giovedì 9 luglio 2009

NERO FOLLIA- L'occhio più blu di Tony Morrison


Ogni notte Pecola Breedlove prega di avere gli occhi azzurri. Nessuno, in undici anni, si è mai interessato a lei. Vuole essere un bellissimo fiore, e invece si sente un soffione, una comune erbaccia che impesta i campi della sua terra. Ma se avesse gli occhi azzurri, tutto cambierebbe. I genitori smetterebbero di litigare, il padre la finirebbe di ubriacarsi. Tutti - ne è sicura - la troverebbero, di colpo, bellissima. Come la bambina bianca nella pubblicità delle caramelle, come Shirley Temple.

"The bluest eye", l'occhio più azzurro, è stato scritto nel 1970 dall'autrice afroamericana Tony Morrison, premio Nobel per la letteratura nel 1993.

Vittima dell'indifferenza, e dello spietato sguardo degli altri - i bianchi come i neri, tutti vittime del pregiudizio -, la piccola protagonista si trova stretta in una morsa di assoluta e fatale disperazione.

Pecola scopre di portare in grembo il frutto delle incestuose attenzioni del proprio padre. Perde il bambino. A questo punto, l'unica soluzione per sopravvivere è fuggire. Fuggire da sé, dalla miseria, dai campi di soffioni. Si ritrova, Pecola, nella scatola della follia, che la convince che il miracolo finalmente è accaduto e che i suoi occhi sono davverro azzurri, anzi azzurrissimi e risplendenti come la acque del mare e come i petali del fiordaliso.

Esiste veramente il tacito compiacimento dello sguardo degli altri, del nostro stesso sguardo, nel constatare la miseria del prossimo, nell'osservare senza aiutare?

L'interrogativo percorre implacabile la pagine di questo esile ma dolorosissimo libro, in cui l'Autrice ci dipinge un mondo su cui l'attenzione di noi tutti si deve posare.


Perché alla fine, sui campi di soffioni percossi dal vento, la speranza può spegnersi e può essere, davvero, troppo tardi.

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