giovedì 19 novembre 2009

Ferrara, gli Este, e... un racconto inedito!


D'azzurro, all'aquila d'argento, rostrata, lampassata e coronata d'oro. Così recita la blasonatura dello stemma della famiglia d'Este. Di antichissimo lignaggio, la casata deve il proprio nome alla cittadina Este, loro antico feudo. Signori di origine longobarda estesero il loro dominio nell'Italia centro-settentrionale, fino a quando Borso d'Este ottene dall'imperatore il titolo di duca di Modena e Reggio e dal papa quello di duca di Ferrara. La città di Ferrara - infatti - faceva parte dei territori dell Chiesa. Tra i personaggi celebri non possiamo non citare Ercole I d'Este, durante il cui governo il ducato perse molti dei suoi possedimenti nel nordest della penisola in seguito a una sanguinosissima guerra contro la Repubblica di Venezia. E le sue figlie Beatrice, di cui abbiamo già parlato come protagonista del romanzo la Duchessa di Milano, e Isabella, moglie di Francesco Gonzaga, e protagonista dell'intramontabile romanzo "Rinascimento Privato" della Bellonci.

Lascio, di seguito, l'incipit di un racconto intitolato "La duchessa di Ferrara" (ringrazio gli amici del forum penna blu per i suggerimenti e il mitico Simone Bertelegni per l'editing in tempo record). Per chi fosse intenzionato a proseguire la lettura, basta cliccare qui per scaricare l'intero breve scritto in formato pdf. Se vi è piaciuto, ma anche no, lasciate pure un commento...



LA DUCHESSA DI FERRARA



- Avete molto peccato, Altezza – le ripeté la voce dal confessionale. Una voce roca, eppure con una sfumatura stranamente infantile.
La duchessa strizzò gli occhi, scrutando nella luce crepuscolare: don Giovanni, il giovane prete, era un vero enigma. Nessuno sapeva bene da dove venisse, ma certamente qualcuno doveva averlo accreditato presso la corte estense.
Si ripromise di indagare sul passato del giovane.
- Ego te absolvo in nomine Patris, Filii… - concluse il prelato, accompagnando le parole con il consueto gesto di benedizione.
- Ma come, padre, non mi assegnate una penitenza? – chiese Lucrezia, cercando di celare lo stupore e il disagio che la presenza di quell’uomo le procurava.
Giovanni scostò il tendaggio purpureo del confessionale, facendo sussultare la duchessa.
Il giovane le si parò dinanzi. Nella cappella, il sole morente filtrava attraverso i vetri colorati del rosone e si scomponeva in un vortice di colori, che, depositandosi sulla tonaca scura, trasfiguravano l’abito talare in un improbabile costume carnevalesco...

4 commenti:

  1. Ciao Luca, ho letto il tuo racconto breve e mi aveva piuttosto intrigato fino all'epilogo... sarà perchè ho un po' di avversione nei confronti dei vampiri, io sarei invece rimasta nella storicità e l'avrei uccisa nel modo più tradizionale del termine ( una bella pugnalata al cuore, lo stesso cuore crudele che aveva dato alla luce un figlio dell'abominio come Giovanni), scelta che non ha nulla a che vedere con il tuo racconto, sia chiaro, ma solo con un gusto prettamente personale. Scrittura fluida, stile buono, si vede che sei bravo! Cari saluti, Emanuela Capovilla

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  2. Ciao Emanuela, grazie di aver letto e di aver lasciato un commento!
    Lo so che la scelta "horror" è un po' sopra le righe. Ma dato che ho sempre seguito la storicità nei miei lavori "seri" (nella realtà storica Lucrezia è morta di parto), mi andava di sperimentare un repertorio un po' di tendenza.
    Un caro saluto e a presto!
    Luca

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  3. Bello, originale! Mi è piaciuto. Finalmente leggo qualcosa di tuo, in attesa dei libri.
    Ciao, da Lella52

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  4. Ciao Lella,
    grazie anche te di aver letto e aver commentato...
    come dicevo, questo è comunque un racconto un po' sopra le righe. Per sperimentare e per giocare un po' con una chiave di scrittura... gotica!
    un abbraccio
    Luca

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