giovedì 20 maggio 2010

Recensione - Alfredo Colitto e il cuore palpitante dell'alchimia


Un segreto di valore incalcolabile
uomini disposti a tutto per impadronirsene
un medico e un cavaliere templare sulle tracce della verità


L'aforisma è noto, e si trova anche citato su Wikipedia: l'alchimia è l'arte di discriminare il vero dal falso. Lo ha detto Paracelso, e avrà avuto i suoi buoni motivi. Si troverà d'accordo, con ogni probabilità, anche Alfredo Colitto, autore del romanzo storico "Cuore di ferro" (Piemme, 11 euro).
Il romanzo prende le mosse da una misteriosa missiva che viene inviata contemporaneamente a tre cavalieri templari. Nella lettera si accenna a un misterioso delitto, a un segreto di incalcolabile valore. Ancor più importante: la lettera è accompagnata da un dono quanto mai originale. Un dito umano, scarnificato, percorso da un reticolo metallico di arterie e vene.
I tre cavalieri templari, spaventati e nello stesso tempo bramosi di carpire il segreto della trasmutazione metallica, partono contemporaneamente, ma inconsapevoli l'uno dell'altro, alla volta di Bologna.
Siamo nel 1311 e Bologna è città di grande fermento intellettuale. Vi insegna Mondino de'Liuzzi, medico anatomista realmente esistito, e protagonista delle vicende narrate da Colitto. Mondino si trova coinvolto, quasi suo malgrado, in un intrigo e nella caccia a un assassino spietato. Uno dei suoi allievi, infatti, altri non è che un cavaliere templare, Gerardo da Castelbretone, e porta al suo magister il cadavere di un altro cavaliere, trovato morto ammazzato, con il torace aperto e il cuore trasformato in un blocco di ferro. Gerardo chiede aiuto al magister per venire a capo di quella morte misteriosa.
Mondino intravede subito le implicazioni scientifiche di un tale potere trasmutativo. Trasformare in metallo arterie e vene vorrebbe dire rendere finalmente mappabile, intellegibile il sistema circolatorio. Avido di sapere, il medico dovrà fare i conti con chi vuole arrivare al segreto prima di lui, per scopi molto meno nobili, e si troverà braccato dall'inquisitore Uberto da Rimini, che lo accusa di eresia.
Un romanzo colto, interessante, sostenuto da una scrittura piana, curata e mai banale. L'autore riesce a mantenere ben saldo l'equilibrio tra la propensione didascalica e il ritmo narrativo. Il nucleo fondamentale della storia è rappresentato dal clima tensivo. Non ci troviamo di fronte a un mistery classico. In questo caso si perviene alla soluzione del "giallo" non tanto grazie alle capacità investigative di Mondino, quanto per un naturale concatenarsi degli eventi che porta l'assassino a rivelare la propria identità. Non mancano, anche se abilmente tenute in secondo piano, le vicende amorose del protagonista e della sua "spalla" Gerardo. Insomma tutti gli ingredienti per un godibilissimo feuilleton medievale che tiene con il fiato sospeso fino all'ultima pagina.
Vi lascio, infine, il link di un'intervista dell'Autore sul sito NonsoloMozart.
Chi, invece, volesse contattare Alfredo Colitto può andare a curiosare nel suo sito.

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