martedì 11 agosto 2009

La mano dell'organista di Gabriele Prinelli




La storia può essere raccontata da molti punti di vista, e in molti modi. Nel suo romanzo d'esordio "La mano dell'organista", Gabriele Prinelli ha scelto di raccontare la sua storia attigendo alle voci, ai colori e alla tavola. Nei primi decenni del 1800, quando ancora sono forti gli echi della dominazione napoleonica, i famosi costruttori d'organo, i fratelli Serassi, inviano Gaspare nella cittadina di Melagnano per riparare il vecchio organo che ha smesso di suonare un paio d'anni prima, in una fatidica giornata che tutti ricordano come mirabile e tremenda. Smontando le canne dell'organo, Gaspare trova cinque ossa, che dapprima attribuisce a qualche piccione rimasto incastrato nelle canne. Ma non sono le ossa di un piccione, come scopre il protagonista di fronte a un gustoso piatto della locanda de "Le tre T" del bizzarro Tano Le Turc, ma sono le ossa di una mano. Da qui iniziano rocambolesche vicende che vedranno Gaspare al centro di malintesi e pettegolezzi, di mezze parole e mezzi sorrisi, fino al raggiungimento della soluzione del dilemma.
La penna lieve dell'Autore tratteggia personaggi animati dalla acuta, a volte diffidente saggezza del popolo in un turbinio di vicende sospese tra realtà e racconti fantastici della tradizione.
Un romanzo in cui i toni ironici prevalgono su quelli più cupi e gravi del genere noir, e che sa regalare al lettore il godimento di una storia avvincente, ricca di suspance, e condita da un romanticismo piacevolmente rétro.

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