lunedì 7 settembre 2009

NeroSvezia UOMINI CHE ODIANO LE DONNE di Stieg Larsson

Il mio ricordo della Scandinavia è dominato dalla luce, una luce fredda e assoluta. E dall'assenza. Per chi è abituato alla brulicante umanità delle grandi città, può apparire quasi alienante percorrere chilometri prima di incontrare anima viva. La Svezia è lo sfondo del celeberrimo romanzo di Stieg Larsson "Uomini che odiano le donne", primo anello di una trilogia, e tradotto dalla bravissima Carmen Giorgetti Cima per i tipi della Marsilio.
Questo romanzo, che in tutto e per tutto è un poliziesco, presenta delle notevoli peculiarità.
Primo: è un tomo di dimensioni colossali, sfiora le settecento pagine. Reggere una trama mistery per un così vasto numero di pagine è una bella prova per lo scrittore. Prova che Larsson riesce a superare a pieni voti, il libro scorre in modo straordinariamente piacevole e il lettore è subito catturato dall'intreccio.
Seconda peculiarità: si tratta di un atipico mistery della "camera chiusa". Questo è il termine che si usa per indicare i delitti che avvengono in uno spazio ben definito, e in cui il numero dei sospetti è, proprio in ragione dello spazio circoscritto, limitato a una ritretta cerchia di individui. Nel libro di Larsson la "camera chiusa" è un isolotto, di proprietà di un ricco industriale, ed è quasi completamente popolato dai membri della potente famiglia.
Terzo punto critico: i due protagonisti. Da una parte, il brillante giornalista Mikael Blomkvist, dal fascino irresistibile e dall'onnivoro appetito erotico. Più che un incallito playboy, direi che ci troviamo di fronte a un bulimico del sesso. Dall'altra parte, la spigolosa e introversa Lisbeth Salander,mezza anoressica e mezza svitata, che si guadagna il pane ficcando il naso negli affari degli altri (tecnicamente è una ricercatrice, di fatto un'abile hacker).
La trama prende le mosse dalla decisione del ricco industriale Henrik Vanger di scoprire quale segreto si celi dietro la scomparsa della nipote Harriet, avvenuta quattro decadi prima.
L'indagine, condotta da Mikael e da Lisbeth, porta alla luce inquietanti misteri e inconfessabili colpe che lacerano il potente clan.
La trama poliziesca è sicuramente avvincente, anche se non brilla di assoluta originalità. Il riferimento ai versetti biblici e il tema del doppio (e del gemello) sono espedienti abbastanza sfruttati nelle letteratura gialla.
Ma quello che stupisce del romanzo è la capacità fabulatoria dell'Autore. La prosa di Larsson, nella sua disarmante semplicità, è il canto delle sirene per Ulisse, è che come una matassa invischiante il lettore, che si trova intrappolato in quella luce, in quell'aria rarefatta in cui sono immersi i personaggi del libro.
Mai, come nel caso di questo scrittore prematuramente scomparso, è valso tanto il detto: non importa tanto quello che dici, ma come lo racconti.

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