lunedì 13 settembre 2010

Neraintervista - Alessandro Perissinotto e il ruolo sociale del noir

Alessandro Perissinotto nasce a Torino nel 1964. Si laurea in Lettere con una tesi sulla semiotica e attualmente insegna "Teorie e tecniche della scrittura" presso l'Università di Torino. Approda alla narrativa nel 1997, con il romanzo storico L'anno che uccisero Rosetta. Seguono poi La canzone di Colombano e Treno 8017.

Nel 2004 esce il romanzo epistolare Al mio giudice, premio Grinzane Cavour 2005 per la narrativa italiana. I successivi tre romanzi (Una picccola storia ignobile, L'ultima notte bianca, e L'orchestra del Titanic) sono incentrati sulla figura di Anna Pavesi, psicologa che si ritrova, quasi suo malgrado, detective alla ricerca di persone scomparse.
Nel 2009, pubblica il suo ultimo lavoro Per vendetta. Ha curato la traduzione di alcuni romanzi di Jean Christophe Grangé ed è autore di saggi.
Alessandro ha accettato di rispondere ad alcune domande della neraintervista:


1. Nel tuo romanzo d'esordio "L'anno che uccisero Rosetta", in cui un commissario deve indagare su un omicidio avvenuto durante gli anni venti, scegli un'ambientazione quasi surreale, un piccolo paese bloccato dalla neve, come a creare una sorta di "camera chiusa". Ci puoi raccontare qualcosa sulla genesi del tuo primo lavoro?

L’anno che uccisero Rosetta nasce dalla voglia di raccontare il paese di montagna nel quale sono cresciuto, di raccontare un mondo arcaico che lì è sopravvissuto fino agli anni ’70. Per raccontare questo mondo ho deciso di utilizzare la formula del poliziesco, ma più che il centro della narrazione, il crimine mi sembrava un pretesto per raccontare quella mia personalissima “Macondo”.

2. Nella trilogia di Anna Pavesi (Una piccola storia ignobile, L'ultima notte bianca, L'orchestra del Titanic), scende in campo un'insolita investigatrice: una psicologa quarantenne, delusa dalla vita e dai sentimenti, che si trova detective quasi per caso. Uno scrittore che narra in prima persona le vicende di una donna. E' stato difficile il processo di immedesimazione con questo personaggio? Esiste, secondo te, un modo di pensare maschile e uno femminile?

Per rispondere a queste domande devo innanzitutto chiarire che io non credo che esista un prototipo di femminilità e un prototipo di mascolinità: esistono donne e uomini, singoli, unici, irripetibili. Quindi, nel creare Anna Pavesi non ho cercato di calarmi nei panni “delle donne”, ma di una donna specifica. Il processo di immedesimazione è stato dunque difficile, ma lo è sempre quando devi calarti nei panni di un personaggio, maschile o femminile che sia. Molte lettrici mi hanno detto che avevo descritto perfettamente la psicologia femminile, perché loro, in quelle circostanze si sarebbero comportate come la mia protagonista; altre mi hanno detto (e più spesso scritto sui blog) che non avevo capito niente della psicologia femminile perché loro, nelle stesse circostanze, si sarebbero comportate diversamente. Anch’io tendenzialmente mi comporto differentemente da Berlusconi, ma è assurdo stabilire chi dei due interpreti il pensiero maschile.

3. Nella trilogia di Anna Pavesi, pur dando alla narrazione u'impronta molto sciolta, quasi da articolo di nera, affronti tematiche molto delicate: la vita degli extracomunitari, il burnout degli operatori sanitari, e l'indifferenza del consumismo più spinto (per esempio quello dei villaggi turistici). Il noir può rappresentare un "pretesto letterario" per aprire uno squarcio sul sociale?

Io ho sempre creduto al ruolo sociale del noir e ritengo che la storia letteraria del periodo 1990-2007 ci abbia fornito ottimi esempi di poliziesco impegnato; negli ultimi anni però, mi sembra che a conquistare i gusti del pubblico sia nuovamente il poliziesco di puro intrattenimento. E’ un peccato.

4. Integri la tua attività di scrittore con quella di docente universitario. Quanto influisce quest'ultimo lavoro sulla tua produzione letteraria e sulla tua "ispirazione"?

L’insegnamento e la ricerca mi danno alcuni strumenti di analisi del testo e mi aiutano ad essere consapevole dei registri e dello stile che impiego. Insegnando “Teorie e tecniche delle scritture” non posso accontentarmi di scrivere qualcosa perché mi nasce dentro così, mi devo interrogare circa i meccanismi della scrittura per fare in modo da poterli spiegare ai miei studenti.

5. Nel tuo romanzo "Per vendetta" abbandoni il noir classico per un romanzo che affronta temi scottanti, come il rapporto tra il Vaticano, la P2 e la dittatura argentina degli anni 70. Come nasce questa nuova storia?

L’idea è nata in Argentina, guardando un manifesto che, a distanza di trent’anni dalla fine della dittatura, denunciava ancora un torturatore impunito. Ho cercato di raccontare una storia che fosse esemplare della condizione in cui si trova chi non ha ottenuto giustizia per i torti subiti. Per raccontarla ho dovuto per forza scavare nella memoria è far riemergere vecchie colpe mai pagate, come quelle dei vertici vaticani che hanno dato un grande contributo al genocidio argentino; o come quelle degli italiani iscritti alla P2, i quali, dopo aver aiutato i torturatori sudamericani, siedono ancora oggi su poltrone di prestigio.
Grazie ad Alessandro Perissinotto! Per chi vuole approfondire, lascio qui il link al sito dell'Autore.
Questo, invece, è il booktrailer di Per vendetta:

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