mercoledì 11 novembre 2009

FINCHE' MORTE NON VI SEPARI



L’Autore de “Le spie non devono amare” (Garzanti) è uno dei maggiori esponenti della Letteratura di genere in Italia. Paradossalmente, sebbene abbia sempre considerato l’italiano la sua lingua madre, Giorgio Scerbanenco nacque nella Russia Imperiale, da padre russo e madre italiana. A Scerbanenco è dedicato uno dei più prestigiosi premi della narrativa di genere, in questi giorni alle sue fasi conclusive (su Milanonera potete trovare un aggiornamento).
La versatilità e la naturale attitudine fabulatoria dell’autore trapelano in modo quasi sensibile dalle pagine de “Le spie non devono amare”. Ornella Dallas, bella e giovane rampolla di una ricca famiglia della borghesia romana, si innamora perdutamente di un uomo, un finanziere irlandese. Fin qui, sembrerebbe, nulla di strano.
Lui si chiama Falk, senza un nome e un cognome: Falk e basta. E fa la spia. Il romanzo è un intreccio inestricabile di avventure rocambolesche e a volte inverosimili. Una narrazione a metà tra la “spy story” e il romanzo rosa, uno spaccato della borghesia romana degli anni ’70.
Il filo logico degli eventi è frastagliato, a volte situazioni ingarbugliate si dipanano senza una spiegazione plausibile. Ma non è la logicità del raccontare che colpisce in Scerbanenco, né la prosa elegante, piuttosto è l’immediatezza delle immagini e la forza vibrante dei personaggi.
In un momento in cui tutto è precario, colpisce questo romanzo che è prima di tutto un inno a un amore assoluto, che non conosce limiti né ragione, non conosce mezze misure, mezze parole e compromessi.
Il vero amore, per quanto quest’affermazione possa sembrare banale, supera ogni ostacolo:

"Ho voluto raccontare la mia storia", dice Ornella Dallas, protagonista di questo romanzo, "perché tutte le donne sappiano che si può avere felicità e amore anche nelle situazioni più disperate, anche se si è la moglie di una spia. Diversi anni fa a Berlino, in un grande albergo, io incontrai un uomo, era una spia, uno degli agenti segreti più temibili e pericolosi d'Europa. Me ne innamorai, e l'ho sposato. L'ho sposato anche sapendo che era un spia e l'ho seguito per lunghi anni nella buona e nella cattiva sorte, come dicono quando ci si sposa, nelle avventure più angosciose e disperate. Le spie non devono amare, eppure noi ci siamo amati".

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