giovedì 6 maggio 2010

Recensione- L'impero dei lupi di Jean Cristophe Grangé


Una donna che non riconosce il proprio volto, o forse quello di chi le sta accanto
Una serie di orrendi omicidi nel quartiere turco di Parigi
Due poliziotti sulle tracce dell'assassino


Thriller ad alta tensione per "L'impero dei lupi" (Rizzoli, superpocket, euro 5,9) opera del noto e apprezzato autore francese Jean Christophe Grangé.
Anna Heymes ha un problema. Nella sua vita perfetta e borghese di moglie di un alto funzionario della Polizia tutto è perfetto. Tranne il fatto che le capita, sempre più spesso, di non riconoscere il volto delle persone a lei più vicine, primo fra tutti suo marito. Per indagare le origini della sua malattia si sottopone all'esame PET, in un oscuro ospedale militare, dove è seguita da un inquietante neurologo.
Il suo cervello non lavora come dovrebbe, forse ha una lesione e sta diventando pazza. Anna deve sottoporsi a una biopsia. Ma l'idea dell'ago che penetra nel suo cervello la terrorizza. E allora, come molti pazienti delusi dal neurologo, salta il fossato e si rivolge ad uno psichiatra. Anzi, ad una psichiatra: Mathilde Wilcrau. Fragile, nervosa creatura dalle labbra color papavero.
Parallelamente, due poliziotti indagano su una serie di omicidi nella comunità turca di parigi. Tutte le vittime sono giovani donne, dai capelli rossi e le carni doviziose. Tutte senza permesso di soggiorno. Ombre di passaggio in cerca di una stagione migliore, sfruttate come operaie e costrette a vivere al limite della sussistenza. Le vittime sono state massacrate barbaramente, sfigurate secondo un macabro rituale. I due sbirri che svolgono le indagini non potrebbero essere più diversi. Il giovane Paul Nertelaux, l'uomo che crede nella giustizia immacolata, e Jean-Louis Schiffer, detto il Cifra, un uomo duro, ambiguo, avezzo a metodi brutali.
Le due storie convergenti si snodano in una Parigi cupa, battuta da un pioggia che sembra nascondere ogni elemento in un'atmosfera liquida. Un susseguirsi serrato di colpi di scena disvela un verità inquietante: dietro agli efferati omicidi non c'è la mano di un singolo uomo, ma si cela una setta estremista: i "lupi grigi". E Anna scopre di avere un legame intimo, un legame di sangue, con questa organizzazione.
La scrittura di Grangé, autore di grande successo e noto al grande pubblico per il best seller "I fiumi di porpora", è uno spettacolo, una visione. Anche grazie alla sapiente traduzione di Alessandro Perissinotto, il lettore viene avvinto da una prosa intensamente evocativa, che non perde occasione per suggerire immagini, in un incessante gioco di suggestione ipnotica. Ogni pausa descrittiva è perfettamente misurata per non togliere ritmo all'azione. L'incalzare del climax tensivo è anche favorito dal cambiamento del "setting" narrativo che ci porta da una Parigi inedita, quasi bicefala (da una parte quella borghese dei caffè e dall'altra quella oscura e sotterranea del quartiere turco), fino al languido splendore di Instabul e ai ghiacciai dell'Anatolia.
Un thriller di grande livello, capace di regalare emozioni intense.

Dal romanzo è stato tratto un film, per la regia Chris Nahon (2005).
Se volete vedere il trailer in italiano, basta andare sul sito dedicato al film, cliccando qui.
Io vi lascio con il movie-video della colonna sonora, Kill Everithing di Skin:

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