venerdì 26 febbraio 2010

Segnalazione - "Nero n. 9" di Massimo Junior D'Auria


Annunciare l'uscita della raccolta "Nero n. 9" (Sogno edizione) di Massimo Junior D'Auria è, per me, particolarmente importante. Massimo è un giovane autore che stimo molto e di cui ho già avuto occasione di parlare, quando fu pubblicata l'antologia "La vita degli altri" (Arduino Sacco editore).
Ho avuto modo di leggere in anteprima e di scrivere la prefazione di "Nero n.9", antologia di racconti in tema squisitamente noir. Vi consiglio questa lettura, per il libro in sé e per la casa editrice (che sostiente l'editoria non a pagamento). In questa nuova prova Massimo ha ulteriormente affinato le proprie armi narrative e si cimenta con un genere letterario che più di altri fa emergere gli aspetti estremi e torbidi dell'animo umano. In questo libro troverete un noir senza spettacolarizzazione. I protagonisti, in cui ognuno di noi può riconoscere una parte di sé, si muovono in un universo metropolitano, schiacciati da una realtà spesso avvilente. Con il suo stile asciutto e personale, l'autore dipana il filo rosso che percorre tutta la raccolta e che si ritrova, come un sottofondo amaro, in ogni storia.
Un bel libro, che si legge tutto d'un fiato.
Lo potete ordinare sui circuiti online, come ibs, o ordinare in libreria o direttamente dal sito dell'editore (senza spese di spedizione). Sempre sul sito dell'editore, è disponibile un estratto della raccolta.
Nel frattempo, vi lascio il booktrailer:


martedì 23 febbraio 2010

NERAINTERVISTA - Ugo Mazzotta e il nero italiano


Ugo Mazzotta, medico legale, ha esordito come romanziere nel 2002 con Commissariato di Polizia "La Bella Napoli" (Marco Valerio editore) , con il quale si aggiudica il premio Tobino (premio dedicato ai medici scrittori). Seguono, con cadenza quasi annuale, una serie di romanzi (tutti pubblicati dalla pregevole casa editrice Todaro), che hanno come protagonista il commissario Andrea Prisco. Le sue storie sono ambientate in una immaginaria valle appenninica. Il suo ultimo romanzo è La stagione dei suicidi (2009)
Inoltre, Mazzotta collabora alla scrittura della nota serie televisiva RIS.
Ugo ha accettato di rispondere ad alcune domande sulla sua attività di romanziere.

1. Come nasce il protagonista dei tuoi romanzi, Andrea Prisco, e quanto c'è di te in lui?

L'idea di scrivere un giallo ce l'ho da quando ero ragazzo (in realtà uno l'avevo scritto a vent'anni, un giallo alla Agatha Christie ambientato in una fantomatica comunità inglese a Napoli...) e quando ho deciso di provarci sul serio mi sono chiesto chi sarebbe dovuto essere il protagonista. Scartai subito l'idea di usare un medico legale perché non avevo nessuna intenzione di prendere spunti dalla mia professione, gli investigatori privati in Italia non si occupano in genere di casi che possano interessare un lettore di gialli, alla fine decisi che doveva essere un "tutore dell'ordine" e, anche se sapevo di correre il rischio di cadere nei cliché del genere, inventai il commissario Prisco. Ovviamente c'è un po' di me in lui, forse negli ultimi romanzi un po' meno che all'inizio, ha trovato una sua strada più autonoma. Diciamo che siamo entrambi napoletani, abbiamo un carattere abbastanza simile, piuttosto schivo e riservato, ci piace la stessa musica...

2. Perché hai scelto il genere poliziesco: esiste secondo te una sorta di "estetica" del crimine, intenso come sovvertimento dell'ordine delle cose?

Questa estetica esiste sicuramente, ma io ne subisco poco il fascino, specialmente come autore. Come spettatore o lettore devo confessare che non mi dispiacciono certi eroi negativi, penso a Dexter per esempio, ma quando scrivo il mio istinto mi porta sempre dalla parte della vittima. Nella realtà il delitto è quasi sempre una cosa abbastanza squallida e anche se i miei romanzi non appartengono certo al filone del giallo classico, quello consolatorio in cui il bene trionfa sempre, non trovo nulla di affascinante nel male.In realtà ho scelto il giallo perché ho sempre amato la narrativa di genere, fin da ragazzo.

3. Tu collabori anche alla scrittura della nota fiction "RIS", in cui la scienza ha un ruolo predominante nello svolgimento delle indagini. Nell'epoca della tecnologia e del DNA, qual è il ruolo del ragionamento, della logica e quindi del "talento" investigativo?

Bella domanda. Premesso che io non ho contatti con il mondo delle investigazioni "vere", basta leggere i giornali per rendersi conto che le indagini scientifiche, i laboratori di genetica e le tecnologie informatiche esercitano un fascino enorme; nelle inchieste reali spesso ci si illude che la prova scientifica possa rappresentare la "pistola fumante" in base alla quale incastrare un colpevole; in narrativa il thriller scientifico ha preso il posto del giallo classico di cui parlavo prima, basta sostituire alle abilità deduttive di un Poirot o di uno Sherlock Holmes gli strumenti raffinati e apparentemente infallibili dello scienziato di turno per rendersi conto che ci si trova davanti allo stesso meccanismo del "Deus ex machina" che prevale sul male e ristabilisce l'ordine costituito.
Nella realtà poi capita spesso che la prova scientifica (che molto raramente può rappresentare una certezza assoluta) da sola non riesca a portare alla condanna del colpevole, se non è inserita in un insieme più ampio di prove e indizi scaturiti dall'abilità e dalla pazienza di chi conduce l'indagine.

4. Quando ti dedichi alla scrittura: esiste un particolare momento della giornata o uno "stato" d'animo che si concilia con questa attività?

Ho un lavoro di ambulatorio, i miei pomeriggi in genere sono liberi, anche se spesso devosottrarre tempo alla famiglia; non ho orari particolari, scrivo quando ho tempo e quando ho già delle idee in mente. E per fortuna le idee vengono in qualunque momento, anche mentre sto guidando per andare a lavorare, per esempio!

5. Quali sono i tuoi progetti futuri? Ci puoi anticipare qualcosa dei tuoi prossimi lavori?

Al momento sto lavorando a un romanzo la cui protagonista è la "spalla" degli ultimi romanzi del commissario Prisco, in pratica sto scrivendo uno spin-off... e ho già in mente le idee di partenza per la prossima avventura del commissario, che riserverà molte sorprese e novità, come può aver intuito chi ha già letto il mio ultimo libro, "La stagione dei suicidi". E poi ho altre idee, ho finito da poco la sceneggiatura di un fumetto (o una graphic novel, come si dice adesso) e mi piacerebbe continuare anche in questo campo, vorrei provare a scrivere una sceneggiatura che abbia per protagonista il commissario Prisco... insomma, le idee non mi mancano!

Grazie Ugo! Per chi volesse ulteriori informazioni, sul sito dell'Autore è possibile leggere l'incipit dei suoi romanzi e alcuni racconti, basta cliccare qui.

giovedì 18 febbraio 2010

LA SERIAL KILLER DEL SAPONE - Leonarda Cianciulli


"Vedo nella tua mano destra il carcere, nella sinistra il manicomio"

Quando si parla di serial killer, le cronache ci hanno abituato a sentire, per lo più, nomi maschili: Ted Bundy, Jeffrey Dahmer, e via dicendo. Infatti, l’omicida plurimo (sinonimo di serial killer) è nel 90% dei casi maschio. Non mancano, tuttavia, i casi al femminile. Basti pensare a Aileen Wuornos, la cui storia ha inspirato il film “Monster” con Charlize Theron nel ruolo della protagonista.
Anche nel Bel Paese, abbiamo un esempio di serial killer versione casalinga di Voghera. Il suo nome è Leonarda Cianciulli, passata alla storia come la Saponificatrice di Correggio. Nasce nel 1893 a Montella di Avellino, frutto di una violenza subita dalla madre, Erminia Di Nolfi, che sarà prima costretta a sposare il suo stupratore e successivamente convolerà a nozze con il signor Cianciulli. L’infanzia della futura Saponificatrice è triste, tenta più volte il suicidio, ma tutti i tentativi vanno a vuoto. Nonostante Leonarda non sia una gran bellezza, magrolina e con i lineamenti mascolini, ha un certo successo con gli uomini. Nel 1914 sposa Raffaele Pansardi, impiegato comunale. Nel 1930 il terremoto del Vulture distrugge la loro casa e getta la coppia in una profonda crisi economica. I coniugi si spostano al Nord, in provincia di Reggio Emilia, nella cittadina di Correggio e, neanche troppo lentamente, risollevano la propria situazione.
Leonarda è un'anima tormentata. Crede di essere vittima della maledizione della madre, che non ha mai accettato questa figlia della violenza. Una zingara predice alla donna che nel suo futuro ci saranno sia il carcere che il manicomio e, inoltre, le dice che non avrà discendenza. E in effetti, la Canciulli perde 13 figli. Dopo l'intervento di una strega del paese, Leonarda si libera della maledizione e riesce a portare a termine quattro gravidanze. Il figlio prediletto è Giuseppe, il maggiore.
Scoppia la seconda Guerra Mondiale. Leonarda teme che Giuseppe venga chiamato al fronte e possa morire. Una notte sogna una madonna, che tiene in braccio un bambino nero. La visione dice a Leonarda che, per salvare la vita del primogenito, deve fare dei sacrifici umani.
La prima vittima è Faustina Setti, settantenne, a cui Leonarda ventila la prospettiva di un vantaggioso matrimonio a Pola. Intima alla vittima di non fare parola con nessuno e, la mattina stessa della sospirata partenza, la aggredisce con una scure. Il corpo della Setti viene smembrato in nove pezzi e disciolto con la soda per farne sapone. Il sangue, invece, verrà opportunamente impastato per preparare dei croccanti pasticcini.
E' poi il turno di Francesca Soavi, cui viene promesso un lavoro presso il collegio femminile di Piacenza. Ma a Piacenza la Soavi non arriverà mai e finirà nel calderone della Cianciulli, riconvertita anche lei in saponette e sanguinaccio.
La catena di omicidi si interrompe con Virginia Cacioppo, ex cantante lirica, che vive struggendosi nel ricordo dei trascorsi successi. Leonarda le promette un ingaggio a Firenze, grazie all'aiuto di un suo fantomatico amante- impresario. Nel suo memoriale, "Confessioni di un'anima amareggiata", la serial killer commenta che i dolci preparati con il corpo della cantante erano i migliori perché “quella donna era veramente dolce”.
Fu catturata per la curiosità della cognata della vittima, la quale aveva visto entrare Virginia nella casa della Cianciulli.
Messa alle strette, Leonarda confessa i tre omicidi.
Non solo: alla corte, che sospetta la complicità di Giuseppe (il figlio maggiore), offre una macabra dimostrazione. Si fa portare in obitorio e dà la prova che lei, una donna tarchiata di un metro e cinquanta, è in grado di smembrare e far sparire un cadavere in più o meno dodici minuti.
Condannata a trent'anni di carcere e tre di manicomio giudiziario, viene stroncata nel 1970 da un colpo apoplettico. Una suora, che l'ha conosciuta in carcere, la descrive come una casalinga apparentemente mite, dedita alla preparazione di ottimi dolcetti, che però le altre detenute si guardavano bene dal mangiare.
Come direbbe Lucarelli: paura, eh? Per chi ha lo stomaco forte, lascio una suggestiva ricostruzione video, condotta da Cinzia Tani.

martedì 16 febbraio 2010

Nikola Tesla, i misteri della Fisica e... un racconto "quasi" inedito!


Se non fosse per l'unità di misura del campo magnetico che porta il suo nome, Nikola Tesla sarebbe un illustre sconosciuto. Eppure fu una delle menti più fervide del XX secolo. Nasce a Smiljan , nell'attuale Croazia, nel 1856 e manifesta precocemente un vivo interesse per le scienze fisiche. Spronato dai genitori, entrambi inventori, Nikola studia matematica e fisica all'Università di Graz, dove si laurea nel 1877. Il telefono ripetitore è la sua prima invenzione, proposta a Budapest. Decide di emigrare per gli Stati Uniti nel 1884, dove in un primo tempo collabora con Edison. Messosi “in proprio”, sviluppa pionieristiche esperienze nel campo delle correnti alternate ed è artefice di una spettacolare illuminazione dell'esposizione universale di Chicago nel 1893. Alle sue intuizioni brillanti non segue, tuttavia, lo spirito pratico e imprenditoriale necessario per svilupparle.
Si racconta che fosse dotato di straordinarie capacità psichiche e che fosse solito concepire ed elaborare i propri progetti senza metterli su carta, se non nelle fasi molto avanzate. Morì il 07.01.1943 a New York, ridotto quasi in miseria. Alla sua morte l'FBI dichiarò “top secret” tutta la sua produzione scientifica. Negli ultimi anni della sua vita Tesla fece affermazioni riguardo a un'arma definita “teleforce”, capace di generare una enorme energia elettrica e di modularne l'intensità. Tale strumento venne definito “raggio della morte” o “raggio della pace”, a seconda che ne fossero presupposte intenzioni di impiego più o meno pacifiche. In ogni caso, tra gli effetti personali di Tesla, non fu ritrovato alcun prototipo del progetto.
A Tesla ho dedicato un mio racconto, apparso sul sito Scheletri, e che qui vi ripropongo in una versione “ritoccata” (grazie, Simone!): DU BIST WIE EINE BLUME

venerdì 12 febbraio 2010

Recensione - Una Piccola Storia Ignobile


In tempi di crisi, la parola d'ordine è “flessibilità” o ancora “riconversione”. Non basta aver studiato tanti anni per qualificarsi: il mestiere te lo devi inventare, spesso attraverso improbabili contorsionismi professionali. Questo è quello che capita ad Anna Pavesi, protagonista del romanzo di Alessandro Perissinotto: “Una piccola storia ignobile” (Rizzoli, 2006). Anna fa la psicologa in una comunità per il recupero dei tossicodipendenti, ma da troppo tempo il suo contocorrente è in rosso per gli irregolari pagamenti della ASL. Il giorno di San Valentino riceve una strana telefonata. Benedetta Vitali, manager di successo della “milano-bene”, vuole ingaggiarla per far luce sulla scomparsa del cadavere della sorellastra Patrizia, con la quale i rapporti erano praticamente inesistenti. Anna non è una detective ma, per far fronte alle proprie ristrettezze economiche, decide di accettare l'incarico. Inizia un tortuoso e quanto mai surreale percorso di indagine che porterà la psicologa nei sobborghi lombardi, tra fabbrichette, extracomunitari e prostitute. Anna, ancora sofferente per la recente separazione dal marito Stefano, dovrà anche confrontarsi con il suo nuovo ruolo di donna non più giovanissima e indipendente. All'inizio tutto è avvolto dalla nebbia e sembra impossibile ritrovare le tracce di Patrizia, capire che cosa le è successo. Ma piano piano la matassa si dipana e Anna riesce a far emergere una verità quasi sconcertante nella sua banale essenza. Il male, spesso, non ha i connotati spettacolari a cui ci hanno abituato i media e certi feulleitton cinematografici (vedi il mitico Hannibal Lecter). Quella descritta da Perissinotto è la pulsione violenta che deriva dal logorio costante della vita, con le sue frustrazioni e le sue bassezze. Questo romanzo, vincitore del terzo premio Camaiore per la letteratura gialla, è molto di più che un romanzo di “genere”. Pur aderendo in modo perfetto alle regole d'oro del giallo classico, “Una piccola storia ignobile” è un toccante affresco della realtà contemporanea, in cui ognuno di noi può riconoscersi.

martedì 9 febbraio 2010

NERAINTERVISTA - Patrizia Debicke e i misteri del Cinquecento


Patrizia Vanni Debicke van der Noot è un’autrice italo- lussemburghese. Nel 1999, complice una sosta forzata a causa di un problema di salute, scrive il suo romanzo d’esordio, pubblicato nel 2003 da Lampi di Stampa, Una foto venuta dal passato, uscito anche in versione francese nel 2005. Seguono poi Ritratti di matrimonio- La saga dei Corgyll (2004), Il dipinto incompiuto (2005), La tigre di Giada (2006), e nel 2007 Una seconda vita.
Nel 2007 pubblica con la Corbaccio editore L’oro dei Medici. Nel 2008 esce il romanzo storico La gemma del cardinale, sempre ambientato a Firenze alla corte dei Medici.
Patrizia Debicke si divide tra l’Italia, il suo paese natale, e il Granducato del Lussemburgo, sua terra d’adozione.
Ha gentilmente accettato di rispondere alle mie domande in questa
neraintervista:

1. Lei è autrice di due romanzi storici di ambientazione cinquecentesca: "L'oro dei Medici" e "La gemma del cardinale". Perché i Medici e perché il Cinquecento?
Perché si è parlato e scritto molto dei Medici, soprattutto dei Medici nel 1400, dell’acume, della potenza, dell’ascesa della famiglia e della rinascimentale grandezza di Lorenzo il Magnifico.
Ma i suoi successori non furono da meno. Anzi è proprio con Cosimo I, padre del mio protagonista
Don Giovanni de Medici, che la casata tocca il massimo splendore e s’impone. Con il suo peso economico inserisce la Toscana tra i grandi stati europei.

2. Il protagonista dei romanzi storici è don Giovanni de' Medici, figlio naturale del granduca Cosimo I. Perché ha scelto di recuperare dall'oblio storico questa figura?
Perché lo meritava. È una figura importante nel contesto storico dell’epoca.
Anche
Brendan Dooley, il grande professore e storico americano che per anni ha guidato il Medici Archive Project, considera Don Giovanni de Medici un personaggio fondamentale per la famiglia. Ingegnere, poliglotta, architetto, generale, diplomatico e un “connaisseur” come lo chiamavano i suoi contemporanei per definire la sua straordinaria competenza artistica e musicale.
E servirmi dell’ultimogenito del Granduca Cosimo figlio di
Eleonora degli Albizzi, legittimato dal padre e cresciuto quasi come un figlio dai fratellastri Francesco I e Ferdinando I, ha consentito una più ampia libertà di manovra. Pur nel rispetto della realtà storica, ho regalato a Don Giovanni de Medici scontri, avventure, intrighi, amori.

3. Quale personaggio femminile, anche tra i suoi romanzi non di genere storico, ha amato di più e perché?
È una bella domanda. Ho sempre protagonisti maschili, ma amo e curo molto i personaggi femminili che ritengo molto importanti ai fini delle mie storie.
Quindi difficile dire ma, dovendone scegliere uno, propongo Lady Brume de L’oro dei Medici. Aubrey Brume la bella inglese dai capelli rossi con la sua sconvolgente carica di femminilità e la sua disinvolta, serena e “morale” amoralità.

4. C'è un luogo, uno stato d'animo o un momento della giornata che si concilia particolarmente con la scrittura?
Sono una scrittrice metodica. Quando metto a fuoco un progetto, butto giù pochi appunti, una traccia: personaggi, comprimari, luoghi, tempi, situazioni, un intreccio logico.
Quando parto, lavoro di solito per circa otto ore al giorno.
Non necessariamente la mattina e posso scrivere dappertutto, ma il luogo ideale è
Clervaux in Lussemburgo. Nel mio studio nella mansarda, grande, tranquillo e che vede il giardino.

5. Ci può dare qualche anticipazione sul suo lavoro "L'uomo dagli occhi glauchi" di prossima pubblicazione?
Ancora un thriller storico, ma stavolta il personaggio principale non è un Medici ma… un giovane inglese. Lascio la Firenze Medicea per approdare a Londra, a Venezia, e a Roma… La Roma papale governata da Paolo III. L’Inghilterra di Enrico VIII, con i figli Edward ed Elisabetta poco più che bambini…
Il mio protagonista è sceso direttamente da un ritratto di Tiziano che si trova a Firenze alla Galleria Palatina…

Grazie di cuore a Patrizia Debicke Va der Noot! Ecco la sinossi dell'ultimo romanzo, L'uomo dagli occhi glauchi, che sarà in liberia dal 04 marzo 2010:


L’uomo dagli occhi glauchi o Ritratto di giovane inglese è una splendida tela di Tiziano, dipinta intorno alla metà del Cinquecento. Ritrae un giovane biondo, bello, sicuro di sé, senz’altro aristocratico. Ma chi sia veramente, nessuno lo sa. Patrizia Debicke, abituale frequentatrice del nostro Rinascimento, ha costruito una storia appassionante attorno a questa figura misteriosa, che sembra identificare nel giovane Lord Templeton, figlioccio del potente duca di Norfolk. Inviato in Italia per conto di quest’ultimo. Templeton rimane folgorato dal pittore veneziano al punto di chiedere di fargli un ritratto. Ma il ritratto è anche un pretesto per coprire il vero scopo del suo viaggio, che è quello di proteggere un’eminente personalità inglese, protagonista di spicco del Concilio di Trento, la cui vita é messa in pericolo da una macchinazione ordita alla corte dell’anziano Enrico VIII nel momento di massima tensione fra cattolici e protestanti.
Fra duelli e veleni, in una Venezia insidiosa e mascherata e in una Roma corrotta e devastata dalla piena del Tevere, Lord Templeton cercherà di portare a termine la sua missione, senza tuttavia rinunciare ai piaceri dell’amore e dell’amicizia…

Aggiornamento del 03.03.2010. Alla vigilia dell'uscita ufficiale del romanzo, ecco il booktrailer promozionale della casa Corbaccio, gentilmente postatomi dalla Autrice:

venerdì 5 febbraio 2010

Segnalazione - Recensione de "L'arcano della Papessa" su "Il Giornale"

Con vivo piacere segnalo agli amici del sito la recensione de "L'arcano della Papessa" apparsa su "Il Giornale.it"
Ecco le prime righe:
Intrighi e passione alla corte dei Borgia
14 dicembre 1499. La Roma pontificia, che avrebbe di lì a poco scandalizzato Lutero, si dipana tra giochi di potere, lussuria, violenza e intrighi. A tratteggiarne un impietoso ritratto è Luca Filippi che, nel noir L’arcano della Papessa (Leone Editore), ricostruisce il delicato e chiacchieratissimo rapporto tra papa Alessandro VI Borgia e Giulia Farnese.
Per chi volesse continuare a leggere, basta cliccare qui.

lunedì 1 febbraio 2010

NERAINTERVISTA - Michael Ennis e i torbidi intrighi alla corte degli Sforza


Michael Ennis è autore di best-sellers internazionali come “La duchessa di Milano” e “Bysantium”. Ha studiato Storia all'Università di Berkeley in California. E' borsista presso la Fondazione John D. Rockefeller III. La sua produzione saggistica spazia dalla strategia militare e politica nazionale all'arte e all'architettura. E' stato insignito di numerosi riconoscimenti ed è stato citato da celebri critici come Frank Rich (New York Times) e David Brother (Washington Post). I suoi saggi sono stati pubblicati su Esquire e Architectural Digest.

Michael è stato così gentile da rispondere alle nostre domande sul suo romanzo “La duchessa di Milano” e sulle sue “fatiche letterarie” passate e future.

1. Il tuo romanzo storico “La duchessa di Milano” è una ricostruzione di un momento cruciale per l’Italia. Perché hai scelto quel preciso momento storico, e perché Milano e la corte degli Sforza?
Nel 1492, anno in cui ha inizio “La duchessa di Milano”, Milano rappresenta la più prosperosa e progredita città-stato del mondo, con Leonardo da Vinci che operava sotto lo scaltro e talentuoso reggente “de facto”, Ludovico il Moro, che sembrava destinato a divenire il più potente uomo in Europa – colui che forse avrebbe guidato tutta l’Europa verso l’Età Moderna. Non più di dieci anni dopo Milano è occupata dai francesi, l’eredità degli Sforza è in rovina, e tutta l’Italia ha iniziato quel secolare declino in potere ed influenza. E’ un punto di svolta nella storia europea e diviene ancor più affascinante quando si esamini le relazioni personali e il dramma familiare dei personaggi coinvolti negli eventi.

2. Quanto hai impiegato per la preparazione del libro e per la raccolta dei testi storici da consultare?
Ho fatto due anni di ricerche, di cui una parte in Italia, e un anno di scrittura. Ma io avevo già pubblicato un romanzo storico (“Bysantium”, - non ancora pubblicato in italiano n.d.r .-) e avevo approfonditamente studiato sia la storia dell’Europa (ho una laurea in storia all’Università di Berkely, California) che la cultura del Rinascimento, così avevo delle basi derivanti dal mio precedente lavoro e studio. Altrimenti avrei impiegato molto di più. Il romanzo storico è un genere letterario molto impegnativo.

3. Ne “La duchessa di Milano” ci sono molte pagine “noir” sulla violenza e gli eccessi nelle corti rinascimentali. Qual è la connessione tra “noir” e “storia”in questo romanzo?
Quello che affascina sul Rinascimento in Italia è che esisteva una gran quantità di “famiglie reali” come lo erano i Tudor in Inghilterra. C’erano gli Sforza a Milano, gli Este a Ferrara, i Medici a Firenze, i Borgia a Roma. Ogni famiglia deteneva una quota relativamente grande di potere in un apparato statale abbastanza piccolo, con la conseguenza che quel tanto di violenza, castighi ed esecuzioni che nell’Inghilterra dei Tudor era delegato ai tribunali e ai funzionari statali, veniva invece mantenuto all’interno della “famiglia” nell’Italia rinascimentale. La lussuria, che rapidamente portava all’eccesso, era essenziale alla manifestazione del potere delle famiglie italiane regnanti; la violenza spietata era necessaria per preservare il potere. Pertanto le corti italiane erano un commistione unica di sofisticata opulenza e repentina brutalità.

4. Isabella d’Aragona e Beatrice d’Este: due donne al centro di intrighi politici. Perché hai scelto questo due protagonisti e che cosa rappresentano per te?
Era davvero difficile ignorare che la relazione fra queste due donne molto giovani, una adolescente e l’altra appena uscita dalla fanciullezza, fu al centro di questo cambiamento epico nell’equilibrio del potere in Europa. E le loro storie personali divennero tanto tragiche quanto il fato dell’Italia. Sono rimasto molto affascinato da queste due figure, con la loro enorme forza e le loro fatali imperfezioni, che rapidamente divennero l’epicentro dell’intera storia d’Italia nel XV secolo. Nella maggior parte delle narrazioni Isabella e Beatrice sono ai margini, ma io penso che non si può raccontare tutta la storia senza di loro.

5. Puoi dirci qualcosa del tuo primo romanzo “Bysantium” e sul tuo prossimo libro in uscita negli Stati Uniti “The most beautiful reception” (letteralmente: l’inganno più bello, n.d.r.)?
Bysantium è la vera storia di Haraldr Sigurdarson, un re della Norvegia dell’XI secolo, che fu esiliato e fece un pericoloso viaggio alla corte dell’imperatore bizantino a Costantinopoli. Dopo una serie di avventure epiche, Haraldr divenne il capitano della Guardia Variaga dell’imperatore di Bisanzio, un corpo personale di guerrieri scandinavi che ebbe un ruolo di primo piano negli intrighi politici dell’imperatore. “Bisantium” è una storia appassionante, oltremodo epica, e la cosa più sorprendente è che tutto è basato su fatti veri.

“The most beautiful deception”, non ancora pubblicato, è anch’esso basato interamente su eventi e personaggi storici. E’ ambientato alla corte di Cesare Borgia a Imola e Cesena nel 1502, epoca in cui sia Leonardo da Vinci che Niccolò Machiavelli erano presenti, e venne ordito un intrigo mortale noto come “l’inganno più bello”, che dette poi ispirazione a Machiavelli per "Il Principe". Ma con questa storia si intreccia una serie di omicidi perpetrati da quello che oggi chiameremmo uno “psicopatico” e “serial killer”. Machiavelli, il primo osservatore scientifico della natura umana, che realmente conobbe questa figura storica, si comporta come un moderno “criminal profiler” dato che cerca di comprendere e smascherare uno spietato massacratore. Alla fine, quello che Machiavelli (coadiuvato da Leonardo) scopre, e come egli decide di trattare il terribile segreto dell’assassino, ha enormi conseguenze per “Il Principe” e la nostra storia.

6. Che cosa rappresenta l’Italia per Michael Ennis? C’è qualche autore italiano che ami particolarmente?
Penso che noi americani abbiamo una particolare affinità per l’Italia perché così tanto nella nostra nazione è stato mutuato dalla vostra. Il nostro sistema politico si ispira alla Repubblica dell'antica Roma, e la nostra cultura ha le sue profonde radici nell’umanesimo e nell’empirismo scientifico del Rinascimento italiano. D’altra parte, il fatto che noi abbiamo poca storia nei nostri vasti territori, mentre l’Italia è così densamente popolata con un passato quasi ancora vivo, rende l’Italia ancora più affascinante ai nostri occhi. Quindi mi sento tipicamente americano nel mio grande entusiasmo per l’Italia, sebbene io abbia preceduto la folla, visto che la mia prima visita risale al 1972.
Riguardo al mio autore italiano preferito, come può un qualunque scrittore di romanzi storici non provare riverenziale soggezione per il grande Umberto Eco? Chiunque si cimenti con questo genere letterario è in debito con “Il Nome della Rosa”.

Un ringraziamento a Michael Ennis per la disponibilità dimostrata.
Grazie di cuore a mio fratello Angelo per avermi aiutato nella compilazione dell'intervista!