lunedì 8 marzo 2010

NeRoStOrIa - Caterina Sforza e il fascino dell'alchimia


Occhi di ghiaccio, temperamento indomito, Caterina Sforza è una delle figure più intense e controverse del nostro Rinascimento. Nasce nel 1463, figlia illegittima del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza e della sua amante, Lucrezia Landriani. Secondo le consuetudine delle famiglie aristocratiche italiane, Caterina viene educata a corte, insieme a fratellastri che il duca di Milano ha avuto dalla sua moglie legittima, Bona di Savoia.
La nonna paterna, Bianca Maria Visconti, le inculca il coraggio e il senso di appartenenza a una valorosa stirpe. A soli tredici anni, Caterina viene data in sposa al più vecchio conte Girolamo Riario, signore di Imola e nipote di Sua Santità Sisto IV della Rovere. Dato che Girolamo era capitano generale degli Stati della Chiesa, i coniugi Riario andarono a vivere a Roma. In un primo tempo, lo sfarzo e gli eccessi della Città eterna la stordirono. Ma si abituò presto alla nuova condizione e divenne una vera colonna portante della corte pontificia. Nel 1484 il papa Sisto IV rese l'anima al Creatore e Roma piombò nell'anarchia. Per riportare l'ordine nella città, Caterina cavalcò con i suoi armigeri fino a Castel Sant'Angelo e occupò la Rocca affinché si potesse svolgere il nuovo conclave.
Fu eletto il genovese Giovan Battista Cybo, vicario di Cristo con il nome di Innocenzo VIII, avverso ai Riario, che si ritirarono nei loro feudi di Imola e Forlì. Nel 1488, Girolamo fu ucciso per mano della famiglia forlivese degli Orsi. Ancora una volta, Caterina dimostrò tutto il suo coraggio e lottò per riprendere il controllo della città. Governò, con saggezza e polso fermo, per molti anni.
Venne soprannominata "La Leonessa delle Romagne". Nel frattempo, si innamorò di Giacomo Feo, che le cronache descrivono come un uomo bello, giovane ed elegante. Un legato in visita alla rocca riferì di essere rimasto colpito dalla bellezza della contessa e del suo amante. Ma quest'idillio era destinato a non durare: nel 1495, durante una battuta di caccia, Giacomo viene brutalmente ucciso. I cospiratori, appartenenti alle famiglie notabili forlivesi, temevano il crescente potere di Giacomo. La vendetta di Caterina fu atroce: fece strage non solo dei congiurati ma anche delle loro famiglie. Non risparmiò neppure i bambini in fasce. Un vero e proprio bagno di sangue, che le procurò il biasimo della corte di Milano e dello zio Ascanio, cardinale alla corte di Rodrigo Borgia.
Il dolore per la morte di Giacomo trovò requie appena un anno dopo: Giovanni de'Medici, detto il Popolano perché appartenente a un ramo collaterale dei Medici, fu il suo terzo marito. Ma anche questa unione durò poco: Giovanni il Popolano fu presto stroncato da una affezione ai polmoni. Da lui ebbe il suo ultimo figlio, di nome Giovanni come il padre, il futuro condottiero Giovanni dalle Bande Nere.
La situazione nelle Romagne precipitò alla fine del secolo Decimo Quinto. Il figlio del papa, Cesare Borgia, intraprese una serie di campagne per creare un regno su cui stendere il vessillo dei Borgia. Dopo una strenua resistenza, Caterina dovette capitolare. Imola e Forlì cadettero in mano al Valentino e la Leonessa fu portata, come prigioniera di guerra a Roma. Visse nel palazzo del Belvedere, sul colle a nord del Vaticano, dal febbraio del 1500 fino a giugno dello stesso anno. Poi, in seguito a un tentativo non riuscito di evasione, fu trasferita a Castel Sant'Angelo.
Si dice che il Valentino non rimase insensibile al fascino della Leonessa, e che i due furono amanti.
Nel 1501, Caterina fu rilasciata e inviata a Firenze, in seguito alle pressioni della corte francese. Alessandro VI scrisse una missiva di accompagnamento, in cui la Leonessa diveniva, d'un tratto, "la nostra beneamata figlia in Cristo".
Morì a Firenze, forse in convento, nel 1509. Il figlio di Caterina, Giovanni dalla Bande Nere, sposò Maria Salviati unificando i due rami della famiglia de'Medici, quello collaterale (dei Popolani) e quello discendente da Lorenzo il Magnifico.
Fu una delle più importanti alchimiste del Cinquecento. Il suo ricettario "Experimenti della excellentissima signora Caterina da Forlj" rappresenta un compendio inestimabile valore di formule di cosmesi, chimica e farmacologia. Alcune formule si possono trovare sul sito della dotteressa Patrizia Catellani, esperta in storia della Farmacia, cliccando qui.
Il nipote di Caterina Sforza, Cosimo de'Medici, fu il primo granduca di Toscana ed ereditò dalla nonna la passione per l'alchimia. Il ritratto di Caterina, che vedete in testa al post, è stato dipinto nello studiolo del granduca.
La Leonessa di Romagna è la protagonista di un film del 1953, con Virna Lisi.


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