giovedì 14 gennaio 2010

FiLmNoIr- La doppia ora


La doppia ora” segna l’esordio sul grande schermo del regista Giuseppe Capotondi, classe 1968, già noto come regista di videoclip musical.
Il film, considerato una delle rivelazione della 66a mostra del cinema di Venezia, è un’opera sospesa tra il noir e il melodramma. Sonia e Guido si conoscono durante uno speed date, ovvero uno di quegli incontri lampo tanto in voga in alcuni locali delle nostre metropoli. Tra i due nasce una fulminea e torbida passione. Entrambi hanno un passato da dimenticare. Sonia lavora come donna delle pulizie in un albergo, viene da Lubiana, è orfana di madre e ha un padre italiano che l’ha cancellata dalla propria vita. Guido, ex poliziotto, si guadagna da vivere come guardiano in una splendida villa. Durante un week-end romantico nella lussuosa dimora, gli incauti innamorati vengono aggrediti da un gruppo di rapinatori. I malviventi tentano di violentare Sonia. Giudo interviene per difenderla. Parte un colpo. Guido muore, mentre Sonia rimane solo leggermente ferita.
L’accaduto lascia una ferita profonda nella giovane donna, che precipita in una sorta di oblio nel quale la realtà si confonde con strane visioni. Nel frattempo, un poliziotto ex collega di Guido comincia a indagare e scopre che Sonia ha un passato oscuro e che forse quella che poteva sembrare un’infausta coincidenza non è un avvenimento casuale. Sonia, da vittima, diventa la principale sospettata.
Il film corre veloce, con ritmo serrato e sorprendenti ribaltamenti e cambi di prospettiva. I due protagonisti, Ksenia Rappoport e Filippo Timi, incarnano splendidamente l’archetipo di due anime e due corpi piombati dal cielo sulla terra, destinati a trovarsi con un impeto muto e carnale. Suggestiva l’atmosfera onirica e il tema del doppio. La doppia ora è forse intesa anche come una seconda scelta, una nuova possibilità che, tuttavia, non viene colta dai protagonisti. Quando il turbinio allucinatorio degli eventi si coagula in una cruda realtà, Guido rimane immobile a osservare, mentre Sonia appare incapace di spezzare il sigillo del suo peccato originale. Cambiare forse è possibile, ma non è per tutti.
A differenza di tanti epiloghi improntati al buonismo, qui c’è un fugace pentimento, o forse solo esitazione. Ma, come in ogni noir che si rispetti, non c’è redenzione.
Ecco una preview

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