lunedì 20 luglio 2009

LA SCIENZA DIETRO IL ROMANZO

Il post di oggi, per quanto possa sembrare autoreferenziale, è in parte il racconto di come è nata l'idea su cui si basa "I diavoli della Zisa". Innanzi tutto, l'idea nasce da una serie di articoli letti sulla rivista edita dall'Accademia Jaufré Raudel, di studi medievali. Il lavoro svolto dall'associazione è veramente affascinante, in particolare quello della sezione "Medicina del Medioevo". Per dare vita al passato si integrano competenze tra loro diverse: il nutrizionista, il genetista, l'esperto di diagnostica per immagini lavorano fianco a fianco. A volte, è possibile ricostruire le efferate vicende che regolavano la successione all'interno di casate nobiliari. In alcuni casi, complessi software consentono di ricostruire il volto di scheletri, teschi scarnificati dal tempo, a cui la scienza restituisce un'identità.
Il DNA, con le più avanzate tecniche di analisi non solo del DNA nucleare ma anche di quello mitocondriale, consente di individuare parentele, appartenenze a gruppi etnici e movimenti migratori anche a distanza di moltissimi anni.
La scienza viene dunque non solo in soccorso dei sofferenti ma diviene la chiave per indagare il passato e cercare di sciogliere enigmi insoluti, celati da sepolcri su cui i secoli hanno depositato strati e strati di polvere. Ovviamente, la ricostruzione scientifica non può prescindere dalla conoscenza storica cosicché passato e presente si devono sovrapporre e devono trovare, per una corretta interpretazione, un perfetto incastro.

Questa è l'avventura alla base del racconto de "I diavoli della Zisa". La narrazione si svolge su due piani paralleli tra loro, il passato e il presente, fino a quando la ricerca paleoantropologica consente di aprire un varco attraverso le nebbie del tempo per poter gettare nuova luce su antichi misteri.





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