lunedì 24 agosto 2009

NEROSTORIA - La triste storia di Margherita Farnese, la duchessa ripudiata

Nacque principessa del Ducato di Parma, la bella Margherita Farnese, ma questo non le impedì di essere vittima dei pregiudizi e delle macchinazioni politiche dei suoi tempi.
Figlia di Alessandro Farnese e di Maria del Portogallo, la giovane nobildonna fu data in sposa, per ragioni puramente dinastiche, a Vincenzo Gonzaga, duca di Mantova.
Margherita aveva appena quattordici anni, e si ritrovò all’improvviso al centro di uno dei più penosi casi clinici del Rinascimento. Dopo alcuni mesi, infatti, il matrimonio non era stato consumato perché la sposa presentava un’eccezionale resistenza alla deflorazione.
Nonostante numerosi testimoni avessero confermato la consistenza ferrea (sic!) del membro del dicannovenne Vincenzo, l’imene di Margherita non cedeva agli assalti amorosi e la giovane, ahimé, rimaneva virgo intacta. Peggio, Margherita era una “vergine non forata, che in gergo se dice coperchiata”.
Fu convocato l’apparato medico di due corti, quella Farnese e quella Gonzaga, e la giovane dovette subire la penosa umiliazione di esplorazioni e invasioni infruttuose della sua intimità. Il caso era veramente spinoso: se la duchessa non fosse stata in grado di assicurare una successione, c’era la probabilità che Mantova tornasse alla Francia.
Il matrimonio fu dichiarato nullo, alla fine, e Margherita venne chiusa in convento. Probabilmente, soffriva di ipetrofia dell’imene, e sarebbe bastata un’incisione della membrana per renderla atta alla copula e alla procreazione.
Ma tant’è, all’epoca fu più sbrigativo trascinare la principessa in convento e farle prendere il velo.
Per ironia della sorte, Margherita visse a lungo, sopravvivendo a due generazioni di Gonzaga, fino a che l’ultima duchessa, la nuora di quel Vincenzo ch’ella aveva sposato e da cui era stata ripudiata, si ritrovò senza eredi. Allora scesero i Francesi, i Gonzaga Nevers, a prendersi Mantova, portando la rovina e la distruzione, insieme alla peste, come ci ha raccontato Alessandro Manzoni ne “I promessi sposi”.

La storia, completa di una brillante analisi di storia della medicina, si può trovare qui.

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