venerdì 4 giugno 2010

Recensione- JC Grangè e l'istinto del sangue



Nuovo, nuovissimo romanzo del celeberrimo autore Jean Christophe Grangé, da poco recensito su questo blog.
Il romanzo appena edito dalla Garzanti in Italia, ma già un best seller in Francia, è "L'istinto del sangue" (pp. 552, euro 19,60, titolo originale: La Forêt des Mânes, traduzione di Doriana Comerlati). Protagonista una giovane donna, giudice istruttore di Nanterre, Jeanne Korowa. Donna in carriera, tanto abile nel risolvere i casi quanto a complicarsi la vita sentimentale, la giudice si trova invischiata in una inquietante indagine. Marion Cantelau, infermiera in un centro per autistici, viene trovata brutalmente massacrata. L'omicida ha compiuto un macabro rituale, sfigurando il volto della donna, mangiandone le carni, e dipingendo sulle pareti strani graffiti.
Ha lasciato delle impronte, l'assassino. Mentre squarta le sue vittime, il serial killer cammina a quattro zampe. Come una scimmia.
Poi è la volta di una brillante genetista, e infine di una paleoantropologa che costruisce statue di ominidi. Tutte donne massacrate con lo stesso rituale. Ma perché il cannibale ha scelto loro? Qual è il filo che collega le vittime tra loro e con il carnefice?
Jeanne indaga dapprima in veste quasi ufficiale, affiancando il collega Francois Taine. Poi viene sollevata dall'incarico, ma intraprende un'inchiesta parallela.
Scopre che tutti gli indizi portano a un giovane psicotico e al suo psicanalista, il brillante e fascinoso Antoine Féraud.
Jeanne si troverà catapultata in una dimensione liquida e allucinatoria. Dovrà affrontare un lungo viaggio, fino al cuore dell'America latina, per trovare la verità e risolvere le proprie sotterranee inquietutini.
Un libro epico, sebbene mi sia parso un po' sottotono rispetto alla produzione di Grangè. La stessa protagonista, Jeanne, ricalca in modo quasi irritante lo stereotipo della donna in carriera, che passa le serate mangiando riso in bianco (!), e stordendosi davanti agli episodi di Grey's anatomy (!). Ma, quel che è peggio, alla fine si rivela il VERO UOMO della spedizione per trovare l'assassino. Infatti il gringo che l'accompagna attraverso la foresta alla ricerca del cannibale, vedendola tanto decisa e grintosa, esclama "Però, signora, lei ha veramente le palle!" (o qualcosa del genere...).
Non che voglia rovinare la sorpresa agli ipotetici lettori di questo libro, ma anche il finale mi ha deluso. Una conclusione alla Brian De Palma, assolutamente improbabile da un punto di vista psichiatrico.
La statura autorale di Grangè, mortificata da questi luoghi comuni, emerge con prepotenza nelle descrizioni del viaggio della protagonista attraverso l'America centrale. Una vera e propria catabasi in una terra immensa e selvaggia, ancorata alle proprie tradizioni, vibrante di una rabbia inespressa, ancora carica di segreti e luoghi inaccessibili. Una terra percorsa da un flusso magico e freatico, che può essere percepito solo da chi riesce a entrare in profonda sintonia, in equilibrio con la natura.
Per questo, per questa emozione legata al racconto del viaggio, vale la pena di leggere il romanzo.
E per concludere, il booktrailer (in francese):


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