborazione con gli editor della Leone e di ricerche storiche che mi hanno impegnato per quasi un anno.


Ecco la bellissima copertina:

La trama:


Roma, 1500. Mentre il Valentino torna da trionfatore nella capitale accolto con tutti gli onori dal padre, papa Alessandro VI Borgia, nella comunità ebraica si susseguono diversi omicidi per avvelenamento. Tiberio di Castro, medico speziale alla corte vaticana, sarà chiamato a indagare sul mistero. Ma la sua fama di uomo retto attirerà le attenzioni anche di un'ospite particolare. Caterina Sforza è infatti imprigionata a Castel Sant’Angelo, portata a Roma come bottino di guerra dal Valentino, e con le sue arti magiche e seduttive chiederà al giovane speziale di aiutarla nel suo progetto di fuga. Le indagini di Tiberio, introdotto ai misteri del veleno da Caterina, andranno a lambire gli alti vertici della Chiesa, ma qualcuno, nei palazzi del potere, segue con attenzione ogni suo passo, pronto a sacrificarsi per l’oscuro demone che lo governa. Dopo L’arcano della Papessa, Tiberio di Castro torna a indagare sui misteri della Roma rinascimentale.
Sangue giudeo è un romanzo che alla precisa documentazione storica aggiunge la fascinazione dell’esoterico, il tutto narrato con indiscutibile passione e competenza.


domenica 23 ottobre 2011

La Cattedrale dell'Anticristo di Fabio Delizzos




Seconda prova narrativa per Fabio Delizzos con il suo thriller "La cattedrale dell'Anticristo" (Newton Compton, 9 euro). Ambientato in una Torino di fine Ottocento, il romanzo prende le mosse dal ritrovamento di due neonati barbarmente uccisi, con un serpente marchiato dietro l'orecchio. I piccoli sembrano essere stati vittima di rituali satanici. A questi primi efferati delitti si aggiunge il ritrovamento del cadavere del cardinale Martini, eminente personalità della curia e accanito donnaiolo e peccatore. Una matassa piuttosto intricata, che il colonnello dei Carabinieri Reali Giorgio Plural a capo della DIO (Divisione Indagini sull'Occulto) ha il compito di sbrogliare. Non è una missione facile, visto che alcune tra le più aristocratiche famiglie torinesi sembrano coinvolte.


Plural si avvale di due originali collaboratori. Un giovane cameriere di un Caffè di piazza Castello. E un inedito Friedrich Nietzsche, all'epoca di stanza a Torino, in procinto di dare alle stampe il suo capolavoro, L'Anticristo. Si dipana un concitato percorso investigativo, con molti colpi di scena e interessanti divagazioni storico-filosofiche.


Il romanzo di Delizzos ha molti pregi. Una prosa limpida, capace di passare attraverso registri diversi, sostiene una trama sicuramente avvincente. La risoluzione di questo "giallo d'ambientazione storica" offre all'Autore l'opportunità di affrontare tematiche impegnative come la massoneria, lo gnosticismo, e il presunto anti semitismo nietzschiano. Lo stesso filosofo viene ritratto nella sua intensa e a volte contradittoria umanità, scevro degli orpelli accademici, e sapientemente incastonato nel flusso narrativo. Molta carne al fuoco, si direbbe, ma con funambolica destrezza Delizzos riesce a suscitare interesse senza appensantire il lettore. E ve lo dice uno che, al liceo, la Filosofia non l'ha mai digerita.


Sopra ogni cosa, in questo libro c'è una fascinosissima Torino fin de siècle. La città santa della Sindone e la città dannata percorsa da un freatico ed oscuro esoterismo coesistono in un impossibile equilibrio che inquieta ed affascina nello stesso tempo.


Vi lascio il booktrailer del romanzo:



martedì 18 ottobre 2011

Segnalazione- 101 regine per Marina Minelli



Per le bambine è un “must”: chi da piccola non ha sognato di diventare principessa, con tanto di scettro e corona? Per i ragazzi è diverso, di solito uno sogna di essere un supereroe, o un alieno, o tutte due le cose. In ogni caso, è con autentico piacere che segnalo l’ultima fatica dell’amica Marina Minelli, curatrice del sito Altezza Reale. Per chi è interessato alla Storia dei Reali ma anche ai fatti di costume, Altezza Reale si è imposto come un luogo virtuale di riferimento. Per i tipi della prestigiosa Newton and Compton, l’Autrice ha dato alle stampe il volume “101 storie di regine e principesse che non ti hanno mai raccontato”. Il titolo la dice lunga sull’argomento del lavoro di Marina. Si tratta di una vasta panoramica sulla vita e le gesta delle teste coronate in gonnella che hanno contribuito, direttamente o in veste di consorti, alla Storia dei loro paesi. Per chi volesse approfondire, basta cliccare qui per arrivare alla pagina online dedicata al libro.
Ho fatto una domanda a Marina: tra le "tue" 101 principesse, quale definiresti più noir e perché?


Così a primo acchito mi viene da dire Isabella di Valois, la figlia di Filippo IV poi regina d'Inghilterra, una donna terrificante, tremenda sia con il marito che con il resto della famiglia e celebre per aver denunciato le cognate che avevano degli "amichetti". Però se il "noir" lo intendiamo in senso più vasto, secondo me è noir anche la celebre duchessa di Windsor per tanti aspetti ancora poco chiari della sua storia, per questo suo dominio totale su Edoardo VIII, per il dramma dell'abdicazione. Anche Maria Stuarda ha il suo lato noir, in fondo tutti gli uomini che hanno avuto a che fare con lei sono finiti maluccio


Ecco, vedete, nel suo libro Marina ha capato principesse e regine per tutti i gusti. Agli interessati, buona lettura!

domenica 9 ottobre 2011

A Qualcuno Piace Corto


Un po' di novità... prima cosa, come vedete il layout del blog è cambiato. Ho optato per un modello più essenziale. Alcuni post hanno conservato il vecchio carattere cilestrino che non è proprio il massimo per una lettura su sfondo bianco. Cercherò di risolvere il problema.
Si è da poco conclusa a Palestrina, la città in cui dimoro alle porte della Capitale, una rassegna di cortometraggio, Movieclub festival. Non ho potuto partecipare all'evento, ma mi sono avvalso della testimonianza di un giurato di gran qualità (mia moglie), che ha trovato di ottimo livello i lavori presentati.
A meritarsi la medaglia d'oro, da quanto ho capito, è stato il corto "Deu ci sia" del regista Gianluigi Tarditi. Il trailer mi sembra molto accattivante:


Il corto che invece mi pare si inserisca maggiormente sulla scia noir è, a mio parere, "Limbo" del giovane regista Davide Pellegrino, in lingua inglese con sottotitoli in italiano:


Spero di avervi incuriosito. Ora resta aperto, almeno per me, un grande interrogativo: dove sarà possibile vedere questi corti, esclusi dal circuito della consueta distribuzione cinematografica?

domenica 28 agosto 2011

SF- Asimov, la spirale del tempo e la sua eternità



Oggi mi pare che la fantascienza, come genere letterario e cinematografico, stia esalando gli ultimi sospiri. Eppure negli anni 70 questo genere ha conosciuto un’esplosione veramente incredibile, specie negli USA. La leggevano tutti di più, ma forse la scrivevano anche meglio.
Io stesso l’ho scoperta, molti ma molti anni fa, frugando nella vecchia libreria di mio padre e trovando i volumi della collana Urania. Il primo che ho letto “Le due facce del tempo” (Starman’s Quest, 1962), a firma di Robert Silverberg , parlava di due gemelli e di come le loro vite fossero divise dai viaggi nello spazio. Ne rimasi così affascinato che cominciai a divorare tutti i volumi di quella vecchia libreria.
Robert Silverberg fu uno dei più grandi esponenti della hard SF (nulla a che vedere con quell’altro genere di hard, non fraintendiamoci), ovvero di quel filone fantascientifico in cui la trama prende avvio da un’ipotesi scientificamente plausibile. L’altro filone, quello della soft SF, in cui le basi scientifiche erano del tutto trascurabili, è più vicino al fantasy.
Il re indiscusso del genere hard SF è Isaac Asimov, ebreo di origine russa ma trapiantato negli USA. A parte i suoi lavori più conosciuti, come il ciclo della Fondazione e quello dei Robot, Asimov ha scritto alcuni dei più bei romanzi del genere SF. Recentemente ho ripreso in mano e ho riletto “La Fine dell’Eternità” (The End of Eternity), scritto nel 1955. Il tema del romanzo è rappresentato dal viaggio nel tempo e dai suoi paradossi.
Andrew Harlan è un tecnico della casta degli Eterni, ovvero coloro che hanno il compito di manipolare il tempo e di eliminare le imperfezioni della Storia. Gli Eterni hanno una disciplina ferrea, che, tra le altre cose, prevede la castità (argh!). Durante una missione, Harlan conosce Noys Lambent. Tra i due nasce una forte attrazione ma Harlan viene incaricato, proprio per eliminare le imperfezioni della Storia, di eliminare Noys. L’irreprensibile tecnico inizia allora a complottare contro l’Eternità per salvare la sua amata. Scopre che ci sono dei secoli, nel Futuro, che non risultano accessibili agli Eterni e che forse nascondno qualcosa di oscuro e terribile. Ben presto Harlan si trova a dover fronteggiare una realtà molto diversa da quella che immaginava e dovrà compiere una scelta cruciale per il destino dell’umanità. Un’umanità che si era completamente ripiegata su stessa, troppo impegnata a correggere gli errori del passato per guardare avanti.
Scritto da un giovane e ancora non celebre Asimov, che – ricordiamo – era un chimico e aveva una solida preparazione scientifica, “La fine dell’Eternità” è forse uno dei migliori romanzi dal grande Isaac. Insieme una metafora e un monito, la storia di Harlan ci ricorda che le distorsioni e le brutture della Storia sono - per quanto dolorosi - una tappa essenziale per l’evoluzione e il miglioramento.
Insomma, un libro imprescindibile per gli amanti e nostalgici della SF e, come è scritto nella prefazione di Giuseppe Lippi, un’esperienza “annichilente” per ogni lettore. E, insieme alla lettura del libro, riflettiamo anche sul perché la fantascienza sia un genere così in declino. Forse, anche se è triste ammetterlo, siamo ingabbiati nella spirale del nostro tempo e abbiamo smesso di guardare in alto, verso le stelle.

venerdì 12 agosto 2011

NeRoStOrIa- MAUD LA PRIMA DEI PLANTAGENETI



L’imperatrice Maud nasce nel castello di Sutton nel 1102 da Enrico I d’Inghilterra ed Edith di Scozia. Viene battezzata con il nome di Adelaide e per le mire politiche del padre viene promessa al futuro sovrano del Sacro Romano Impero Enrico V.
Giunta alla corte teutonica, presso la quale viene allevata ed educata, assume il nome di Maud. Nel 1117 viene incoronata imperatrice, a Roma. Fu un matrimonio infelice, il suo, marchiato dal sospetto dell’infertilità. Non riuscì a dare un erede all’imperatore, più grande di lei di diciassette anni, e che morì lasciando il nipote, Federico di Svevia, sul trono del Sacro Romano Impero.
Maud sembrava destinata al silenzio, ad essere inghiottita nelle pieghe ombrose della storia, come un personaggio secondario e facile da dimenticare.
Fu una tragedia a renderla una della più grandi protagoniste della storia inglese. La Nave Bianca, che trasportava suo fratello ed erede al trono Guglielmo, fece naufragio. Senza superstiti.
Si apriva una spinosa questione per la successione al trono. Enrico aveva, oltre a Maud, un figlio illegittimo, Robert, a cui aveva assegnato la prestigiosa contea di Glaucester.
Ma per quei tempi era impensabile che un bastardo cingesse la corona di Inghilterra, se non a prezzo di sanguinose lotte. D’altro canto, c’era Stefano di Blois, nipote di Enrico I e discendente diretto di Guglielmo il Conquistatore.
Invece, Enrico I ravvisò in Maud le qualità e il temperamento ideali per regnare e la proclamò sua erede. Fece in modo che tutti i Baroni del Regno, compreso Stefano, prestassero giuramento alla futura regina. Nel frattempo, Maud sposa Goffredo d’Angiò, dal quale riesce ad avere tre figli, al contempo fugando i dubbi sulla sua fertilità e assicurando continuità alla dinastia inglese.
Nel 1135, mentre Maud era incinta per la terza volta, apprese che suo padre era morto durante una battuta di caccia, forse avvelenato. I Baroni giurarono fedeltà a Stefano, proclamandolo sovrano, mentre a Maud veniva assegnato il titolo onorifico di Signora degli Inglesi.
Maud non si rassegna e, fiancheggiata dal fratellastro Robert di Glaucester, inizia una sanguinosa lotta per riprendersi la Corona. Le insegne che sfavillano sullo scudo della regina sono le stesse di Goffredo d’Angiò: una pianta di ginestra. Da questo emblema prese nome tutta la sua discendenza: i Plantageneti.
Vi risparmio i dettagli sul terribile periodo che seguì e viene universalmente denominato l’Anarchia.
La disputa per la Corona terminò nel 1153, quando uno Stefano vecchio e avvilito riconobbe come proprio erede Enrico II il Plantageneto, figlio di Maud. Per chi abbia voglia di ulteriori particolari sulla vicenda, vi rimando ad un completo saggio storico ciccando qui.
La vicenda storica fa da sfondo al celeberrimo romanzo storico di Ken Follet, I Pilastri della Terra.
Dal romanzo è stata anche tratta una miniserie televisiva, di cui vi lascio il trailer.

lunedì 20 giugno 2011

Neraintervista- Il serial killer con le rose di Michele Ciardelli








Michele Ciardelli, classe 1972, è toscano d.o.c. Nato a Pisa, coltiva da sempre la passione della scrittura che lo ha portato alla pubblicazione di diversi romanzi. Nel 2000 esordisce con il noir "La falena". Nel 2004 ha terminato il giallo "Sedici rose arancioni" dapprima edito da SBC Communications e in seguito, dopo un'accurata revisione, ripubblicato nel 2011 dalla casa editrice GDS.


Michele ha accettato di rispondere alle domande della neraintervista.
1. Iniziamo con il tuo romanzo di recente "riedizione" da parte dei tipi della GDS: "16 rose arancioni". Leggendo la trama, sembra di trovarsi di fronte a un thriller psicologico. Come è nata l'idea del romanzo e quanto è durata la sua elaborazione?
R - L’idea è nata dal fatto che volevo "sapere" cosa potesse scatenare la furia omicida di un serial killer... e per farlo, ho deciso di lasciare la penna a lui: al colpevole. Chi scrive e "parla" al lettore è lui stesso.
In più volevo denunciare il fatto che troppo spesso, se non ci troviamo di fronte ad omicidi efferati, non "vediamo" cosa ci gira d’intorno! Ѐ psicologico perché vive nella mente del serial killer e dei personaggi che lo popolano, ma ha la presunzione di voler far riflettere. Il libro l’ho scritto nel 2004 in poco più di 3 mesi. 7 anni per dire che è finito, perché ho sistemato tutte quelle incongruenze ed errori che mi hanno fatto notare molti amici che hanno letto la prima edizione. Dalla prima edizione del 2008 a quella del 2011 ci sono delle differenze sostanziali: casa editrice differente, copertina differente (da nera, dove il sedici era in lettere, a gialla, dove il numero 16 è in cifre), un prologo che nel primo non c’era; un lavoro di editing di 4 mesi che mi ha portato a scorciare il libro di 15 pagine, nonostante due capitoli (l’ottavo, dove il colpevole si presenta al lettore in un capitolo fatto in prima persona e l’ultimo) siano venuti più lunghi perché servivano a spiegare alcune cose che credevo fossero chiare, ed invece non lo erano affatto! Ringrazio pubblicamente tutti quei lettori che hanno avuto la pazienza di dirmeli...



2. Perché hai scelto il genere noir e che cosa rappresenta per te?
R - Il noir, come il giallo mi permette di far fare tutto ai miei personaggi perché raccontino per me il messaggio che voglio dare.
Un po’ la stessa cosa di quando giocavo ai soldatini da bambino, a cui facevo fare di tutto, anche morire... poi tutto ricominciava con un nuovo gioco. Adesso sono cresciuto e quei soldatini sono diventati i miei personaggi a cui faccio fare sempre di tutto... anche morire. Poi tutto comincia nuovamente con un nuovo libro.
Comunque non sono un noirista o giallista in senso stretto, perché non scrivo solo quelli. Adoro scrivere tutto ciò che la mia mente partorisce, quindi quello che il gioco con i miei soldatini mi porta. Oltre a quello ho scritto un romanzo intitolato Due giorni in più, dove parlo di tutta la vita di mio padre partendo dagli ultimi due giorni di vita. Poi ho scritto una favola per adulti intitolata La vita che vorrei per te, dove parlo di una famiglia perfetta, che ha una vita perfetta, fino a che il narratore, insieme al lettore, non si trova davanti alla porta della realtà nell’ultimo devastante capitolo. In cui il narratore apre la porta e si trova il fratello (raccontato per tutto il libro) in fin di vita... di una vita dalla nascita alla morte fatta di soli problemi e non com’è stata raccontata. Il primo libro che ho scritto nel 2002 è un noir intitolato La falena con cui ho partecipato al concorso Alberto Giallo Mondadori senza peraltro darne seguito alla pubblicazione. E in quello ho coronato il mio sogno: scrivere un libro... Quindi rappresenta uno dei modi in cui scrivo.


3. I personaggi: quanto di te c'è in loro e quanto invece si allontanano da loro creatore?
R - Diciamo tutto e il suo contrario. Marco è pazzo quanto me e abbiamo moltissime similitudini. Anche troppe... Lui è un serial killer, io no. Ma ho trovato il modo per uccidere molte amicizie... quindi siamo più simili di quanto potrei dirne il contrario.
Sergio, il bambino di 10 anni, è me adesso. Cioè sono un quarantenne perennemente bambino. Monica è me al femminile: non da mai risposte convenzionali ed è sempre al centro dell’attenzione. Altero è riflessivo come me. Antonio è quello che vorrei essere.



4. Qual è il tuo riferimento letterario: esiste un Autore a cui ti ispiri e che è stato fondamentale per la tua formazione?

R - Assolutissimamente nessuno. Non sono un fan di nessun autore e nemmeno dei loro personaggi. Adoro leggere tutto ciò che è scritto, senza distinzione di genere. Se proprio devo scegliere un genere di lettura preferisco leggermi un romanzo rosa... E da lì la vedo dura estrapolare una storia assai splatter come lo è il mio libro.
5. Che cosa bolle in pentola? Raccontaci i tuoi progetti per il futuro...
R - Ho deciso di non editare più, ma ciò non mi farà smettere di scrivere. Adoro troppo farlo per limitarlo alle pubblicazioni. Non lo faccio perché sono presuntuoso, tutt’altro. Lo dimostra il fatto che ho seguito i consigli dei lettori, degli amici quando mi hanno consigliato di riprendere i libri di grammatica per colmare le mie lacune, ecc... Lo faccio perché è inutile pubblicare un libro per un emergente, se non te lo pubblica una casa editrice grande. Perché quelle medio piccole, nel migliore dei casi, te lo pubblica gratuitamente, ma non fa assolutamente promozione; facendo ricadere il fardello sull’autore. Come ho spesso detto, io non sono Dan Brown e non posso dettare regole a questo mondo, ma nemmeno sono obbligato a sottostarci! Quindi perché devo lavorare per far guadagnare loro? Il primo libro è andato bene, ma io non so quanto ho speso di soldi e di tempo!
Per quanto riguarda gli scritti, dopo i 4 libri che ti ho detto (di cui 2 sono editi), sto scrivendo il 5°. Ho appena finito una favola intitolata La spiga di grano che servirà per diversi progetti. Uno a Pisa (la mia città) e uno spero a Milano... oltre a Sassari dove verrà utilizzata da una terza classe delle elementari che dovrà rappresentarla.
Ci sono anche due fantasy storici ambientati uno intorno all’anno zero e uno nel 1424 che saranno inseriti in progetti. Quello ambientato intorno all’anno zero, dovrebbe servire per un progetto di scambio culturale-economico fra la Toscana e il Trentino Alto Adige...
Per altri scritti... ho una mente piena di idee che se le dovessi scrivere tutte dovrei diventare un moderno Asimov e scrivere... scrivere... scrivere... ma io adoro anche vivere. Non solo giocare!

Grazie Luca per avermi dato modo di raccontare un po’ di me...

Grazie a Michele per la disponibilità. Per chi voglia sapere di più sull'Autore può visitare la sua libreria su anobii.

lunedì 9 maggio 2011

Neraintervista - IL FUTURO SECONDO LUIGI MILANI


Luigi Milani, giornalista freelance, traduttore ed editor, ha pubblicato racconti per vari editori e su alcune riviste letterarie. Ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tesanovic, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa, 2009) e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). Nel 2010 ha pubblicato il romanzo Ci sono stati dei disordini (Arduino Sacco Editore).
Luigi ha accettato di rispondere alle domande per una neraintervista.


1. "Nessun futuro" racconta la storia di una presunta morte, quella del cantante Phil Summers: una vicenda ricorrente nel mondo dello star system... (pensiamo a Michael Jackson, o Elvis). Come è nata l'idea di scrivere un romanzo su questo tema?

Mi sono trovato a riflettere, direi anzi quasi a fantasticare su determinati eventi legati al mondo del Rock, in una sorta di “What if”, come dicono gli anglosassoni. Ho provato cioè a immaginare una realtà simile alla nostra, eppure non del tutto coincidente con essa. A un certo punto infatti le azioni di personaggi a noi noti, o facilmente riconoscibili, divergono dalla storia per come la conosciamo noi, con conseguenze spero inaspettate per il lettore. Non a caso, pur non essendo “Nessun Futuro” un romanzo sf, suscita a volte l’attenzione degli appassionati di fantascienza per la sua natura “ucronica”.
Inoltre, il tema delle varie leggende metropolitane sulle presunte morti di tante figure del mondo dello spettacolo era troppo allettante per lasciarlo inesplorato, dal momento che mi offriva il destro per parlare anche di temi che da sempre suscitano il mio interesse: la spietatezza dei meccanismi dello show business, la falsità innata di certi ambienti, la mistificazione programmatica in seno ai media...

2. "Nessun futuro" viene presentato come un "thriller dalle venature soprannaturali". Come si innesta l'elemento soprannaturale nella storia?

L’elemento sovrannaturale s’innesta sotto forma di manifestazioni misteriose, quasi mai rassicuranti – al limite dell’ESP – che si verificano nel corso della vicenda, generando dubbi e ansietà nei protagonisti della vicenda. A volte entra in gioco anche l’elemento onirico, e in almeno un caso anche il poltergeist, ma... mi corre l’obbligo, caro Luca, di trincerarmi dietro un diplomatico silenzio, o correremo il rischio di svelare troppo!

3. Nel romanzo prendi spunto dal plot principale per percorrere la storia del rock: qual è il rapporto tra la tua scrittura e la musica?

Tanto per cominciare, ti dirò che normalmente ascolto musica mentre scrivo. A volte si verificano interessanti “cortocircuiti”, e accade che certe suggestioni e atmosfere mi vengano suggerite proprio dalla piacevole contaminazione sonora che subiscono i miei testi. È successo proprio durante la scrittura di “Nessun Futuro”: il sound elettronico e cupo dei Depeche Mode, come pure certi brani sofferti dei Nirvana o, al contrario, la pacata liricità di David Sylvian, hanno influito molto nella redazione del romanzo.

4. Per i tipi di Stampa Alternativa hai curato l'edizione italiana di due libri della scrittrice Jasmina Tesanovic: quanto di te, del tuo stile narrativo, si trasferisce sulla pagina durante l'attività di traduzione?

Cerco di mettermi il più possibile a servizio dell’autore da tradurre, per evitare il rischio, del resto sempre in agguato, di sovrapporre la mia voce e il mio stile al pensiero e alla forma originali. Certo, giocoforza è inevitabile che sia abituato a leggere i miei testi possa a tratti riconoscere certe mie espressioni o costruzioni, ma in generale mi sforzo di tenere circoscritto il versante autoriale, per non scrivere... un altro libro di Luigi Milani, ecco!

5. Ci vuoi raccontare cosa "bolle in pentola"?

Nell’attesa di pubblicare prossimamente un nuovo libro – un romanzo di formazione sui generis, quasi un thriller infestato da strane presenze – sto lavorando al libro successivo, una storia a metà strada tra horror e mistery. Inoltre, per non farmi mancare niente, sto scrivendo a tempo perso – avercelo, il tempo! – alcuni racconti di fantascienza che appariranno su varie riviste qua e là.

Per chi abbia voglia di contattare l'Autore, basta cliccare qui per entrare nel suo sito. Ecco invece il booktrailer:

giovedì 28 aprile 2011

MICROPULP




Con piacere segnalo la nascita di una nuova fanzine, edita in duplice formato cartaceo e digitale, Micropulp. La rivista è dedicata alla narrativa di genere (noir, horror, weird, sf) e accoglierà i contributi di chi voglia cimentarsi con racconti brevi, previa selezione da parte della redazione.


Per chiunque sia interessato, il numero zero è scaricabile cliccando qui.



Dall’editoriale del numero zero: Micropulp non è una testata giornalistica. Micropulp non è un prodotto editoriale professionale. Micropulp non è a pagamento. Se qualcuno vi proponesse di pagare per acquistarlo, ditegli di usarlo per pulirsi ciò che avete già intuito. Micropulp è destinata a tutti coloro che amano scrivere, ma è innanzitutto destinata a tutti coloro che amano leggere. Micropulp non è politically correct. Micropulp non è politicamente schierato. Non è censurato, né censurabile. Micropulp non si occupa di saggistica. Non ti insegnerà nulla e non impegnerà la tua mente. Il suo scopo, al contrario, è di aiutarti a distenderla. Micropulp non è ingombrante. È pensato perché tu possa portarla comodamente con te. Micropulp si legge in poco tempo. È pensato perché tu possa leggerlo la sera mentre prendi un treno di ritorno dal lavoro. È pensato per farti sentire meno solo lungo il viaggio verso casa. Micropulp non si occupa di cronaca. Micropulp non contiene approfondimenti di tipo culturale. Micropulp racconta storie. Micropulp è tutte le storie che racconta. È tutte le persone che scrivono quelle storie. È tutte le persone che leggono le suddette storie. E infine, è tutte le persone che stanno aspettando di scrivere o leggere la storia che hanno vissuto o hanno in mente. Micropulp sono io, siete voi, siamo noi. Benvenuti a bordo.

lunedì 25 aprile 2011

I Borgia, meglio dei Soprano


Mentre sono alle prese con la revisione del prossimo manoscritto, che si può considerare come il sequel de "L'arcano della Papessa", sempre ambientato nella Roma del XV secolo, ecco che i Borgia tornano alla ribalta con un serial tv, che si promette molto intrigante.
Con un titolo che recita "the original crime family" (qualcosa come "la prima famiglia mafiosa") sbarca sul piccolo schermo statunitense (o meglio e' sbarcato gia' dal 03 aprile) la megaproduzione The Borgias, frutto di una collaborazione tra USA, Ungheria e Irlanda. Non c'e' che dire: tra intrighi di corte, congiure, omicidi e storie d'alcova, la dinastia orginaria di Xativa e salita al potere nel XV secolo, prima con papa Callisto III e poi con il piu' noto Alessandro VI, fornisce materiale in abbondanza per uno sceneggiato.
In una Roma rinascimentale interamente ricostruita negli studi di Praga, si aggira un neoeletto Rodrigo Borgia, intento a consolidare il potere temporale di una schiatta appena impiantata nella Citta' eterna. Si tratta di un'operazione non facile, il pontefice deve districarsi tra le ostiilita' degli Aragonesi, che vedono minacciato il trono di Napoli, e le mire espansionistia della Francia. Nei panni del pontefice di Valenza troviamo il celeberrimo Jeremy Irons, che mi pare tuttavia molto lontano da come ho sempre immaginato il papa di Valenza, certamente meno rinsecchito (almeno a giudicare dai ritratti) e molto piu' "macho" (i contemporanei lo descivevano come "lo piu' carnale homo"). Avrei anche da ridire sulla scelta dell'attrice che intepreta Giulia Farnese, la scandalosa amante/bambina di Alessandro VI, di cui non ci e' pervenuto alcun ritratto di certa attribuzione, purtroppo, ma che viene descritta come bruna (anche se usava tingere i capelli di biondo!) e in carne. Insomma, tra realta' storica e reinterpretazione della fiction, The Borgias si annuncia come un polpettone che avra' il merito, comunque, di puntare i riflettori su uno dei periodi piu' intensi e interessanti del Rinascimento italiano..

In attesa che il serial sbarchi in Italia, vi lascio al trailer:

lunedì 11 aprile 2011

Il Serial Killer al TG delle venti, ovvero Scacco alla Regina di Mario Mazzanti


Il titolo rimanda a un non troppo noto film degli anni ’70, in cui una celebre attrice faceva scontare i suoi capricci a una fin troppo accomodante dama di compagnia. Ma il romanzo di Mario Mazzanti, Scacco alla Regina, edito dai tipi della Leone editore racconta una storia di tutt’altro genere. La Regina della storia è Greta Alfieri, giornalista rampante, donna avvezza al compromesso pur di promuovere la propria carriera e ottenere un’esclusiva. Si muove con scaltra disinvoltura in ogni tipo d’ambiente e sa come scucire le giuste informazioni. Quando comincia ad interessarsi dell’omicidio di Adriana Maggesi non immagina che quel delitto non sarà soltanto una notizia da pubblicare ma il primo tassello di una catena che finirà per travolgerla. Insieme alla bella giornalista, si troverà coinvolto anche lo psichiatra forense Claps (non chiedetevi se è un nome o un cognome, lui è il dottor Claps e basta), il consulente che affianca la polizia nelle indagini. Quello della Maggesi appare inizialmente un delitto di tipo passionale e viene subito sospettato il fidanzato della vittima, Claudio Moranti. Ma questa pista viene presto abbandonata a favore di un’altra più inquietante prospettiva: per la città si aggira un serial killer appassionato di scacchi, che invischia Greta in un morboso rapporto epitolare/telematico. Morphy, così si firma il serial killer, annuncia di voler compiere un’Opera che dovrà svelare a tutti la sua grandezza. Claps e Greta, con l’aiuto di uno squinternato hacker, iniziano una vera e propria caccia all’uomo. Una caccia che si dipana attraverso un serrato susseguirsi di colpi di scena fino a una sorprendente e del tutto imprevedibile conclusione. Un romanzo avvincente e dall’accurato intreccio, sorprendentemente maturo per un libro d’esordio. Seppure l’Autore strizza l’occhio ad alcuni archetipi narrativi del genere (la donna in carriera, lo psichiatria tormentato e solo) riesce a sviluppare il plot e i personaggi con indubbia originalità. Ma quello che più sorprende, in Scacco alla Regina, è la capacità di svincolarsi dalla tipologia del “nero all’italiana”, che pure tanta fortuna ha conosciuto nel cinema e nella letteratura di genere. Il setting, infatti, è internazionale, quello di una grande città, potrebbe essere Roma, New York o Parigi.

Si percepiscono gli influssi di un’autentica passione per il cinema e la letteratura (penso ad esempio al tema del doppio e dell’identità in Brian De Palma, o alla produzione letteraria della Cornwell o di Deaver) che l’Autore ha saputo convogliare in una storia ad alta tensione, che riesce a incollare il lettore fino all’ultima delle oltre cinquecento pagine. Un plauso, infine, al team della Leone per l’accurata veste editoriale e l’accattivante copertina.

lunedì 21 marzo 2011

Segnalazione - Tamara de Lempicka al Vittoriano


D’Annunzio ne rimase affascinato. Lei era un’Artista eclettica e trasgressiva, amava uomini e donne con il medesimo slancio, era un’aristocratica sperperatrice, e forse anche un po’folle se è vero che fu l’amante del chirurgo russo Voronov il quale, come cura per ringiovanire e rinvigorire, trapiantava testicoli prelevati da scimmie sull’uomo.
Tamara de Lempicka è passata alla storia come un’artista di grande levatura, ma anche come personaggio controverso, ammantato da un velo di mistero. Molti avvenimenti della sua esistenza rimangono incerti, anche perché da lei stessa distorti in racconti rocamboleschi e fantasiosi. Nasce a Mosca nel 1898, e non a Varsavia nel 1902 come in seguito dichiarò. Sua madre Malvina Dekler viene da una ricca famiglia polacca di origine francese. Il padre Boris Gurwik-Gorski, ricco ebreo russo, esce presto di scena, secondo alcune versioni per un banale divorzio, secondo altre per suicidio.
Di fatto, Tamara cresce vezzeggiata dalla nonna materna, Clementine, che sarà la vera promotrice di una formazione umana e culturale cosmopolita, anche grazie a numerosi viaggi in Italia e in Francia. Ospite di una zia a San Pietroburgo, Tamara conosce Tadeusz Lempicki, nobile avvocato polacco, bello e rampante. Durante il soggiorno in Russia, frequenta l’alta aristocrazia e alcuni membri della famiglia imperiale, come gli Jussupov.
Nel 1922 la sua prima esposizione è al Salon d’Automne, dove presenta Portrait d’une jeune femme en robe bleue in cui è ritratta una sua amante. Da allora, comincia una vita febbrile, anche a causa del consumo abituale di cocaina. Ha una figlia, Kizette, ma di certo non ha la costanza e l’attitudine di buona madre. Nel 1926 è a Gardone, ospite del Vate, il quale ci prova spudoratamente ma, a quanto pare, Tamara non ricambia. Nel frattempo, il matrimonio con Tadeusz fa acqua da tutte le parti, e nel 1928 l’avvocato la lascia per un’altra donna.
Vi risparmio i dettagli di una vita così articolata e avventurosa (se volete approfondire ciccate qui), divisa metà in Europa e metà negli States, dove negli anni Venti e Trenta Tamara è osannata al pari delle dive di Hollywood. Si sposa di nuovo, con il barone Raoul Kuffner, ma il loro è un rapporto fuori da ogni schema, in cui è previsto un ampio margine di autonomia.
Muore nel 1980 a Cuernavaca, in squallida solitudine, assistita da sciacalli (tra cui la figlia) che mirano a raccogliere le briciole del suo patrimonio, già in gran parte sperperato.
Di certo, la sua produzione artistica fu di prim’ordine, le sue opera hanno una forza di suggestione, un gioco di luci, che le hanno rese celebri nei secoli e ancora oggi stupiscono. Tamara è stata fonte di ispirazione di moltissimi pubblicitari, anche televisivi (chi ricorda, qualche anno fa, la pubblicità del Campari?).
Per gli amici di Roma e dintorni, le opere della de Lempicka sono in mostra al Vittoriano dall’11 marzo al 03 luglio, per le info potete ciccare
qui.
Ai fortunati che potranno visitare la mostra, buona visione!

Nel frattempo, a chi se la fosse persa, vi lascio la pubblicità Red Passion ispirata all'artista polacca:

lunedì 7 marzo 2011

La Spia di Dio ovvero invita un serial killer al conclave




Il Vaticano tira. L’ha capito quel furbastro di Dan Brown, con il suo rocambolesco quanto inverosimile thriller Angeli e Demoni. E l’ha capito anche Juan Gómez-Jurado, classe 1977, giornalista spagnolo, che ha sbancato con il suo romanzo d’esordio La spia di Dio (Longanesi).
In breve, la trama. Roma piange ancora la morte dell’amatissimo pontefice Giovanni Paolo II che una nuova minaccia incombe sulla Città eterna. Un efferato serial killer decima i cardinali che da tutti gli angoli del mondo stanno arrivando nell’urbe per il conclave. A indagare sulla spinosa questione vengono chiamati Paola Dicanti, ispettore e criminal profiler specializzatasi a
Quantico
, e padre Fowler.
Gli omicidi, la loro ritualità e i messaggi in chiave biblica ben presto indirizzano le indagini verso un possibile responsabile. Si tratta di un prete pedofilo, ovviamente con un’infanzia molto difficile, ulteriormente provato dalla detenzione in un istituto/lager religioso dove ha subito delle terapie quanto meno bizzarre.
Insomma, è una lotta contro il tempo: il serial killer impazza per l’urbe, mettendo a rischio il conclave. Ovviamente, il Vaticano tenta di insabbiare il tutto e spinge perché avvenga al più presto l’elezione del nuovo pontefice.
La lettura del libro è indissolubilmente legata al ricordo di un Bed&Breakfast dove ho soggiornato gli ultimi giorni, a Trieste. Ricordo che leggevo mentre fuori pioveva. Il fatto che il palazzo fosse letteralmente addossato alla
sinagoga
(tra l’altro la più grande d’Europa) rendeva senz’altro tutto molto suggestivo. L’ho divorato in un paio di giorni e l’ho lasciato lì, nella libreria del B&B. Un po’ perché avevo già tanti bagagli, un po’ perché mi piace spargere libri in giro.
Non è un capolavoro, l’avrete capito. Pieno di luoghi comuni: il serial killer, il Vaticano reticente e ostile alla “trasparenza”, la criminal profiler brillante, incompresa e vittima del maschilismo italiano. Soprattutto, lui, il protagonista maschile, padre Fowler, che è un micidiale mix tra Padre Ralph di Uccelli di Rovo, Rambo e don Matteo.
Eppure, il libro scivola e si arriva in fretta alla fine, perché – appunto – gli intrighi della curia hanno quello strano potere ipnotico dell’incenso e della mirra. E dello zolfo, a volte.

Non un libro imprescindibile, ma una lettura piacevole.






Ecco l'incipit:



ISTITUTO SAINT MATTHEW
(CENTRO DI RIABILITAZIONE PER SACERDOTI CATTOLICI CON PRECEDENTI DI ABUSI SESSUALI)
Silver Spring, Maryland

Luglio 1999

Padre Selznick si svegliò nel cuore della notte con un coltello da pesce premuto contro la gola. Il modo in cui Karoski fosse riuscito a procurarselo sarebbe rimasto a lungo un mistero. Lo aveva affilato contro il bordo di una piastrella sconnessa della sua cella di isolamento, una lunga notte dopo l'altra.
Era la penultima volta che riusciva a sfuggire dal suo cubicolo di tre metri per tre, dopo essersi liberato dalla catena che lo assicurava alla parete con la punta di una matita automatica.
Selznick l'aveva insultato, e doveva pagare.
«Non cercare di parlare, Peter.»
La mano decisa e morbida di Karoski copriva la bocca del fratello di sacerdozio, mentre il coltello gli accarezzava la barba incipiente sul viso, su e giù, nella macabra parodia dei gesti di un barbiere. Selznick, paralizzato dalla paura, lo fissava con gli occhi sgranati, le dita artigliate alle lenzuola, sentendo su di sé tutto il peso dell'altro.
«Lo sai perché sono venuto, vero? Chiudi gli occhi una volta per dire sì ', e due per dire 'no '. »
Selznick rimase del tutto immobile, finché sentì il coltello interrompere la propria danza. Battè due volte le palpebre.
«La tua ignoranza è l'unica cosa che riesce a farmi infuriare più della tua insolena, Peter. Sono venuto per ascoltare la tua confessione.»

lunedì 21 febbraio 2011

La Bella e La Bestia, ovvero Monica Bellucci e quel pasticciaccio brutto del Gévaudan



Non quanto voi siate nazionalpopolari. In ogni caso, è difficile che non siate incappati, neanche per sbaglio, in quella che ormai è una vera e propria maratona canora. Forse vi è anche capitato, come è successo a me, di sintonizzarvi sulla rete ammiraglia proprio durante la tanto annunciata comparsata della diva ormai italo-francese, Monica Bellucci.
Penosa l’intervista di Morandi, senza capo né coda, e pure lei, Monica, che nonostante l’innegabile avvenenza ha riservato una costante inespressività al pubblico e a un Gianni Morandi in evidente stato di incontrollabile eccitazione senile.
Prendo spunto da questo cammeo sanremese per introdurre un film che ho rivisto recentemente e in cui trovo quanto mai azzeccata la partecipazione della Venere di Città di Castello.
Il film in questione è
Il patto dei lupi
(2001, regia di Christophe Gans, titolo originale del soggetto Lupus Dei). La storia si ispira a un fatto storicamente vero.
In Francia nella seconda metà del Settecento, si verificò una serie di inspiegabili delitti che terrorizzarono gli abitanti del villaggio di Lagogne, nel Gévaudan. La prima vittima, una pastorella, riesce a sfuggire incredibilmente incolume agli attacchi di una bestia orribile “dal pelo molto folto e rossiccio e dalle zampe dotate di lunghi artigli”. E’ fortunata: dopo di lei, tre fanciulli trovano la morte per opera della strana creatura. Si iniziano a organizzare infruttuose battute di caccia. Tre il mese di settembre e dicembre del 1764, ben 15 tra fanciulli e donne restano uccisi o gravemente feriti.
La Corona di Francia comincia a interessarsi alla bestia del Gévaudan. Il governo centrale invia il capitano dei dragoni Duhamel a eliminare l’efferata creatura. Nel corso di una battuta, Duhamel si trova di fronte la bestia, che riesce tuttavia a scampare al fuoco dei cacciatori. Duhamel riferisce che la bestia :”non è certamente un lupo, ma uno strano e sconosciuto ibrido”.
Dopo mille peripezie, nel 1767, la Bestia cessa inspiegabilmente di uccidere, dopo aver mietuto ben 100 (ma secondo alcuni 172) vittime. Sull’identità della creatura, sul fatto che fosse veramente un animale o piuttosto l’alibi di un efferato serial killer, ancora si specula e si discute. Per un’analisi storica dettagliata, se vi siete incuriosi, vi rimanzo a questo bell’articolo di
Alberto Rosselli
.
Il patto dei lupi offre un’interessante elaborazione della vicenda. Il protagonista, il cavaliere Gregoire de Fronsac, è uno scienziato inviato dal re nel Gévaudan per catturare e impagliare la Bestia. Affiancato da un indiano d’America, l’inseparabile Mani, de Fronsac deve fare i conti non solo con la sanguinaria creatura ma anche con i non meno inquietanti aristocratici del luogo. Tutti, per la verità, poco ospitali e molto stravaganti. Peraltro, il cavaliere rimarrà colpito dalla fresca e graziosa Marianne, figlia del conte de Morangias. Ovviamente, Marianne è una brava ragazza e il rapporto tra lei e il cavaliere rimane sul platonico. Per fortuna, per calmare il bollenti spiriti dell’impagliatore reale, c’è il bordello locale. Molto ben fornito, tanto che è proprio qui che fa la sua apparizione una statuaria e criptica Monica Bellucci. Una escort, come si direbbe oggi.
Il film prosegue con colpi di scena, finte morti e vere risurrezioni, come ogni buon polpettone d’epoca. A me è piaciuto, questo film, per la splendida e visionaria fotografia (il direttore è Dan Lausten, quello di Mimic), per il ritmo sostenuto, e per il perfido Vicent Cassel che è perfetto nella parte del cattivo.
Perché un cattivo che si rispetti ci vuole sempre.
Vi lascio il video della colonna sonora:

domenica 30 gennaio 2011

Segnalazione - NESSUN FUTURO, il nuovo romanzo di Luigi Milani



In libreria da domani 31 gennaio Nessun futuro (Casini Editore 2010), il nuovo libro dell'amico scrittore e blogger Luigi Milani, un thriller con venature sovrannaturali ambientato nel mondo del rock.

Il libro
Nessun futuro è un romanzo a cui la categoria di romanzo va stretta. Potremmo chiamarlo romanzo/backstage, visto che descrive una storia che si svolge negli ultimi mesi del 2001 ma in cui magicamente si affaccia mezza storia del rock, dai Beatles al fantasma di Jim Morrison alla urban legend della “finta morte” di certe rock star, da Paul McCartney a Elvis a Michael Jackson, o proprio a Phil Summers, il protagonista “sotterraneo” del libro. Ma in realtà Nessun futuro sfugge a qualsiasi classificazione: come il vero rock, in fondo. E come il vero rock, ci trascina con sé e ci trasporta nel suo mondo. Lo fa attraverso l’io narrante, Kathy Lexmark, giornalista televisiva ultratrentenne, con un divorzio alle spalle e un futuro professionale quanto mai problematico. E lo fa lasciando aleggiare sempre sullo sfondo la sensazione che stia per succedere qualcosa, e poi qualcos’altro, e poi ancora qualcos’altro, in un crescendo vorticoso di suspense e adrenalina.
Il volume contiene un codice che, inserito nell’apposita sezione del sito dell'
editore fornisce l’accesso a numerosi “extra”.
Il fan trailer lo trovate
qui


L’autore
Luigi Milani, giornalista, traduttore e editor, ha pubblicato racconti per Giulio Perrone Editore, Akkuaria Edizioni e su alcune riviste letterarie. È uno dei soci fondatori della casa editrice
Edizioni XII. Ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tesanovic, Processo agli Scorpioni (Edizioni XII – Stampa Alternativa 2008/2009) e Nefertiti (Stampa Alternativa) e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). Nel 2010 ha pubblicato La torre, un racconto horror d’ambientazione medievale, inserito nell’antologia di racconti Bassa Marea (Historica Edizioni) e il suo primo romanzo Ci sono stati dei disordini (Arduino Sacco Editore)


Buona lettura!

lunedì 24 gennaio 2011

IL MONACO di MG Lewis, ovvero i dolci inganni del Diavolo





"Se l'amore fosse una colpa, perché Dio l'avrebbe fatto così dolce?" MG Lewis


Il coinvolgimento nella catena della memeizzazione ha avuto diversi effetti collaterali. Primo, mi ha spinto ad aggiornare il blog più frequentemente. Secondo, mi ha portato a riflettere sui libri che ho letto, non solo nel 2010, e su quelli che avrei voluto rileggere.
Il monaco, celeberrimo romanzo di Lewis, è uno dei testi che merita senza dubbio una rilettura anche a distanza di anni.
Matthew Gregory Lewis scrisse questo romanzo (titolo orginale: The monk) a vent’anni e dichiarò di aver impiegato solo dieci settimane a completare l’opera che forse rappresenta l’archetipo del romanzo gotico. Probabilmente si tratta solo di millanterie, e la composizione di una struttura narrativa così complessa e ricca di citazioni richiese molto più tempo.
Lewis nasce a Londra nel 1775 in una ricca famiglia proprietaria di vaste tenute in Giamaica. Ebbe un’educazione letteraria complessa e cosmopolita: di certo il soggiorno a Weimar, in Germania, fu determinante nella scelta e nella elaborazione del modello del romanzo gotico.
In breve, questa la trama de "Il monaco": Ambrosio è il superiore dei Cappuccini di Madrid ed è considerato, per la sua intransigenza e la sua incorruttibilità, un modello di santità. La fede di Ambrosio viene messa alla prova quando scopre che il suo confratello prediletto, Rosario, è in realtà una donna, di nome Matilda.
Vinto dalla lussuria, Ambrosio cede alla passione e intreccia una relazione carnale con Matilda. Ma il gorgo del peccato lo trascina, e dopo Matilda sarà la volta di un'altra donna, Antonia. Ma la concupita oppone resistenza alle profferte di Ambrosio e questi decide di ricorrere alla stregoneria, anche grazie alla complicità di Matilda. Nottetempo si introduce nella casa di Antonia e riesce a stuprarla. Colto in flagrante dalla madre della vittima, Elvira, Ambrosio uccide la testimone e decide di chiudere Antonia in una cripta, accessibile solo a lui.
Dopo varie vicessitudini, la caduta di Ambrosio si conclude con la cattura da parte dell’inquisizione e con la condanna a morte. Ma poche ore prima che la sentenza venga eseguita, Il diavolo in persona lo aiuta ad evadere. Triste consolazione: Satana rivela al monaco un’ultima, terribile verità e lo condanna a una morte ben più feroce rispetto a quella che gli era stata riservata dalla inquisizione.
Poche parole per descrivere questo capolavoro della Letteratura inglese. Lewis ci consegna un’opera dalla carica dirompente e distruttiva, in cui una forza incontrollabile, freatica e sensuale disgrega totalmente i pilastri morali e religiosi della nostra società. Come a dire che in questo mondo, nessun luogo, che sia basilica, chiesa, o convento, è al sicuro dalla minaccia delle forze oscure che albergano in ognuno di noi.
Una lettura imprescindibile.



Tra l'altro, dal romanzo è stato tratto un film, per la regia di Ado Kyrou, con Franco Nero. Qui sotto, la locandina (tratta dal bellissimo sito cinemedioevo):

domenica 16 gennaio 2011

HELP! Mi hanno memeizzato! Ovvero, le mie letture del 2010...



Si sta diffondendo su internet con una velocità spaventosa, come uno di quei virus informatici inarrestabili. Si tratta della “memeizzazione”, ovvero della tendenza a passare da blog a blog una lista di domande a cui rispondere. Sono stato tirato in ballo, anzi invocato!, dal buon Gelostellato. Per cui, emergendo dal pantano vischioso della Pigrizia, ecco la lista COMPLETA delle domande e delle risposte!

Quanti libri hai letto nel 2010?

35, più o meno. Anche se tenere un conto preciso è difficile, visto il non regolare aggiormento dello scaffale della mia libreria su anobii.

Quanti erano fiction e quanti no?

Nessuno. A parte che non credo di essere sicuro di conoscere il significato del termine "fiction" applicato a una lettura...

Quanti scrittori e quante scrittrici?

26 scrittori contro 9 scrittrici. Da cosa sarà dipesa questa sproporzione? Probabilmente trovo più naturale immedesimarmi nei personaggi creati dagli autori maschi.

Il miglior libro letto?

Senza dubbio L’impero dei lupi di Jean Christophe Grangé. Si tratta di un thriller ad alta tensione, scritto con grande maestria (e reso ancora più godibile dalla traduzione italiana di Alessandro Perissinotto). La lettura del romanzo mi ha spinto anche a vedere la trasposizione cinematografica, che non mi è affatto dispiaciuta.

E il più brutto?

Un occhio perfettamente blu di Chelesea Cain. In breve, un deludente guazzabuglio.

Il libro più vecchio che hai letto?

Rosso pompeiano, di Nino Marino. Splendido giallo ambientato pochi giorni prima della celeberrima eruzione del Vesuvio.

E il più recente?

Il longobardo, di Marco Salvador.

Quale il libro col titolo più lungo?
Una piccola storia ignobile di Alessandro Perissinotto.

E quello col titolo più corto?

Sultana, un romanzo-polpettone molto godibile, scritto dal Principe Michele di Grecia

Quanti libri hai riletto?

Nessuno, se si esclude la consultazione a testi che mi aiutano a preparare le stesure dei miei libri, e a cui ritorno spesso, come i libri di Maria Bellonci.
Anzi, no. Ho riletto da poco “Il sistema periodico”, la bellissima raccolta di racconti di Primo Levi.


E quali vorresti rileggere?
Il Gattopardo. Un capolavoro assoluto della letteratura italiana. L’


I libri più letti dello stesso autore quest’anno?
I romanzi di Alessandro Perissinotto. In poche settimane mi sono sparato la trilogia della psicologa indagatrice Anna Pavesi.

Quanti libri scritti da autori italiani?

Una buona quota! Venti italiani su un totale di 35 libri. Sono convinto non solo che sia solo importante leggere gli autori italiani, ma anche acquistare e leggere i libri della media- piccola editoria.

E quanti dei libri sono stati presi in biblioteca?

Nessuno. Non avrei la pazienza di restituire, il che non sarebbe carino.

Dei libri letti quanti erano ebook?

Uno: 31 ottobre di Glauco Silvestri. Un bel romanzo, e se volete potete scaricarlo anche voi, ciccando qui!

Ecco, sono arrivato in fondo alla lista. Alla fine, devo ammettere che è sempre utile riflettere su quello che si è scelto di leggere. Quindi, grazie a Gelo dell'invocazione, e dell'opportunità.