martedì 23 febbraio 2010

NERAINTERVISTA - Ugo Mazzotta e il nero italiano


Ugo Mazzotta, medico legale, ha esordito come romanziere nel 2002 con Commissariato di Polizia "La Bella Napoli" (Marco Valerio editore) , con il quale si aggiudica il premio Tobino (premio dedicato ai medici scrittori). Seguono, con cadenza quasi annuale, una serie di romanzi (tutti pubblicati dalla pregevole casa editrice Todaro), che hanno come protagonista il commissario Andrea Prisco. Le sue storie sono ambientate in una immaginaria valle appenninica. Il suo ultimo romanzo è La stagione dei suicidi (2009)
Inoltre, Mazzotta collabora alla scrittura della nota serie televisiva RIS.
Ugo ha accettato di rispondere ad alcune domande sulla sua attività di romanziere.

1. Come nasce il protagonista dei tuoi romanzi, Andrea Prisco, e quanto c'è di te in lui?

L'idea di scrivere un giallo ce l'ho da quando ero ragazzo (in realtà uno l'avevo scritto a vent'anni, un giallo alla Agatha Christie ambientato in una fantomatica comunità inglese a Napoli...) e quando ho deciso di provarci sul serio mi sono chiesto chi sarebbe dovuto essere il protagonista. Scartai subito l'idea di usare un medico legale perché non avevo nessuna intenzione di prendere spunti dalla mia professione, gli investigatori privati in Italia non si occupano in genere di casi che possano interessare un lettore di gialli, alla fine decisi che doveva essere un "tutore dell'ordine" e, anche se sapevo di correre il rischio di cadere nei cliché del genere, inventai il commissario Prisco. Ovviamente c'è un po' di me in lui, forse negli ultimi romanzi un po' meno che all'inizio, ha trovato una sua strada più autonoma. Diciamo che siamo entrambi napoletani, abbiamo un carattere abbastanza simile, piuttosto schivo e riservato, ci piace la stessa musica...

2. Perché hai scelto il genere poliziesco: esiste secondo te una sorta di "estetica" del crimine, intenso come sovvertimento dell'ordine delle cose?

Questa estetica esiste sicuramente, ma io ne subisco poco il fascino, specialmente come autore. Come spettatore o lettore devo confessare che non mi dispiacciono certi eroi negativi, penso a Dexter per esempio, ma quando scrivo il mio istinto mi porta sempre dalla parte della vittima. Nella realtà il delitto è quasi sempre una cosa abbastanza squallida e anche se i miei romanzi non appartengono certo al filone del giallo classico, quello consolatorio in cui il bene trionfa sempre, non trovo nulla di affascinante nel male.In realtà ho scelto il giallo perché ho sempre amato la narrativa di genere, fin da ragazzo.

3. Tu collabori anche alla scrittura della nota fiction "RIS", in cui la scienza ha un ruolo predominante nello svolgimento delle indagini. Nell'epoca della tecnologia e del DNA, qual è il ruolo del ragionamento, della logica e quindi del "talento" investigativo?

Bella domanda. Premesso che io non ho contatti con il mondo delle investigazioni "vere", basta leggere i giornali per rendersi conto che le indagini scientifiche, i laboratori di genetica e le tecnologie informatiche esercitano un fascino enorme; nelle inchieste reali spesso ci si illude che la prova scientifica possa rappresentare la "pistola fumante" in base alla quale incastrare un colpevole; in narrativa il thriller scientifico ha preso il posto del giallo classico di cui parlavo prima, basta sostituire alle abilità deduttive di un Poirot o di uno Sherlock Holmes gli strumenti raffinati e apparentemente infallibili dello scienziato di turno per rendersi conto che ci si trova davanti allo stesso meccanismo del "Deus ex machina" che prevale sul male e ristabilisce l'ordine costituito.
Nella realtà poi capita spesso che la prova scientifica (che molto raramente può rappresentare una certezza assoluta) da sola non riesca a portare alla condanna del colpevole, se non è inserita in un insieme più ampio di prove e indizi scaturiti dall'abilità e dalla pazienza di chi conduce l'indagine.

4. Quando ti dedichi alla scrittura: esiste un particolare momento della giornata o uno "stato" d'animo che si concilia con questa attività?

Ho un lavoro di ambulatorio, i miei pomeriggi in genere sono liberi, anche se spesso devosottrarre tempo alla famiglia; non ho orari particolari, scrivo quando ho tempo e quando ho già delle idee in mente. E per fortuna le idee vengono in qualunque momento, anche mentre sto guidando per andare a lavorare, per esempio!

5. Quali sono i tuoi progetti futuri? Ci puoi anticipare qualcosa dei tuoi prossimi lavori?

Al momento sto lavorando a un romanzo la cui protagonista è la "spalla" degli ultimi romanzi del commissario Prisco, in pratica sto scrivendo uno spin-off... e ho già in mente le idee di partenza per la prossima avventura del commissario, che riserverà molte sorprese e novità, come può aver intuito chi ha già letto il mio ultimo libro, "La stagione dei suicidi". E poi ho altre idee, ho finito da poco la sceneggiatura di un fumetto (o una graphic novel, come si dice adesso) e mi piacerebbe continuare anche in questo campo, vorrei provare a scrivere una sceneggiatura che abbia per protagonista il commissario Prisco... insomma, le idee non mi mancano!

Grazie Ugo! Per chi volesse ulteriori informazioni, sul sito dell'Autore è possibile leggere l'incipit dei suoi romanzi e alcuni racconti, basta cliccare qui.

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