martedì 3 novembre 2009

NOIR DI SUCCESSO - L'ULTIMO CUSTODE di C.A. MARTIGLI


Confesso: pur essendo profondamente innamorato del Rinascimento, di Giovanni Pico, conte della Mirandola, sapevo ben poco. O meglio, conoscevo quello che, più o meno, sanno tutti: Pico possedeva una memoria prodigiosa. Si diceva fosse in grado di recitare la Divina Commedia partendo dall’ultimo verso.
Non sapevo nulla delle sue Novecento tesi e del suo ecumenismo filosofico e religioso. Non sapevo, inoltre, che nel 2008 il sepolcro di Pico è stato aperto per esaminare la salma. Il conte di Mirandola, così si è accertato, è morto non per cause naturali, ma per gli effetti dell’arsenico (cliccare qui per relativo articolo).
Giovanni Pico, signore di Mirandola e conte della Concordia, è il protagonista del best-seller italiano “999. L’Ultimo Custode” di Carlo Adolfo Martigli, edito da Castelvecchi.
Un grande successo di pubblico, con diverse ristampe nel giro di pochissimi mesi.
Il romanzo si svolge su piani temporali paralleli e ha, come filo conduttore, un misterioso manoscritto, contenente le ultime novantanove tesi segrete del Mirandola. Il plico sigillato, attraverso i secoli, viene custodito in attesa che i tempi siano maturi per la Rivelazione finale.
Ci sono, in questo libro, molti scenari diversi e tutti ugualmente affascinanti: la Firenze del Magnifico, la Roma di Innocenzo VIII e dei Borgia, e ancora Firenze durante il Secondo Conflitto Mondiale. La prosa di Martigli è asciutta, lineare, e si snoda con sapiente disinvolutra lungo la serpiginosa trama, fitta e piuttosto articolata.
Impossibile non sentire un riverbero di Browniana memoria nelle pagine de “L’Ultimo Custode”, ma diceva Eco che i libri si parlano tra loro e, a parte alcune analogie tematiche, nulla si può obiettare alla originalità di Martigli.
La ricostruzione storica è piuttosto accurata. Ma attenzione, se siete dei fanatici del rigore storico, questo libro potrebbe crearvi dei problemi. L’autore impasta la realtà storica con abbondanti dosi di creatività e fantasia, attribuendo del tutto arbitrariamente, per dire, a Innocenzo VIII la paternità di Cristoforo Colombo. Quanta libertà sia concessa ai romanzieri nel modulare la realtà storica in base alle esigenze narrative è da tempo oggetto di accesi – a volte feroci – dibattiti. Fra tutte, segnaliamo l’interessante discussione sull’eccellente blog Letteratitudine di .Massimo Maugeri.
In ogni caso, aldilà di ogni considerazione sulla coerenza storica, il libro di Marigli regala una lettura piacevole, in cui il clima altamente tensivo è appena stemperato da una conclusione volutamente sospesa.

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