mercoledì 30 settembre 2009

DANZA MACABRA - VEIT HEINICHEN


Nella luce incerta di una piccola chiesa tardogotica, al confine tra Italia e Slovenia, due amanti sono avvinghiati ad ascoltare una guida turistica che illustra gli splendidi affreschi. La Danza Macabra, la più suggestiva tra le pitture, rappresenta la metafora dell'indistinguibilità degli uomini di fronte alla Morte. E la Morte, con i suoi colori forti ed estremi, irrompe con prepotenza nell'incipit di questo nuovo romanzo dell'autore tedesco trapiantato a Trieste, Veit Heinichen.
Una bomba esplode in città, ma le forze dell'ordine se ne accorgono solo dopo cinque ore. Neanche un'esplosione riesce a turbare l'indolenza di questa città di confine, così radicata nelle sue tradizioni.
Ancora una volta, a gudare le indagini troviamo il commissario Proteo Laurenti, divenuto ormai vicequestore, anche lui, come l'autore, trapiantato a Trieste dalla sua terra natia, Salerno.
E' simpatico, questo commissario Laurenti, un po' un Montalbano del Nordest. Ama il buon vino, il buon cibo, e le belle donne (non necessariamente in quest'ordine). In quest'ultimo episodio della saga, il commissario è alle prese con due vecchie conoscenze: Viktor e Tatjana Drakic, i quali hanno le mani in pasta in un grosso affare riguardante lo smaltimento di rifiuti. La bella Tatjana ha cambiato la faccia, grazie a una serie di interventi chirurgici, ma non le abitudini criminali. Ancora una volta il commissario si troverà nel mirino degli spietati fratelli Drakic e Trieste si manifesterà come crocevia di culture non sempre perfettamente integrate, centro dei traffici occulti tra l'Europa dell'Ovest e quella dell'Est.
Un noir dal ritmo serrato, a tratti surreale e poco verosimile, ma ben scritto e avvincente. In fondo, cosa si può chiedere di più a un autore? Un Veit Heinichen in gran forma, dopo la lieve deflessione degli ultimi due romanzi.

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