lunedì 16 novembre 2009

NON RIPOSI IN PACE - LA MISTERIOSA MORTE DI CARTESIO


La versione ufficiale, quella passata alla Storia, è nota a molti: René Descartes, meglio conosciuto con il nome italianizzato di Cartesio, morì di polmonite. Chiamato a corte dalla collerica e incostante regina Cristina di Svezia, patì – freddoloso com’era – il clima rigido di Stoccolma. Il 1650 fu un anno freddissimo: sull’Europa si abbatté una sorta di glaciazione. Inoltre la sovrana, in preda a un sordo fanatismo per la filosofia, costringeva il filosofo a fare lezioni tutte le mattine alle sei e, in segno di deferenza, senza alcun copricapo.
In breve la salute di Cartesio precipitò e lo colse una violenta febbre.
Almeno questa è la versione ufficiale.
Le recenti scoperte di Theodor Ebert, studioso dell’università di Erlangen, ribaltano la nota tesi della morte per polmonite. Dagli studi di Erbert emerge uno scenario ben più inquietante, che si presterebbe bene come trama per un romanzo di spionaggio.
I documenti del medico personale del filosofo non lascerebbero dubbi. All’ottavo giorno di malattia comparvero: «singhiozzo, espettorazione di colore nero, respirazione irregolare». In altre parole, i sintomi dell’avvelenamento da arsenico.
Erbert non solo suggerisce l’ipotesi di un delitto, ma si spinge anche ad additare il potenziale assassino: il padre agostiniano Francois Viogué. Era un missionario apostolico inviato a Stoccolma per contribuire alla conversione della regina Cristina.
Il metodo filosofico di Cartesio, padre dello scetticismo, avrebbe potuto creare ostacoli al processo di conversione della regina, figlia del grande Gustavo di Svezia, che passò alla storia, oltre che per le sue stravaganti abitudini, come la più celebre convertita di Santa Romana Chiesa.

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