mercoledì 16 settembre 2009

A LETTO CON LA SERIAL KILLER

Chi non conosce la sindrome di Stoccolma? In breve, si tratta della condizione psicologica in cui la vittima di un sequestro sviluppa un morboso attaccamento, a volte una vera e propria attrazione, nei confronti del proprio rapitore.
Questo, in sostanza, è il nocciolo del nuovo romanzo dell’autrice americana Chelsea Cain: Un occhio perfettamente blu, Rizzoli, 359 pg, 19,5 euro, traduzione di Anna Maria Biavasco. Una prima considerazione va fatta riguardo al titolo del libro, in americano Sweetheart, qui tradotto in modo per me incomprensibile (a cosa si riferisce “l’occhio perfettamente blu”? Forse all’iride glauca della serial killer, elemento che, tuttavia, non pare così rilevante nell’economia della narrazione).
La storia si propone come ideale continuazione de “La ragazza dei corpi”. Ritroviamo il detective Sheridan, sempre più svitato e sofferente, la paziente moglie di lui, Debbie, e l’eccentrica giornalista Susan, questa volta con i capelli turchini anziché, come nel primo libro, fucsia.
Soprattutto, troviamo lei: la bella assassina, la detentrice del sopra menzionato occhio blu, la serial killer più glamorous che ci sia. Gretchen Lowell.
Il detective Sheridan è ancora segnato dalle angherie subite per mano della Lowell, ma sta meglio e ha ricominciato a prendere in mano la sua vita, è tornato in famiglia. Ha smesso di fare visita a Gretchen in penitenziario, sembra aver tagliato il filo sottile che lo legava alla sua ex carceriera. Una mattina, viene convocato sul luogo del delitto: è stato trovato un cadavere non identificato nel parco. Mentre l’investigatore comincia ad approfondire il nuovo caso, viene raggiunto da una notizia inattesa: Gretchen Lowell è evasa. Inizia una caccia all’uomo (anzi, in questo caso, alla donna): Sheridan deciderà di fare da esca e si ritroverà, ancora una volta, prigioniero e vittima della serial killer.
La lettura del romanzo mi ha lasciato un retrogusto amaro. Quando qualcuno gli chiedeva che cosa servisse per scrivere un buon romanzo, Alfred Hitchcock replicava: “Tre cose: la storia, la storia, la storia.” Insomma, in questo poderoso tomo, non succede praticamente niente. O meglio, niente di interessante.
Il povero Archie Sheridan continua a struggersi per la fascinosa pluriomicida, sua ex-carnefice, Susan dai capelli turchini fa la parte della svampita che alla fine la sa lunga, e la moglie Debbie, come molte consorti letterarie e non, sopporta, sopporta, sopporta.
Insomma, se cercate il thriller, quello che fa accapponare la pelle e vi tiene inchiodati alla pagina, qui non c’è.
Il libro va bene se volete conoscere che fine hanno fatto i protagonisti de “La ragazza dei corpi”. Niente di più, niente di meno.

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