mercoledì 28 aprile 2010

NeRoStOrIa- Il Castello di Gorizia, la beffa di Richinvelda e... un racconto in friulano!

Il Castello di Gorizia domina un paesaggio spettacolare. Risale all'XI secolo, ma ha subito diversi rimaneggiamenti nel tempo. Entrare nel maniero è veramente fare un salto nel tempo. E per me è stato particolarmente emozionante, visto che proprio in questo castello è nata Elisabetta di Carinzia, divenuta poi moglie di Pietro II d'Aragona e regina di Sicilia. Elisabetta, come sa chi ha letto il mio libello "I diavoli della Zisa", è uno dei personaggi-chiave della storia.
Il colle goriziano è quasi lambito dal fiume Isonzo, famoso per le acque turchesi che gli hanno valso il nome di "fiume più azzurro del mondo". Il poeta sloveno Simon Gregorčič ha dedicato al fiume la nota lirica "
All'isonzo"
Nel medioevo i Signori di Gorizia erano, come spesso accadeva, itineranti e spostavano la corte da Lienz, nella Drava superiore, a Gorizia. E c'erano, naturalmente, le guerre. Le battaglie più accese e sanguinose furono combattute contro il confinante patriarcato di Aquileia.
All'epoca il patriarcato era la cattedra religiosa e temporale più importante dopo Roma.

Immagine del Patriarca Bertrando



L'ostilità tra i conti di Gorizia e il patriarcato divenne tanto accesa che il pio patriarca Bertrando di San Genesio fu barbaramente trucidato in una congiura ordita da Enrico di Gorizia e da alcuni nobili locali, tra cui un certo Filippo de Portis.

Il massacro del patriarca avvenne presso Richinvelda, mentre Bertrando era sulla strada di ritorno dal concilio di Padova. Triste fine per il vegliardo principe della Chiesa. Dopo il sanguinoso espisodio, il capitolo di Aquileia elesse come patriarca Nicola di Lussemburgo, figlio del re di Boemia Giovanni.
Nicola era giovane, piccolo e brutto. Soprattutto, era crudelissimo e spietato. Si vendicò, con puntuale ferocia, dei congiurati che avevano ucciso il povero Bertrando. I cospiratori furono tutti massacrati, uno per uno.
A Filippo de Portis fu riservata una vendetta del tutto particolare. L'episodio, entrato nelle leggende friulane con il nome di "Beffa di Rinchinvelda", è un vero e proprio horror medioevale. Lo racconta, con grande sapienza, Carlo H. De'Medici. Ci sono di mezzo una strana cena, un piatto succulento, e un velluto color cremisi. Vi lascio il
link, senza ulteriori anticipazioni, perché merita veramente di essere letto.

Per rimanere in tema di Friuli- Venezia Giulia e di castelli, segnalo infine l'interessante iniziativa del blogger Raffaele Serafini, noto nel web come gelostellato, con il suo sito Contecurte. Si tratta di un blog dedicato ai racconti in lingua friulana. Contecurte ospita di tanto in tanto autori non-friulani, che il buon Gelo pazientemente traduce.
Eccovi quindi il link al mio racconto, dedicato al castello di Miramare, nella sua versione friulana
DILA' DAL MAR e nella versione italiana OLTREMARE.

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