lunedì 1 febbraio 2010

NERAINTERVISTA - Michael Ennis e i torbidi intrighi alla corte degli Sforza


Michael Ennis è autore di best-sellers internazionali come “La duchessa di Milano” e “Bysantium”. Ha studiato Storia all'Università di Berkeley in California. E' borsista presso la Fondazione John D. Rockefeller III. La sua produzione saggistica spazia dalla strategia militare e politica nazionale all'arte e all'architettura. E' stato insignito di numerosi riconoscimenti ed è stato citato da celebri critici come Frank Rich (New York Times) e David Brother (Washington Post). I suoi saggi sono stati pubblicati su Esquire e Architectural Digest.

Michael è stato così gentile da rispondere alle nostre domande sul suo romanzo “La duchessa di Milano” e sulle sue “fatiche letterarie” passate e future.

1. Il tuo romanzo storico “La duchessa di Milano” è una ricostruzione di un momento cruciale per l’Italia. Perché hai scelto quel preciso momento storico, e perché Milano e la corte degli Sforza?
Nel 1492, anno in cui ha inizio “La duchessa di Milano”, Milano rappresenta la più prosperosa e progredita città-stato del mondo, con Leonardo da Vinci che operava sotto lo scaltro e talentuoso reggente “de facto”, Ludovico il Moro, che sembrava destinato a divenire il più potente uomo in Europa – colui che forse avrebbe guidato tutta l’Europa verso l’Età Moderna. Non più di dieci anni dopo Milano è occupata dai francesi, l’eredità degli Sforza è in rovina, e tutta l’Italia ha iniziato quel secolare declino in potere ed influenza. E’ un punto di svolta nella storia europea e diviene ancor più affascinante quando si esamini le relazioni personali e il dramma familiare dei personaggi coinvolti negli eventi.

2. Quanto hai impiegato per la preparazione del libro e per la raccolta dei testi storici da consultare?
Ho fatto due anni di ricerche, di cui una parte in Italia, e un anno di scrittura. Ma io avevo già pubblicato un romanzo storico (“Bysantium”, - non ancora pubblicato in italiano n.d.r .-) e avevo approfonditamente studiato sia la storia dell’Europa (ho una laurea in storia all’Università di Berkely, California) che la cultura del Rinascimento, così avevo delle basi derivanti dal mio precedente lavoro e studio. Altrimenti avrei impiegato molto di più. Il romanzo storico è un genere letterario molto impegnativo.

3. Ne “La duchessa di Milano” ci sono molte pagine “noir” sulla violenza e gli eccessi nelle corti rinascimentali. Qual è la connessione tra “noir” e “storia”in questo romanzo?
Quello che affascina sul Rinascimento in Italia è che esisteva una gran quantità di “famiglie reali” come lo erano i Tudor in Inghilterra. C’erano gli Sforza a Milano, gli Este a Ferrara, i Medici a Firenze, i Borgia a Roma. Ogni famiglia deteneva una quota relativamente grande di potere in un apparato statale abbastanza piccolo, con la conseguenza che quel tanto di violenza, castighi ed esecuzioni che nell’Inghilterra dei Tudor era delegato ai tribunali e ai funzionari statali, veniva invece mantenuto all’interno della “famiglia” nell’Italia rinascimentale. La lussuria, che rapidamente portava all’eccesso, era essenziale alla manifestazione del potere delle famiglie italiane regnanti; la violenza spietata era necessaria per preservare il potere. Pertanto le corti italiane erano un commistione unica di sofisticata opulenza e repentina brutalità.

4. Isabella d’Aragona e Beatrice d’Este: due donne al centro di intrighi politici. Perché hai scelto questo due protagonisti e che cosa rappresentano per te?
Era davvero difficile ignorare che la relazione fra queste due donne molto giovani, una adolescente e l’altra appena uscita dalla fanciullezza, fu al centro di questo cambiamento epico nell’equilibrio del potere in Europa. E le loro storie personali divennero tanto tragiche quanto il fato dell’Italia. Sono rimasto molto affascinato da queste due figure, con la loro enorme forza e le loro fatali imperfezioni, che rapidamente divennero l’epicentro dell’intera storia d’Italia nel XV secolo. Nella maggior parte delle narrazioni Isabella e Beatrice sono ai margini, ma io penso che non si può raccontare tutta la storia senza di loro.

5. Puoi dirci qualcosa del tuo primo romanzo “Bysantium” e sul tuo prossimo libro in uscita negli Stati Uniti “The most beautiful reception” (letteralmente: l’inganno più bello, n.d.r.)?
Bysantium è la vera storia di Haraldr Sigurdarson, un re della Norvegia dell’XI secolo, che fu esiliato e fece un pericoloso viaggio alla corte dell’imperatore bizantino a Costantinopoli. Dopo una serie di avventure epiche, Haraldr divenne il capitano della Guardia Variaga dell’imperatore di Bisanzio, un corpo personale di guerrieri scandinavi che ebbe un ruolo di primo piano negli intrighi politici dell’imperatore. “Bisantium” è una storia appassionante, oltremodo epica, e la cosa più sorprendente è che tutto è basato su fatti veri.

“The most beautiful deception”, non ancora pubblicato, è anch’esso basato interamente su eventi e personaggi storici. E’ ambientato alla corte di Cesare Borgia a Imola e Cesena nel 1502, epoca in cui sia Leonardo da Vinci che Niccolò Machiavelli erano presenti, e venne ordito un intrigo mortale noto come “l’inganno più bello”, che dette poi ispirazione a Machiavelli per "Il Principe". Ma con questa storia si intreccia una serie di omicidi perpetrati da quello che oggi chiameremmo uno “psicopatico” e “serial killer”. Machiavelli, il primo osservatore scientifico della natura umana, che realmente conobbe questa figura storica, si comporta come un moderno “criminal profiler” dato che cerca di comprendere e smascherare uno spietato massacratore. Alla fine, quello che Machiavelli (coadiuvato da Leonardo) scopre, e come egli decide di trattare il terribile segreto dell’assassino, ha enormi conseguenze per “Il Principe” e la nostra storia.

6. Che cosa rappresenta l’Italia per Michael Ennis? C’è qualche autore italiano che ami particolarmente?
Penso che noi americani abbiamo una particolare affinità per l’Italia perché così tanto nella nostra nazione è stato mutuato dalla vostra. Il nostro sistema politico si ispira alla Repubblica dell'antica Roma, e la nostra cultura ha le sue profonde radici nell’umanesimo e nell’empirismo scientifico del Rinascimento italiano. D’altra parte, il fatto che noi abbiamo poca storia nei nostri vasti territori, mentre l’Italia è così densamente popolata con un passato quasi ancora vivo, rende l’Italia ancora più affascinante ai nostri occhi. Quindi mi sento tipicamente americano nel mio grande entusiasmo per l’Italia, sebbene io abbia preceduto la folla, visto che la mia prima visita risale al 1972.
Riguardo al mio autore italiano preferito, come può un qualunque scrittore di romanzi storici non provare riverenziale soggezione per il grande Umberto Eco? Chiunque si cimenti con questo genere letterario è in debito con “Il Nome della Rosa”.

Un ringraziamento a Michael Ennis per la disponibilità dimostrata.
Grazie di cuore a mio fratello Angelo per avermi aiutato nella compilazione dell'intervista!

4 commenti:

  1. Complimenti per la super intervista! Bellissima. Mi è piaciuta moltissimo la risposta alla terza domanda. E poi non avevo mai pensato a Machiavelli come ad un criminal profiler ante litteram. Simpaticamente génial!
    A presto.
    Ne approfitto per mandare un bacio al mio caro Angelo in versione interprete.


    Piddì

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  2. @Piddì: grazie mille del commento. Michael Ennis è stato davvero una sorpresa piacevole. Disponibile e molto acuto nelle sue domande. E anche io attendo la traduzione della sua ultima opera, con grande impazienza!

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  3. Caro luca,
    Partecipare alla creazione di questa intervista e' stato davvero un lavoro coinvolgente e divertente!
    Dalle risposte interessanti che ha dato l'autore si puo' assolutamente dire che ne' valsa la pena. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dal suo elogio alla cultura italiana e alla nostra storia.
    Aspetto il prossimo "task"!
    Angelo

    P.S un abbraccio forte alla mia cara Piddi! :D

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  4. Caro Angelo,
    grazie di aver lasciato il tuo commento e, soprattutto, grazie dell'aiuto nella preparazione dell'intervista! E sì, a quando pare, Michael Ennis, come molti americani, è un grande estimatore della nostra cultura!
    Un abbraccio
    Luca

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