martedì 21 febbraio 2012

SANGUE GIUDEO, da domani in libreria. Intanto, il booktrailer


Cari amici, nuovo libro e nuova emozione. Da domani, 22 febbraio, farà la sua comparsa nelle librerie italiane il mio nuovo romanzo "Sangue giudeo". Tralascio la sinossi, che ho già pubblicato e che comunque trovate qui. Vorrei dirvi in due parole, invece, come è nato il libro.
Innanzi tutto, è un racconto su Roma. Ho immaginato e scritto la storia in un periodo in cui vivevo lontano dalla Capitale e in cui ne avevo molta nostalgia. Quella del libro non è la Roma dei giorni nostri, ma quella del Cinquecento. Il racconto prende le mosse nei quartieri dei giudei (a quel tempo, ai primi del '500, non esisteva ancora il ghetto ma gli ebrei erano confinati in alcuni rioni: Tratevere, rione Regola e Sant'Angelo), con il ritrovamento del corpo di una fanciulla. In veste di investigatore, ancora una volta lo speziale Tiberio. Durante l'esame necroscopico, il medico scopre che la giovane è stata uccisa con un potente veleno. Visto che a quel tempo era prigioniera dei Borgia la bella e intrepida Caterina Sforza, eccellente alchimista, ho pensato che potesse interagire con Tiberio e aiutarlo a mettersi sulle tracce dell'assassino. Sullo sfondo della trama "mistery" ho accennato anche al tormentato rapporto amore - odio tra Cesare Borgia e Caterina Sforza.
Sangue giudeo vede la luce a due anni e mezzo di distanza dal mio ultimo romanzo, L'arcano della papessa. Mi è costato un anno e mezzo di ricerche e stesura e quasi un ulteriore anno di revisione, anche abbastanza sostanziale, grazie alla guida degli editor della Leone. Il risultato tra poco sarà nelle mani di vorrà leggerlo... Nel frattempo, vi lascio il booktrailer:



giovedì 9 febbraio 2012

ARRIVEDERCI AMORE CIAO - L'ANTIBUONISMO DI MASSIMO CARLOTTO


Arrivederci amore, ciao” è la colonna sonora, una sorta di malinconico leitmotiv, che si snoda lungo le sequenze di questa opera cinematografica, datata 2006, per la regia di Michele Soavi. La storia è tratta dall'omonimo romanzo di Massimo Carlotto.
Il protagonista, Giorgio Pellegrini (interpretato da Alessio Boni), è un ex terrorista in latitanza in Sud America. Sin dalle prime scene Giorgio dà prova della sua spietatezza e fredda con un colpo di pistola il proprio compagno di lotta politica e prigionia, Luca, per poter ottenere un passaporto e fare ritorno in Europa. Approda in Francia, a Parigi, dove si mette in contatto con i membri della propria organizzazione. Vuole fare ritorno in patria per potersi riabilitare e condurre un’esistenza normale. Ottiene che il processo venga riaperto. Il delitto commesso da Giorgio viene confessato da un affiliato dell'Organizzazione già condannato all'ergastolo. Per il protagonista solo una condanna a due anni di reclusione. Poi, la libertà.

Ma i guai iniziano appena Giorgio esce di galera. Dopo un primo tentativo di vivere onestamente, Giorgio viene irretito da un ex compagno di cella e finisce in un giro malavitoso di droga e prostituzione. Complice di questa sua discesa negli inferi è un poliziotto corrotto, il commissario Anedda (Michele Placido), conosciuto durante la permanenza in carcere.
Dopo aver sparso parecchio sangue e aver consumato una torbida passione con Flora (Isabella Ferrari), Giorgio decide di impiantarsi nel Nordest dove apre un ristorante e gode della protezione di un politico locale.
Qui conosce Roberta, innocente e ingenua ragazza di provincia. I due arrivano alla soglia del matrimonio. Ma il passato di Giorgio si riaffaccia, suscitando i sospetti di Roberta. La giovane comincia a fare troppe domande. A sue spese scoprirà l’altra faccia dell’uomo di cui si è innamorata.

Di Michele Soavi, molti molti anni fa avevo visto il fumettoso film “Dellamorte Dellamore”. Mi era piaciuto. E mi è piaciuto anche “Arrivederci amore, ciao”. Bella la fotografia, bellissima l’atmosfera cupa e tensiva che percorre tutta la vicenda. Molto credibile Alessio Boni, con la faccia d’angelo cattivo, gli zigomi duri e la parlata bergamasca, che riesce bene a esprimere l’ambiguità del personaggio. Bravo, ma questo ce lo aspettavamo, anche Michele Placido che sa calarsi con sorprendente naturalezza in personaggi caratterizzati da una viscidità ripugnante (qui, ma anche ne La Sconosciuta di Tornatore). Molto adatta anche Isabella Ferrari, bambola di gomma che pare senza identità e capacità volitiva ma che alla fine, inaspettatamente, riesce a manifestare un improvviso impeto di dignità. Del tutto inadeguata e dissonante la scelta dell’attrice Alina Nedelea, che dovrebbe dare il volto alla innocente Roberta, ma che esprime l’ingenuità attraverso un immoto sorriso plastico.
In ogni caso il film di Soavi rappresenta una bella prova del cinema italiano, la suggestiva trasposizione di una storia nera dove, una volta tanto, allo spettatore viene risparmiato uno stucchevole quanto irrealistico happy ending.

sabato 4 febbraio 2012

ELOGIO DELLA LENTEZZA - Passaggio segreto di Alberto Ongaro

Penso ormai tutti lo sappiano. Roma, come gran parte della italica penisola, è immobilizzata sotto la neve. In questi momenti, in cui le nostre frenetiche attività giocoforza si interrompono, ci accorgiamo che il mondo, con nostro grande stupore, continua nel suo moto di rotazione e rivoluzione anche senza essere sospinto dalla nostra fatica quotidiana. Ci rendiamo conto che si può fare la spesa anche andando a piedi (ebbene sì, ho detto proprio a piedi).

Ecco, in questi giorni di freddo neve e gelo, consiglio di prendere in mano un libro che aiuti a riscoprire il valore della lentezza. Per me è stata l'occasione di leggere Passaggio segreto di Alberto Ongaro, classe 1925, eccellente scrittore, giornalista e fumettista (per la biografia vi rimando a wikipedia). Si tratta di un romanzo che si snoda attraverso sette storie.
Il primo racconto dà l'impronta all'intero romanzo. Il conte Bonafede, splendido aristocratico veneziano, trascorre le sue giornate tra decadenti caffé e la imponente biblioteca del suo palazzo. Tutto fila liscio come l'olio quando, quasi per caso, si imbatte in un libro di Jan Reskov, uno scrittore cecoslovacco trapiantato a Parigi. Il titolo del fatale volume è, appunto, Passaggio segreto. Bonafede, scorrendo le pagine, si rende conto che il romanzo di Reskov non è altro che il resoconto della sua propria esistenza, nei minimi dettagli (caffè decadenti e letture in biblioteca comprese), come se il romanziere cecoslovacco stesse spiando ogni suo movimento. Bonafede, tormentato dal sospetto e roso dalla curiosità, decide di recarsi a Parigi, sulle tracce del misterioso autore. Ma Reskov si rifiuta di incontrare Bonafede. Allora il conte, approfittando dell'assenza dello scrittore, si introduce nella villa di Reskov per leggere il suo prossimo, ancora inedito manoscritto. L'epilogo del manoscritto coinciderà, tuttavia, con l'epilogo dell'esistenza di Bonafede.
Non anticipo il contenuto degli altri capitoli, apparentemente indipendenti l'uno dall'altro. In realtà, ci sono due personaggi, un signore sessantenne con i capelli brizzolati e una donna elegante di mezza età, che percorrono tutte le storie, spesso in ruoli defilati, ma che alla fine convergono come se i loro destini fossero legati da un filo invisibile.
Non un libro facile, ma un romanzo scritto con talentuosa maestria, in grado di evocare piuttosto che narrare. Personaggi quasi intrappolati in una labirintica introspezione, invischiati nelle proprie congetture, vittime di un architettura che tende a conflagrare e a soffocarli. Si tratta, in fondo, di un'umanità marchiata dall'"indelebile impronta della vita", che si estenua nel vano tentativo di salvarsi, di dare una svolta a una realtà dove "tutto era gia' accaduto o doveva ancora accadere".

domenica 29 gennaio 2012

Neraintervista- Scacco al Re del Thriller: Mario Mazzanti


Mario Mazzanti è, come me, un medico che coltiva la passione della scrittura. Nella nota biografica sul sito della Leone editore, si definisce un "“maledetto toscano nato per i casi della vita a Milano". Il suo romanzo d'esordio Scacco alla Regina, di cui potete leggere la mia recensione qui, è stato il best seller della casa editrice, con oltre cinquemila copie vendute in meno di un anno.
Mario si è gentilmente prestato a rispondere alle domande della neraintervista.


Come nasce la tua attitudine alla scrittura e come si struttura: segui un'intuizione o costruisci uno schema prestabilito?

In realtà non so come mi sia nata la voglia di scrivere: è una domanda che mi son sentito fare spesso e che altrettanto spesso mi sono posto anch’io… ma non so dare una risposta compiuta: semplicemente un giorno ho acceso il pc e ho iniziato a scrivere una storia. Io scrivo thriller e polizieschi, letteratura di genere: non ho messaggi da trasmettere o un bisogno impellente di “dire” qualcosa… tutto nasce da un’idea che generalmente è il meccanismo “giallo” che sta alla base e che si rivela solo nelle ultime pagine, poi nascono i personaggi con le loro caratteristiche peculiari, e poi… piano piano la storia si costruisce e tutto va a posto senza ci siano schemi prestabiliti.


In "Scacco alla regina" ho notato un'impostazione molto "internazionale": potrebbe essere ambientato a Milano, come a Roma o New York. Quanto le tue letture hanno influenzato questo aspetto del romanzo?

Io non sono un grande lettore di thriller, ma fra quelli che leggo preferisco ampiamente quelli di oltreoceano e più in generale quelli dove l’ambientazione e l’aspetto psicologico dei personaggi non prevale sulla trama poliziesca della storia; inoltre penso che al lettore debba essere lasciata un’ampia possibilità di immaginazione. Per questo Scacco alla Regina non è ambientato in una città specifica e le descrizioni fisiche dei personaggi sono scarsissime.

Greta Alfieri è una giornalista senza scrupoli, la regina a cui si fa riferimento nel titolo, e si può considerare forse la reale protagonista della vicenda. Lo psichiatra Claps, pur rivestendo un ruolo fondamentale, rimane un po' defilato. Come sono nati questi personaggi?

Naturalmente sono entrambi personaggi di pura fantasia; con Claps, psichiatra esperto nelle analisi comportamentali, ho cercato di rappresentare, con il suo riflettere, con la sua ricerca di un’empatia con gli ambienti e la scena del crimine, il ritorno ad un tipo di indagine più “mentale” rispetto a quella iper tecnologica tanto di moda ai giorni nostri. Quanto a Greta, come persona, cambia molto nel corso della storia travolta dalle vicende: ritengo anch’io che possa considerarsi il personaggio centrale, un personaggio ricco di chiaro-scuri come si addice alla società di oggi dove troppo spesso il “”potere” nelle sue varie forme è considerato il traguardo da raggiungere.


Il tuo prossimo romanzo "Nella tana del lupo" uscirà a marzo per i tipi della Leone. Un thriller ambientato nel mondo accademico della psicologia. Quanto conta la tua formazione/esperienza professionale nella scrittura?


Ho passato diversi anni a frequentare quel mondo, anzi a un certo punto la psicoterapia era diventata un’opzione professionale… poi ho preso altre strade.

E adesso raccontaci cosa bolle in pentola...

Per Leone ho già consegnato “Il segreto degli Humiliati” che credo possa essere pubblicato nei prossimi mesi; non è un thriller, si tratta di un poliziesco in un certo senso “storico” in quanto le ragioni di un delitto dei giorni nostri, nascono da un antica vicenda sviluppatasi tra la Monza del 1250 e la Milano del 1576, anno della peste durante il vescovato di Carlo Borromeo. Inoltre sto lavorando a un nuovo thriller e a una spy-story “all’italiana” dove s’intrecciano politica e grandi interessi economici.



Grazie a Mario per la sua disponibilità. Se volete leggere l'anteprima del suo prossimo romanzo, potete cliccare qui.

sabato 14 gennaio 2012

IL FLOP DEI SEQUEL OVVERO IL LIBRO DELLE ANIME DI GLENN COOPER


Lui, Glenn Cooper, ha sbancato con il suo libro d'esordio "La Biblioteca dei morti". Pur non avendo scritto alcun commento su questo blog, il romanzo è stato una delle più gradevoli letture della scorsa estate. Una trama originale, che si dipana tra passato e presente, con diversi colpi di scena.
Sulla scia di questa esperienza positiva, mi sono lanciato con il sequel "Il libro delle anime". In breve, la vicenda: al negozio di un vecchio antiquario appronda un antico manoscritto, di cui Lord Cantwell, aristocratico inglese con molti quarti di sangue blu e pochi quattrini, ha deciso di disfarsi. Il volume va all'asta e per entrarne in possesso si scatena una vera e propria gara a colpi di sterline tra Malcom Frazier (agente governativo, vecchia conoscenza per chi ha letto il primo libro) e un misterioso acquirente di New York. Sarà proprio quest'ultimo ad aggiudicarsi il libro, che non è altro che un prezioso esemplare dei numerosi tomi della Biblioteca di Vectis. Nella Biblioteca lavoravano strani veggenti, dagli occhi verdi e capelli rossi, in grado di prevedere la nascita e la morte di ogni individuo che fosse venuto al mondo fino al febbraio 2027. L'elenco infinito di date si interrompe, infatti, proprio al 09.02.2027. Per scoprire il segreto dell'unico libro superstite della immensa biblioteca dei morti e per capire il significato della fatidica data, viene ingaggiato il gagliardo Will Piper, un tempo agente FBI e brillante profiler, e ora baby pensionato e neo papà. Will, sovvenzionato proprio dal "misterioso acquirente", inizia un percorso di indagine che lo porterà in Inghilterra, proprio nell'abitazione di Lord Cantwell. La storia del libro si intreccia con quella di personaggi storici del calibro di Shakespeare e Nostradamus. Mi fermo qui, per non rovinare la sorpresa a chi volesse cimentarsi con la lettura.
"Il libro delle anime" è un romanzo ben scritto, scorrevole, e fino a un certo punto anche avvincente. Ho apprezzato "la caccia al tesoro", cioè la sequenza di enigmi che Will Piper è costretto a risolvere per venire a capo del mistero. Dopo i primi 2/3 della lettura, il clima tensivo si scioglie e il romanzo tende ad assumere i connotati di un popcorn movie. Ovvero, prevalgono le scene di inseguimento e i morti ammazzati. Alquanto discutibile è il protagonista: Will Piper, donnaiolo e beone. Nonostante il suo pessimo carattere, ogni donzella (purché abbia le curve di Miss America, altrimenti lui neanche ci fa un pensiero su) non può fare a meno di resistere al (cito quasi testualmente) "magnetismo dei suoi occhi blu". Insomma, se "La biblioteca dei morti" si colloca come un romanzo di prim'ordine, il sequel "Il libro delle anime" si può considerare al massimo una lettura gradevole, con alcune pecche, ma sicuramente un testo non imprescindibile.