lunedì 6 settembre 2010

Recensione- L'ultima notte bianca di Alessandro Perissinotto


Le avevo quasi dimenticate, in questa continua fuga in avanti, le olimpiadi invernali del 2006. Quelle di Torino. E invece, prendendo in mano questo romanzo di Alessandro Perissinotto, ci sono ricascato in pieno, in un risucchio spazio-temporale e con un brivido. Primo, perché in quel periodo c'ero, a Torino, anche se per tutte altre ragioni. Ricordo un freddo pazzesco, e una carrellata di immagini, a volte sfocate, della città sabauda. Secondo, perché il 2006 è un anno importante per me: è nato mio figlio. Che, guarda caso, si chiama Alessandro.
Quindi mi sono accostato con un po' di sentimentalismo a questo romanzo, seconda puntata della trilogia dedicata alla psicologa investigratrice, Anna Pavesi (per chi si fosse perso la prima puntata, può trovare la recensione cliccando qui).
Quarentenne, reduce da un divorzio, Anna si sta appena riprendendo. Ha lasciato Torino per Bergamo e qui vive con la sua gatta Morgana. Ha messo in piedi una storia clandestina con Marco, medico e sposato. Improvvisamente, viene chiamata da una sua ex collega, la Piera, la quale è allarmata per la scomparsa di Germana, un'operatrice socio-sanitaria che lavora di notte, per il recupero dei tossicodipendenti. Insomma, Piera chiede alla psicologa di indagare, di aiutarla a scoprire che fine abbia fatto Germana.
Per la Pavesi non è facile. Deve ritornare a Torino, affrontare l'ex-marito, tirare fuori vecchi scheletri nascosti nell'armadio. Non è facile, ma decide di andare, di offrire il suo aiuto.
Inizia una vera e propria discesa nei ricordi, e nella città. E' incredibile quanti temi siano abilmente condensati in questo volumetto che scorre leggero e veloce tra le dita.
Si parla di burnout, il dramma che a volte colpisce chi opera nel sociale e nella sanità. Ma anche di tossicodipendenza e in alcuni quartieri sembra di rivedere la Berlino di Christiane F.
Soprattutto, in questo libro, c'è la città, quella segreta e nascosta dietro le quinte di cartapesta innalzate per le Olimpiadi. La città "garbata" in cui le buone maniere sembrano attuttire ogni rumore, ogni palpito. La città con il suo fiume, lento e onnivoro, pronto a inghiottire e occultare quello che la società rifiuta.
Un bel romanzo e una bella protagonista. Perché Anna, incredibilmente e contrariamente a molti "archetipi" letterari, non fa sempre la cosa giusta. Ovvero, non necessariamente decide di rispettare e di adottare le regole della comune morale. Non incline a condannare, la sua indagine è in primo luogo una ricerca delle motivazioni. E quando queste sono umane, anzi umanissime, la nostra Pavesi rimane quasi annichilita, esterefatta, di fronte alla miseria della vita.


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