mercoledì 7 aprile 2010

Recensione - Mare di Fiele


Un'avvincente indagine nel mondo della clandestinità e della prostituzione, una giovane poliziotta costretta a fare i conti con le sue debolezze, un assassino che si aggira nel capoluogo piemontese

Se Biella vi sembra un posto tranquillo, questo romanzo potrebbe farvi cambiare idea. “Mare di Fiele”, libro vincitore del Premio Thriller Magazine, è ambientato proprio nella graziosa cittadina piemontese, rannicchiata ai piedi delle Alpi.
Il libro, edito dai tipi della Delos, beneficia di una copertina accattivante e di una veste grafica agile e curata.
Protagonista della storia una giovane poliziotta, Virginia Gronda, soprannominata dai colleghi “l’Orso” per la sua scarsa attitudine a socializzare. Virginia è una creatura introversa e ostinata, in perenne conflitto con una madre assente e frivola, e profondamente segnata dalla perdita del padre. In una notte più movimentata del solito, l’agente Gronda è costretta a sparare a l’idolo rock del momento. E’ legittima difesa, ma Virginia viene comunque sottoposta a una severa inchiesta e deve consegnare il distintivo. Proprio mentre la giovane donna sta cercando di raccogliere i frammenti della sua esistenza, viene coinvolta in un nuovo fatto di sangue. Il ritrovamento di un cadavere, quello di Mariana Ghergut, uccisa e collocata su una panchina pubblica, con uno spillone conficcato nel cuore. Virginia è tra le prime persone ad accorrere sul posto: Mariana era una sua vicina di casa; di origini rumene, la Ghergut aveva beneficiato dell’aiuto della poliziotta per regolarizzare la propria posizione di straniera.
Suo malgrado Virginia finisce per rimanere invischiata nell’indagine, anche perché il nuovo magistrato, Lorenzo De Rienzo sembra nutrire per lei un sentimento che valica i confini della stima professionale.
Inizia un percorso di indagine che porterà la protagonista a scavare nel torbido nel mondo della clandestinità e della prostituzione, fino a giungere a una verità sorprendente e che la riguarda molto da vicino.
In questa interessante prova narrativa, Artemisia Loro Piana riesce a costruire un personaggio intenso e non privo di sfaccettature. Virginia è ostinata oltre la ragionevolezza, istintiva, sola, e vittima di rituali ossessivi fintamente rassicuranti. La complessità di questo personaggio si intreccia con il tema del doppio e della doppiezza, tanto forte nelle piccole comunità dove, spesso, si tende a nascondere e a occultare ciò che è diverso e quindi più difficilmente comprensibile. La prosa asciutta ed efficace supporta i meccanismi di un buon giallo, che riesce ad avvincere il lettore fino all’ultima pagina.
Il personaggio di Virginia Gronda ben si potrebbe prestare a una certa serialità narrativa. Speriamo, dunque, di leggere presto una nuova avventura della giovane poliziotta biellese.

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